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Fantasia di elzeviri. Per una rinascita dalla Pandemia

Elzeviro
nostalgia di terza pagina
Atlantide perduta
gioiello di esegesi tra riflessione e invenzione…

Comunica con leggerezza
oggi e in futuro
in forme nuove il cuore antico.

(Lorenza Rocco, da Congedo)

Elzeviro come forma di scrittura, nostalgia del passato, celerità leggera a chiarificare la realtà lampeggiante al lettore nel coinvolgimento di una verità fulminea. Ecco Fantasia di elzeviri, ristampa aggiornata dei tipi di Kairòs Edizioni, (giugno 2020), nuova preziosità di Lorenza Rocco Carbone, saggista e critica letteraria di chiara fama con all’attivo molti libri di successo: basti ricordare la trilogia su Elsa Morante, vincente cifra del romanzo-saggio, i volumi su Matilde Serao, l’acume e la sensibilità nella rivisitazione di personaggi illustri. Anche Direttrice di Sìlarus, Rassegna bimestrale culturale molto considerata e dal respiro internazionale, fondata all’inizio degli anni Sessanta e tuttora nella sua bella veste cartacea pur nel prevalere del digitale, Lorenza segue le orme del fondatore suo padre, il poeta Italo Rocco, autorevole voce della Poesia religiosa del ‘900, di cui leggiamo i significativi versi delle due poesie inserite nel libro: L’ego, esemplificazione lirica del narcisismo, ab ovo nell’essere umano presente, che solo la grazia può ridimensionare, e Gli altri, dove in un pacato discorrere viene colta la superbia, eredità luciferina tanto distante dalla fratellanza auspicata.

E della nuova pubblicazione di Fantasia di elzeviri (la precedente è del 2012) la stessa autrice già nel sottotitolo dà la motivazione, Per una Rinascita dalla Pandemia, vale a dire dalla sofferenza e dal dolore che il Covid 19 continua a provocare alla società globalizzata, la nave sanza nocchiere in gran tempesta di dantesca memoria, già da lungo tempo ormai in balia del Nulla. Una società caratterizzata da quanto il filosofo Martin Heidegger definiva “pensiero calcolante” che espelle ogni altro pensiero, anche quello della soggettività nel dare valore esclusivamente alle cose, al mondo della tecnica che è distante dal mondo della vita.

Una società affetta da jet lag per gli eccessivi impegni, che deve, per sentirsi esistente, seguire il frenetismo, così false realtà prendono il sopravvento totalizzando la vita umana. Nella contemporaneità corpo- psiche- spirito non sono più in relazione: nel prevalere il corpo aggredisce sé stesso e la psiche diviene sofferente mentre la spiritualità evapora oppure resta in superficie, più non risiede in interiore animo. E se prima di questo ‘anno terribile’ l’essere globalizzato non guardava al futuro perché ritenuto già ingestibile, ancor più non vuole prefigurarselo oggi con l’esperienza della pandemia. Una società che, avendo da lungo tempo dimenticato il gnothi seauton, vale a dire quel ‘conosci te stesso’ per riconoscerne la limitatezza e finitezza, è costretta ora a fare i conti con il virus aggressore.

Ed ecco, dopo il monologo su Amore e Amicizia, dopo l’ Elogio del silenzio e l’ Elogio della Solitudine, la beata solitudo con cui per la Rocco si attinge “l’Assoluto nelle forme più alte: Arte, Religione, Filosofia”, dopo l’auspicio del Ritorno alla lentezza e il Monologo della pazienza, l’invito è a colei “che resta in fondo all’orcio”, alla Speranza che per Leopardi “non abbandona l’uomo neppure dopo accadutogli una disgrazia la più diametralmente opposta ad essa speranza e la più decisiva”.

Fantasia di Elzeviri di Lorenza Rocco Carbone, una disamina giammai arida della nostra contemporaneità dolente, una sollecitazione a meditare su questo tempo triste, mentre offre ancora la luce della Speranza all’Umanità in pena.

Recensione
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