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Libere dentro  / Donne libere dentro

Donne e uomini, per ritenersi davvero liberi, debbono imparare ad essere liberi dentro. Realizzare la libertà da catene interiori richiede molto impegno da parte di tutti, particolarmente delle donne che sembrano geneticamente quasi strutturate a una non libertà, pertanto più faticoso si presenta il cammino per raggiungere quanto Virginia Wolf per sé dichiara: Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente.

E, a ricordare Montesquieu, la libertà, a parte la fisica anche quella interiore, è essenziale perché solo essa può far godere di ogni altro bene. Annuncia donne libere dentro Maria Grazia Galati, nata a Milano da padre salentino, giornalista pubblicista italo-lussemburghese, autrice di due raccolte di racconti che hanno riscosso successo: “Libere dentro. Racconti di donne del Sud” (prima edizione 2008 Edizioni del Grifo, nuova edizione 2022 PassaParola Editions, pp. 70, € 15,00) e “Donne libere dentro. Nuovi racconti” con Prefazione di Maria Luisa Coldognetto (PassaParola Editions 2022, pp. 87, € 20,00). Da qualche secolo le donne avanzano in ogni campo, sempre più anche in letteratura, pertanto le figure femminili vengono analizzate da scrittrici, a esempio, Elizabeth Bennet da Jane Austen, Jane Eyre da Charlotte Bronte, Rossella O’Hara da Margareth Mitchell.

        

Così tante altre, lunga lista nei decenni a noi più vicini. Ci si chiede: c’è differenza tra scrittore uomo e scrittore donna? Alcuni mostrano una certa resistenza nell’apprezzare le scrittura femminile: Vladimir Nabokov diceva di essere prevenuto contro tutte le scrittrici, per lui appartenenti a un’altra categoria, quella priva dello sguardo globale, totalizzante. Ugualmente Milan Kundera. Ma anche una scrittrice, Nina Berberova cominciò ad analizzarsi, a ritenere di doversi correggere dopo essersi conosciuta. La donna è, in linea di massima, gli affetti e i sentimenti, le insicurezze e i turbamenti, è la casa e tutto ciò che ad essa appartiene, di tutto questo vive e patisce, si emoziona predisponendo quanti sono in consonanza ad emozionarsi.

In primo piano nelle due sillogi di Maria Grazia Galati figure femminili, donne che, come da sempre è successo (oggi ancor di più proprio per la consapevolezza delle proprie capacità cui la donna, anche quella del nostro Sud, è pervenuta, per la non accettazione maschile del mutamento), si trovano a vivere situazioni difficili, rapporti anche frustranti, persino violenti in un ambiente familiare immaginato protettivo, in rapporti d’amore non corrispondenti a quelli sognati. Le donne dell’Autrice sanno, però, anche lottare per essere libere, sono intraprendenti e decise, vanno, pur nella sofferenza, alla ricerca di opportunità e si fanno strada. Il Salento, che l’Autrice ama anche per l’origine paterna e le sue memorie, oltre che per averlo visitato, diviene per le figure femminili presenti nelle sue sillogi, il lembo d’Italia dalla natura coinvolgente nella bellezza particolarmente del mare, il mito cui volgere a ristoro l’anima nella lontananza, in quel Nord positivo sotto altri aspetti, nella Milano che si fa liberazione e realizzazione.

E se la vita sottopone a perdite di dolore immenso, insopportabile al punto da volere la fine di sé stessa, è proprio quel Sud con tutto il bagaglio di memorie care a far nuovamente cantare il peana alla vita, come nel racconto “Maria”. “In Agata e Pinuccia”, però, neppure l’incanto del mare stupendo riesce a salvare, Eros e Thanatos diventano tutt’uno nell’ abbraccio: Agata era robusta, forte, ma Pinuccia la colse di sorpresa e la sua amante non fece in tempo a reagire, non riuscì a trattenerla. Le stava abbracciata e volò giù con lei. Giù, finalmente insieme, per sempre nel loro ‘altrove’. Non può la bellezza salvare perché Eros non è Agape, è possesso, lo è anche fra due donne, diremmo quasi una ossessione che, non ammettendo quindi per l’altra parte svolte, si fa Thanatos.

Nelle due sillogi narrative, corredate anche da delucidazioni culturali e da un glossario di espressioni del vernacolo salentino presenti nei racconti, c’è quel che Maria Grazia Galati nella Introduzione alla seconda raccolta dice di amare nello scrivere: il racconto, la descrizione di luoghi, situazioni ed emozioni, la narrazione, l’introspezione di personaggi, l’analisi di azioni e sentimenti.

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