Servizi
Contatti

Eventi


La gioia della scrittura

La gioia della scrittura di Lorenza Rocco Carbone al “Premio Strega 2021”

Gioia della scrittura era un tempo quel foglio di carta che, nel riempirsi dei pensieri di chi scriveva, operava in lui la scoperta del proprio sé aiutandolo a stare meglio. Un piacere che, pur permanendo ancora attraverso la digitalizzazione, sembra, però, essere stato da questa ridimensionato, oppure aver imboccato altra forma, quella di un piacere “liquido” anch’esso, come ogni cosa nella presente società.

La saggista Lorenza Rocco Carbone, attraverso la sua accattivante penna con cui in armonia fonde l’analisi di vita e opere, ci porta alla scoperta della gioia della scrittura in Michele Prisco (Torre Annunziata 1920 – Napoli 2003), da lei molto approfondito e stimato, con cui ebbe anche frequentazione nel corso di presentazioni e convegni dei quali ci ha lasciato memoria. Basti ricordare il suo Incontro con l’autore Michele Prisco 1) dove attraverso lettere, saggi, interviste e presentazione di romanzi ricostruisce la lunga storia del suo incontro con Michele Prisco.

Ed è quanto mai appropriato per questo suo nuovo libro il titolo La gioia della scrittura cui aggiunge Il giallo del libro dimenticato: un ritratto romanzesco di Michele Prisco proprio per l’amore, da giovanissima età, di Michele Prisco sia per la lettura di opere letterarie italiane e anche di romanzi francesi, russi, inglesi e statunitensi di cui era ricca la biblioteca paterna, sia per quel raccontare che, iniziato ben presto, lo accompagnò tutta la vita facendogli dimenticare la Laurea in Legge voluta dal padre per seguire la tradizione familiare.

Si sarebbe immesso così, oltre che nel mondo letterario, in quello del giornalismo con articoli pubblicati su vari giornali, pure su Il Mattino e sul Corriere della Sera. Come per gli altri romanzi-saggi (ricordiamo quelli su Matilde Serao 2) e su Elsa Morante) 3) anche per questo la Rocco ha adottato la cifra narrativa e concettuale vincente, facendo seguire, con le sue pregevoli abilità di scrittrice, al piacere di colui che ha scritto quello del lettore agilmente portato alla conoscenza dello scrittore Michele Prisco, voce significativa nel panorama della narrativa italiana del secondo Novecento.

Un genere, quello del romanzo-saggio, che, attivo già nell’ultimo Ottocento, raggiunge il culmine dopo i disastri delle due guerre mondiali, dato che con esso meglio emerge quanto l’autore ha nella psiche dei personaggi scandagliato. È quel che pone in rilievo la Rocco nei personaggi delle opere di Michele Prisco, scrittore che, accanto al recupero memoriale, scandaglia la decadenza morale della borghesia vesuviana, l’ambiguità dei sentimenti, la indolenza esistenziale e al tempo stesso la violenza contenuta, presente anche in anime non sospette dalle quali pure può prorompere la tragedia.

E la natura con la meraviglia dei suoi spettacoli accompagna i diversi momenti della narrazione. Lorenza Rocco Carbone percorre l’iter della produzione di Michele Prisco, dai racconti di esordio ai romanzi, tra cui Una spirale di nebbia (Premio Strega 1966), sino all’ultima produzione (Gli altri, 1999) facendo emergere la struttura sempre più complessa della narrazione che diviene sottile indagine psicologica. Dalla sua analisi, dove non mancano i riferimenti testuali, si comprende la particolare natura del realismo di Michele Prisco, carico di elementi psicologici e sociologici ma anche di istanze etiche.

