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La chiave del tuo poetare è già lì nel titolo, Lilia: Come goccia di vetrata.

Una goccia di poesia, si badi bene, che scende "a sbrindolón", a zonzo, non su di un normalissimo vetro, ma su di una vetrata, cioè su di un insieme di vetri predisposto per meglio illuminare e decorare artisticamente un ambiente.

E la goccia della tua poesia è proprio lì che scende, Lilia, sulla vetrata dell'anima, e lì scarta all'improvviso, s'addensa, si sofferma, sembra pulsare, lì, dove i colori-sentimenti sprigionano in baratto con la luce delle passioni le emozioni più intense. E' una goccia che scende proponendo a manciate afflati di ricordi da condividere con il lettore, impronte tue che paiono quasi prendere sotto braccio il passato di ciascuno per incamminarsi insieme lungo il percorso di un vivere che propone un unico orizzonte.

I versi, intrisi d'espressioni pregne di vigore, portano agli orecchi una musicalità gradevole e avvincente, che risuona piacevole anche là dove talora il sentire si fa cruda introspezione "E se il declino fosse solo questo arrosto bruciacchiato senza preavviso.... ", o tremenda, amara preveggenza, come nella parte a chiusa "Endecasillabo ultimo".

Anche questo tua ulteriore raccolta di poesie, Lilia, troverà la giusta collocazione nella mia biblioteca. Come goccia di vetrata deve restare a portata di mano, perché il tuo è canto limpido e marmoreo, come dice bene Ruffilli, su cui il leggere di te prende e trascina ciascuno con l'impeto d'una folata del vento terso delle tue montagne.

Mentre ti scrivo queste mie piccole impressioni, ho dinnanzi alla finestra dello studio una siepe con un nido di merlotti, sempre in fremito e grida all'arrivo della madre con il cibo.

E' un contesto che dà alla tua poesia suggestioni bellissime.

Recensione
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