Servizi
Contatti

Eventi


Segreti di pietra

Piano i tuoi occhi videro:
un cielo dipinto di pioggia
la lettera del Poeta
la ragazza persa e ritrovata
nella desolata brughiera.

(M. R. Surico, stralcio da Inizio)

In esergo il rivelarsi della Poesia come servatrix di un’esistenza che è in attesa di dare senso al suo vagare. E l’eureka del soggetto è, in ogni campo, anche spiraglio a cogliere le affinità. Così, in poesia e nell’arte, la predilezione per un determinato autore o per un artista rivela la vicinanza di un’anima alla ermeneutica esistenziale dell’altro, alla sua estetica, anche se i percorsi sono connotati poi da quella libertà cui non si rinuncia.

La silloge lirica Segreti di pietra di Maria Rosaria Surico, seconda raccolta (la prima, Suite celtica, è stata, sempre da Wip Edizioni, pubblicata nel 2012) con liriche recitate in spettacoli a Bari e nella Valle d’Itria, presenta già nell’immagine impressionistica della copertina, Lungo l’Ofanto di Giuseppe De Nittis (da guardare nella sua interezza per cogliere la fascinosa bellezza della natura di un paesaggio solitario che da nulla di estraneo appare contaminato), la tensione della nostra autrice verso quella beata solitudo et pretiosa humilitas che l’attento Editore ha colto.

E sono ugualmente rivelatori i riferimenti ad autori, in massima parte stranieri e accomunati da visioni sotto diversi aspetti problematiche, preposti ad annunciare le cinque sezioni in cui è stato suddiviso il percorso lirico e che potremmo sintetizzare in: amore per il Sud (Vittorio Bodini), la poesia come consolatrice (Emily Brontë), l’”umida speranza” (Vislava Szymborska), la quotidiana risorsa della scrittura (Jorge Luis Borges), il rinnovarsi dell’esistenza attraverso il pensiero poetante (Seamus Heaney).

Sono riferimenti delucidatori dell’amore della nostra Poetessa verso “la terra delle pietre”, dove è cresciuta e dove tutto è “inevitabile”, verso un vissuto rivisitato in immagini di lontananza che si colorano ora di un so che di fiabesco, ora di rimpianto per quel che non visse nella pienezza della gioia, per le consolazioni non ricevute, per quelle non date o date a metà, per la ribellione ad una routine che la giovinezza non tollera. Ma “la terra delle pietre” è connotata anche da fatica, e per essa il rispetto si veste quasi di sacralità (“dove i vecchi sono curvi e straziati come gli alberi… dove mani e braccia di donna / cotte di sole danzano…), da quell’ “inevitabile” che è moira, fissità di una legge la cui accettazione è misura di saggezza, da una semplicità che è forza di vita (“vie erbose / per passi / cadenzati e forti / di millenni”).

Una semplicità presente anche nella tensione verso la bellezza, non la prorompente e impositiva, ma l’ascosa e quasi timida che solo una sensibilità raffinata sa cogliere, come in Rosa canina, i cui versi sono stati incisi sulla pirografia del Premio Letterario “Il sentiero dell’anima” 2017, oltre ad essere tradotti in diverse lingue. Talora, come in L’Acqua la Pietra la Murgia la strofa sembra procedere con cadenza biblica: “Con grandi mani nodose / un uomo / prese una pietra: / e fu arma, / muretto / rifugio. / Con lunghe dita pazienti / prese un seme: / e fu grano, / vino / olio. / Scrutò il cielo e / accettò i doni / del gelo e del sole. / Amò per sempre / l’acqua e la pietra / della sua Murgia”.

Il tempo si ferma a quel principio che diviene presente e futuro dell’essere che nell’amore il positivo coniuga al negativo. Maria Rosaria Surico, studiosa di letteratura inglese, ama il sole e la pietra della sua terra ma anche le nebbie britanniche, le ha tante volte visitate per quell’affinità che la calamitava lasciandole segni indelebili. E non può non prediligere le sorelle Brontë, Charlotte Emily Anna, anime luminose fra le nebbie, romanticamente anelanti alla schilleriana libertà nella società vittoriana che ammetteva per le donne solo ruoli familistici e domestici.

Non può non avere memoria del loro fratello Branwell, l’artista che delle tre sorelle ci ha lasciato un ritratto, cui dedica Corrispondenze, breve racconto che si tinge di mistero. Ama Emily, sensibilità particolare in una natura selvaggia e ribelle come la brughiera, per la quale parlano gli sguardi, i gesti, parla ciò che dentro resta sentimento forte. Anche per la nostra autrice i sentimenti parlano, si fanno versi in cui il tempo, la kantaniamente “forma a priori della sensibilità”, esiste nell’unica dimensione possibile, che non è il presente, né il futuro, ma quel passato impresso nella mente e nel cuore, come si coglie in questa silloge, in Maestrale d’estate, lirica di epilogo: “Quando sarà cupo / il cielo della nostalgia, / quando sarà rabbia / l’assenza degli amici, / quando sarà rimorso / la lontananza dalle strade familiari, / allora so / che mi restituirai / il maestrale d’estate / le case abbagliate di sole / lo sguardo fermo e asciutto / di mia madre”.

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza