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Curiosità, scritti e conferenze

È con grande piacere che mi accingo a scrivere alcune note di prefazione al libro di Giovanni Brigato, dal titolo emblematico, Curiosità, scritti e conferenze, che riunisce, senza alcuna modifica sostanziale, se non l’aggiunta dell’anno di composizione, molti degli articoli e delle conferenze, svolte, nel corso di diversi anni, dall’autore. Lo si potrebbe definire una summa, nel senso più ampio del termine: un mondo, infatti, estremamente intenso e variegato si offre al lettore, fin dalle prime pagine, quale testimonianza della ricchezza culturale e spirituale del professor Brigato. Già primario della divisione ostetrico-ginecologica dell’ospedale di Padova, da sempre, ha saputo coniugare la sua esperienza umana e professionale di medico, con quella di appassionato umanista: cultore di innumerevoli interessi storico-artistici. Inoltre, quale membro del Consiglio direttivo del Comitato di Padova della Società Dante Alighieri, da molti anni, ha apportato, in ogni occasione, il suo prezioso contributo umano e scientifico.

Il compito essenziale della Dante Alighieri, come è sancito dal primo articolo della Statuto, consiste nella tutela e nella diffusione della lingua italiana nel mondo: idioma che, non solo all’estero, bensì anche in patria, vive attualmente uno stato di profonda crisi, dovuto soprattutto all’irrefrenabile ingresso di forestierismi, specie d’origine anglo-americana. Sensibile a questo problema, l’ autore apre il libro con un’estesa analisi sullo stato di salute della nostra lingua e, a questo proposito, scrive: la lingua italiana non è una lingua cosiddetta debole; è ricca di lemmi e possiede i suoi quarti di nobiltà legati a nomi di grandi interpreti della cultura come Dante, Petrarca, Boccaccio e tanti altri. Non si può accettare che si faccia un uso spropositato e ingiustificato di parole straniere, anche quando l’italiano le offre in modo migliore, più comprensibile e più immediato. A lungo, Brigato, nella prima parte del libro, si sofferma su numerosi modi dire e su svariate curiosità lessicali, etimologiche ed etologiche, restituendoci, con grande vivacità stilistica, questo affascinante e multiforme universo, perché le parole, come ci ricorda il nostro autore, sotto la lente di un attento osservatore, diventano esseri viventi, con le loro virtù, con le loro bellezze e, qualche volta, con le loro oscenità e/o barbarismi. Animato da un autentico desiderio di conoscenza, Giovanni Brigato s’inoltra in questo avvincente e particolare mondo. Il primo dei molti modi di dire, su cui si sofferma la sua attenzione, è l’espressione metaforica di largo uso: Tagliare la testa al toro, che significa, come sappiamo, prendere una decisione risoluta, nell’ambito di una questione complessa. Questa frase idiomatica, a detta del- l’autore, risalirebbe alla storia veneziana. Nel 1162, infatti, il patriarca di Aquileia, Ulrico di Treffen, interessato al controllo delle saline di Grado, attaccò il patriarca della città Enrico Dandolo. La reazione veneziana non si fece attendere e Ulrico, assieme a dodici chierici e a dodici feudatari, venne imprigionato. In cambio della vita del patriarca, fu stabilito, dal Consiglio della Serenissima, che ogni anno Aquileia dovesse recapitare a Venezia, il giovedì grasso, dodici pani, un toro, e dodici porci. L’allegoria era evidente: il toro rappresentava il patriarca, i porci i clerici e i pani i feudatari. La festa si concludeva con la decapitazione del toro e l’uccisione dei maiali. Un fatto storico, quindi, realmente accaduto, sarebbe alla base di una delle espressioni lessicali più tipiche e colorite della nostra lingua. Talvolta anche una semplice parola rievoca fatti e vicende. Il termine ippocastano, ci ricorda Brigato, ha origine dalla fusione di due lemmi greci: kàstanon e ippos. Ci si può chiedere, allora, cosa c’entri la castagna con il cavallo. Ed ecco la risposta dell’autore: I frutti di questa pianta si davano ai cavalli malati, fidando nelle loro proprietà terapeutiche. Anche le curiosità etologiche catturano l’interesse del professore padovano, il quale ci svela i segreti e gli aspetti particolari di moltissimi animali. Del passero repubblicano, vero uccellino liberale e generoso, per fare un solo esempio, l’autore ci racconta che è l’unico volatile capace di costruire un nido-condominiale, la cui dimensione varia dai tre ai cinque metri. Suddiviso in molte piccole celle, ognuna di queste può ospitare una coppia e se una delle parti del nido rimane libera può essere occupata da uccelli di altre specie.

L’esperienza di medico ospedaliero di Giovanni Brigato e la sua profonda preparazione umanistica fanno sì che le specifiche competenze scientifiche vengano rivissute, negli scritti, alla luce di una dimensione umana e spirituale molto ricca.

La figura femminile riveste una posizione centrale negli studi e negli approfondimenti dell’autore; in un incisivo articolo egli si sofferma sui molteplici aspetti della femminilità, che distingue in: creativa specifica, generativa, ostacolata, mortificata, riconquistata, dolente, esasperata. Giovanni Brigato ama infinitamente la donna, le riconosce una straordinaria generosità ed in numerosi articoli si sofferma sui diversi aspetti della sua fisiologia e della sua psiche, che possono subire mutamenti a seconda delle fasi della vita. Nell’articolo La depressione nel pianeta donna, riferendosi al delicato periodo del climaterio ed alle difficoltà relative ad un’inevitabile invecchiamento, l’autore ci ricorda una bellissima frase del poeta latino del VI sec. d.C. Paolo Silenziario: la donna non più giovane, è come un fiore che, essendo stato rosa al mattino, diventa frutto silenzioso la sera, quando le rose non sono più di stagione.

Apertamente Brigato si schiera contro l’aborto volontario, considerandolo un atto odioso di discriminazione del diritto alla vita. In molte occasioni, infatti, l’autore ha manifestato la sua convinta adesione al movimento per la vita. Ancora una volta, del resto, di recente, Benedetto XVI ha precisato che, soprattutto nell'Occidente, vi sono numerosi equivoci sul significato dei diritti umani e dei doveri ad essi correlati. Non di rado, infatti, i diritti sono confusi con esacerbate manifestazioni di autonomia della persona, che diventa autoreferenziale, non più aperta all'incontro con Dio e con gli altri, ma ripiegata su se stessa nel tentativo di soddisfare i propri bisogni. Per Giovanni Brigato il feto, come in più circostanze ha ribadito, oltre ad essere, a tutti gli effetti, già un individuo, è una vera esplosione di vita. Questa sua opinione forte e coraggiosa lo pone in contrasto con quanto la Commissione europea dei diritti dell'uomo ha stabilito, nella sua decisione dell’ 8.7.2004. Secondo la sentenza, infatti, : Non vi è consenso sulla natura e lo statuto dell'embrione o del feto. Il massimo che si trova come denominatore comune è la sua appartenenza alla specie umana. È la potenzialità di quell'essere e la sua capacità di diventare una persona che meritano di essere protette, in nome della dignità umana, senza farne una persona che avrebbe il diritto alla vita.

Anche per quanto concerne la biogenetica, Brigato, dopo un’attenta esegesi dei progressi della ricerca scientifica, precisa i termini di riferimento invalicabili fra scienza ed etica, delineando un dettagliato catalogo a cui attenersi: Non manomettere l’embrione, proclamando la sua intangibilità, modificarlo solo a scopi terapeutici, per non selezionare un uomo su misura; non creare chimere: incrocio tra gamete umano ed animale, non mercificare patrimoni genetici; non usufruire di uteri animali, come culla dell’embrione umano; penalizzare chi presta l’utero in affitto per mercimonio, creando una madre soltanto di gestazione; non commerciare gli embrioni, con le banche a questo fine preposte; non usare tessuti embrionali per usi commerciali. Ci ricorda, inoltre, il nostro autore, quanto ha scritto Ervin Chargaff, uno dei padri della biologia molecolare: due nefande scoperte hanno segnato la mia vita: la fissione dell’atomo e le manipolazioni della cellula. In entrambi i casi, viene maltrattato un nucleo, quello dell’atomo e quello della cellula. In entrambi i casi ho la sensazione che la scienza abbia superato un limite che avrebbe dovuto temere. Per Chargaff, dunque, l’aver oltrepassato questi limiti è un errore fatale, alimentato da giganteschi interessi finanziari e riconducibile al riduttivismo meccanicistico della nostra epoca.

Di notevole rilevanza e complessità concettuale è la conferenza, che tra la fine del 1999 e gli inizi del 2000, Giovanni Brigato ha svolto presso il Rotary Club di Padova: Scienza, fede e ragione: integrazione o contrapposizione? L’autore con grande capacità analitica cerca di dare una risposta al problema relativo al conflitto tra una visione teleologica dell’esistenza ed una meramente scientista.

Secondo Giovanni Brigato non vi sarebbe alcuna contrapposizione tra fede e scienza, perché le scoperte di quest’ultima, portando alla conoscenza del creato, non costituirebbero alcun pericolo di sconfessare la fede, ma al contrario la rafforzerebbero. Come le ha definite, infatti, Giovanni Paolo II, nell’enciclica Fides et Ratio del 1998, fede e ragione sarebbero le due ali, che permettono allo spirito umano di volare verso la verità. La ragione ,scrive Papa Wojtyla , privata dell'apporto della Rivelazione, ha percorso sentieri laterali che rischiano di farle perdere di vista la sua meta finale. La fede, privata della ragione, ha sottolineato il sentimento e l'esperienza, correndo il rischio di non essere più una proposta universale. È illusorio pensare che la fede, dinanzi a una ragione debole, abbia maggior incisività; essa, al contrario, cade nel grave pericolo di essere ridotta a mito o superstizione. Alla stessa stregua, una ragione che non abbia dinanzi una fede adulta non è provocata a puntare lo sguardo sulla novità e radicalità dell'essere. Il nostro autore, partendo dall’osservazione di molti fenomeni della natura, vede nell’universo un’armonia predeterminata in tutti i processi evolutivi naturali ,che la scienza è in grado di dimostrare ampiamente.

Intense risultano, inoltre, le pagine attraverso le quali il professore padovano, partendo dalla sua Weltanschauug profondamente ispirata ai valori cristiani, ci indica in quale maniera si debba affrontare la vecchiaia, pur rimanendo giovani nell’anima; scrive a questo proposito: il tempo è l’essenza della vita perché, se la giovinezza è un difetto, riusciamo bene a correggerlo in fretta; vivere è seminare, morire è raccogliere, vivere è navigare, morire è approdare; morire è il momento che congiunge l’uomo all’eternità. Non siate mai vecchi: siate solo ricchi d’anni e di esperienza; non siate anziani, siate solo radici preziose dell’albero della vita,

Diversi sono i temi affrontati nella raccolta di scritti di Giovanni Brigato: argomenti che vanno dalla storia, all’evoluzione socio-sanitaria, ai mutamenti dei costumi sessuali nelle varie epoche. In un articolo, molto coinvolgente, che è stato oggetto di conferenze, inoltre, l’autore si sofferma sull’analisi delle malattie di cui hanno sofferto i grandi uomini della storia. In questo ambito, una particolare attenzione, anche nella veste d’appassionato di musica, egli dedica alla figura del celebre violinista Nicolò Paganini e chiarisce, dopo un’attenta analisi della morfologia e della struttura fisica del musicista, come parte del suo straordinario virtuosismo fosse dovuto al morbo di Marfan, di cui era sofferente.

Sarebbe, indubbiamente, arduo e lungo ricordare, data la vastità del testo, in queste mie brevi note, puntualmente, ogni scritto del volume del nostro autore, per cui vorrei concludere sottolineando, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come il libro Curiosità, scritti e conferenze testimoni non solo la profonda cultura ed umanità del suo autore, ma soprattutto la sua incontenibile ansia di ricerca e di spiritualità, che sembra ripeterci, a monito, i celebri versi danteschi: “Considerate la vostra semenza. / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”.(Inf.XXVI).

Recensione
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