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Gocce d’inchiostro

Poesie d’una vita

Finalmente Maria Luisa Ottogalli ha deciso di dare alle stampe le poesie che teneva gelosamente racchiuse da molto tempo, il tempo d’una vita, in un cassetto segreto.

Come suggerisce il titolo di questa raccolta, Gocce d’inchiostro, poesie d’una vita, le poesie dell’autrice appaiono degli improvvisi barlumi, ricchi di forza emotiva ed espressiva .Quali gocce d’inchiostro o, piuttosto, lacrime, che inattese cadono sui fogli, i suoi versi, quasi sempre brevi, talvolta, costituiti da un’unica parola, delineano incisivamente il suo mondo interiore. Affiorano così tutte le gioie, i dolori, i disinganni di un’intera esistenza. Nella poesia Nevica scrive l’autrice: “Corrono le ore / cercando le promesse / di un gesto d’amore / e le faville di neve / s’intrecciano in volo.”

Il suo viaggio poetico è volto essenzialmente a cogliere il senso più profondo del proprio sentire e delle ragioni ultime dell’esistenza: “In quale abisso / si pone il pensiero / nel ricercare la via / dove scorre il flusso / dell’anima”. La poesia, del resto, è una ricerca di conoscenza, condotta per gradi, come una mediazione tra luce e tenebre.

È un lungo percorso alla scoperta di sé, quello intrapreso dall’autrice, quasi un viatico, che ha, talvolta, un acre sapore di insufficienza, capace, tuttavia, di risvegliare alla consapevolezza del valore intrinseco, per sé e per l’altro, della vita: “Lo sguardo / accarezza / un pensiero / splende la luce / l’amore sboccia // l’animo si accende / e nel giorno / la mano si tende / a ringraziare stupita”.

La motivazione profonda, che sospinge l’Ottogalli ad indagare sul mistero dell’esistenza umana, nasce dalla mancata risposta alle proprie istanze d’amore. Nella poesia Bugia si susseguono i versi: “Velata malinconia // lo sguardo intenso ripercorre la follia / di un perduto amore // l’anima nel suo dolore / in un lacerante sogno / si sofferma / nel segno incerto / di quella bugia”. L’amore, idealizzato come un assoluto dall’autrice, dunque, è sempre destinato a sfuggirle, a trasformarsi in dolorosa inquietudine: “illusioni ardite / sogni che l’amore / dell’anima chiama // sgorga il pianto / a lenire le ferite”.

C’è un amore, però, che non può mai tradire o venir meno ed è quello che Maria Luisa sente per i figli e i nipotini, ai quali dedica poesie dagli accenti intensi e al contempo delicati: “Occhi blu / Occhi neri / innocenti / nel mare dei sogni / siete il mistero / il miracolo della vita // siete la fragilità / la forza del futuro”. Certamente per l’autrice la vita trova la sua più intima valenza nella continuità delle generazioni; scrive, a questo riguardo, nella lirica Angela Chiarcos, dedicata alla nonna: “Lei era l’albero dai lunghi rami / ricchi di foglie / l’abbecedario della vita / l’abbraccio della sera.” Le poesie di Maria Luisa nascono quando il sentimento è ormai conservato nella memoria come un tesoro, per questo motivo riaffiorano così vividi al chiarore della memoria i ricordi, legati alla sua infanzia e alla sua giovinezza: “nel vento vola / il ricordo / e l’avvenire fiorisce / in quel ieri / sepolto”.

Tematica sempre presente in Gocce d’inchiostro è il tempo ed il suo fluire . Bergson nella Filosofia dell'intuizione (1908) scriveva che :“c'è almeno una realtà che afferriamo tutti dal di dentro, per intuizione e non per semplice analisi: è la nostra propria persona nel suo scorrere attraverso il tempo”.

L’autrice si sofferma di sovente su tale tema, ripercorrendo tutta la sua lunga esistenza, pervasa di rimpianti, ma sempre contrassegnata da un “ostinato” spirito vitale: “s’invola la parola / sul filo dei pensieri / ed il tessuto prezioso / del tempo / disegna la vita”.

Alla fine del libro troviamo, inoltre ,una splendida sezione, scritta in un friulano familiare di Codroipo, che apre al ricordo dell’età infantile, al caldo e tenero nido, ormai perduto per sempre, ma di cui tenace permane la memoria. La prima giovinezza dell’autrice è segnata dalle privazioni della guerra: [1] “I sòcui di corèan / con le suèlis di len a durmivin t’àl balcunut / parsè di gnòt a vignive / S. Nicolò a puartarti / il dolzùt. / Ne gnot di guerre / a nu’s’ia portàt dome / una mandarin”;ma risuona ancora in lei la voce della mamma soave e chiara ad illuminare la vita ed il futuro: [2] “Suàlave la vòs tà la / armonie dàl me timp / clàre e fresc’come / aghe de montàgne / e mi clamãve ridint”.Un sentimento profondo d’orfanezza pervade queste poesie, nelle quale interagiscono tre momenti fondamentali: la dimensione esistenziale, una percezione intensa dei luoghi e della natura ed una visione della vita avvertita in un’unità di tempo , che viene assolutizzata dalla poesia.

L’uso della lingua madre arricchisce l’io poetico della nostra autrice di mille sfumature e di timbri diversi, ma soprattutto disvela, con particolare intensità espressiva gli accordi più profondi della memoria e del cuore di Maria Luisa.

In conclusione Gocce d’inchiostro-Poesie d’una vita dà voce ad una poesia che ha il respiro di un amore, anche se sofferto, comunque sempre ricercato lungo la corrente di una vita, costellata di sogni, di desideri inespressi, di dolenti rinunce, ma colma d’ogni vibrazione più segreta del “mistero senza fine bello” di una donna.


[1] Gli zoccoli di cuoio / con le suole di legno / dormivano nel balconcino / perché di notte / veniva S .Nicolò / a portare i dolci. / In una notte di guerra / ci ha portato solo / un mandarino…

[2] Volava la voce / nell’armonia del mio tempo / chiara e fresca come l’acqua / di montagna/ e mi chiamava ridente.

Recensione
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