Queste erano presenti in lui sin da quando, appena sedicenne, come riportato dalla Rocco, aveva su un quadernetto annotato: Scrivendo voglio arrivare al fondo dell’uomo, voglio che gli uomini leggendomi, imparino a conoscersi, e forse sbigottiti dalla loro capacità di fare il Male, ad essere più buoni. Continuarono ad accompagnare Prisco che amava definirsi un meridionale scrittore, non uno scrittore meridionale, quindi con l’intenzione di dare storie e personaggi il più possibile universali, sganciati da ogni possibile riferimento geografico e ambientale, che potessero parlare a tutti, anche ai giovani.

Vengono nel romanzo-saggio ricordati gli incontri con l’Autore, organizzati dalla Rocco al Liceo di Battipaglia dove era docente, le presentazioni di cui viene data memoria anche attraverso immagini fotografiche, e viene rilevato che sempre l’attenzione era alle stelle. Con espressioni di ammirazione riferisce delle accattivanti capacità anche oratorie di Michele Prisco, scrittore che per la Saggista traghetta la narrativa dall’800 nel territorio nuovo del ‘900, varcando i confini europei.

E nella seconda parte del romanzo-saggio si sofferma su quel “contenitore celeste” dimenticato da 50 anni nella “Casarella” di Vico Equense, rifugio estivo dello Scrittore. Serba un romanzo incompiuto lasciato lì dal 1952, quasi un giallo senza soluzione, visto che le pagine non rivivono, non si compongono in successione, non emergono alla luce. Michele Prisco non ricorda o preferisce non ricordare. L’epilogo del libro è memoria degl’incontri di Lorenza con l’amico Prisco, dello Scrittore con il mondo letterario, e poi del dolore per la perdita degli amici negli anni che, scorrendo inesorabilmente, segnano il punto alle esistenze.

Segneranno il 2003 quello dello stesso Prisco. Ci rendiamo anche conto, attraverso il romanzo-saggio della Rocco, che Michele Prisco aveva fiducia nel sopravvivere della narrativa, di quella che aveva posto la distanza dalle avanguardie, da certi clamori, dall’ école du regard. Distanza condivisa anche dall’amico Mario Pomilio, da Domenico Rea, Luigi Incoronato, Leone Pacini e Gian Franco Venè, che fecero tutti parte della rivista Le ragioni narrative (1960 – ’61) da Prisco fondata.

Difficile rintracciare nel romanzo-saggio di Lorenza Rocco Carbone il neo in Michele Prisco scrittore, sin da giovanissima età appassionato di scrittura, volto poi ad indagare la multiforme natura degli esseri umani, a cogliere l’istante del suo manifestarsi. Difficile cogliere anche il neo nella sua umanità così rispettosa degli affetti familiari e amicali, dell’etica universale. Ma ciascun essere umano, anche il migliore, non può sfuggire ad un neo, anche se piccolo, sa bene Lorenza Rocco. In Michele Prisco sembra rivelarlo proprio la sua passione per la scrittura che sovrasta il dolore della perdita dell’amico.

Si rivela in quel E ora a chi farò leggere i miei libri? che Prisco pronuncia il 3 aprile 1990 apprendendo la scomparsa di Mario Pomilio, suo alter ego. Rivelazione di un amore della scrittura che sembra andare oltre il dolore della perdita ma che lo fa rientrare nella nostra comune condizione di esseri dall’ego non perfetto, pertanto a noi vicino. E quell’ego ci parla ancora attraverso le opere, indagine del “guazzabuglio del cuore umano” che va oltre il momento, attraverso la fascinosa rivisitazione di Lorenza Rocco Carbone, Weltanschauung da pagine e vita.

1) Lorenza Rocco Carbone, Incontro con l’autore Michele Prisco, Massa Editore, Napoli 2000.
2) Lorenza Rocco Carbone, Cara Matilde, La Serao, la scrittura e la vita, Kairòs Edizioni, Napoli 2008; edizione aggiornata 20017 (Primo Premio “I Murazzi”).
3) Lorenza Rocco Carbone, Il mondo salvato dai ragazzini. Elsa, la vita come un romanzo, Kairòs Edizioni, Napoli 2015; edizione aggiornata 2020.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza