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Il titolo dell’ultima raccolta di Manuela Bellodi, La prossima volta, rinvia ad un possibile rammarico dell’autrice per quanto non ha saputo esprimere, comunicare pienamente. Nell’incipit l’autrice scrive: “Né prefazione né postfazione questo è un libro di espiazione: non per quello che abbiamo fatto, ma per quello che non abbiamo fatto, e avremmo potuto fare, amare. Ci verrà concessa una prossima volta?”

È, quindi, quasi un viatico, un viaggio poetico necessitato, quello compiuto dalla Bellodi in questa raccolta, per giungere a donare più amore. Ma molto amore vi è già in La prossima volta, direi, anzi, che la tematica amorosa è il punto focale dell’intera silloge.

Si può affermare tranquillamente che non esiste poesia senza amore, l’amore è, infatti, la benzina, l’energia pura della poesia, ma quella che comunemente si definisce poesia d’amore ci parla esclusivamente della persona amata, racconta il legame che unisce due persone, sia questo inteso come agape o come eros. Ed è di questo amore che prevalentemente narra la nostra autrice.

Alla domanda cosa sia l’amore la Bellodi risponde: “È fuoco, acqua | cielo e terra insieme, | canto di sirene allettante | pensiero dominante. || Dominio di-amante | puro diamante”.

È tutto, quindi, questo sentimento sembra dirci la Bellodi: l’insieme di tutte le forze e le meraviglie del creato. In un gioco raffinato di scomposizione lessicale, la poetessa padovana ci dimostra come la parola diamante contenga quella di amante. Di sovente l’autrice ricorre alla suddivisione delle parole, che, come scatole magiche, si aprono, mettendo in luce altre parole. Nella breve lirica Aprile scrive l’autrice: “Apri-le finestre | del tuo cuore | | ché oggi | dolce, è il sole, | e dolce l’amore. || Apri-le finestre, | aprile, | è tornato Aprile, | amore,”.

Una notevole capacità tecnico-espressiva contraddistingue la poesia di Manuela Bellodi, che si esplica, tra l’altro, nell’uso sapiente della rima, di cui si arricchisce la vena ironica e giocosa, che molto spesso, testimonianza di un autentico slancio vitalistico, pervade i versi dell’autrice .La poetessa padovana, non di nascita, ma di adozione, nelle sue poesie ama sorprendere, risolvere le situazioni in modo del tutto imprevedibile, del resto per lei la poesia è “un pensiero-folletto”, che si insinua improvviso,un salvagente che salva la mente, oltre la vita stessa: “Adesso che sono tutti andati via… | posso pensarti libera-mente. || Puoi uscire finalmente: | nessuno ti vede, | nessuno ti sente, || pensiero-folletto | mio salvagente”.

La prossima volta è suddiviso in due sezioni : l’insolenza e la resilienza. Se nella prima è più accentuato il ricorso all’ironia, alla scomposizione semantica e spesso viene richiamato lo schema della filastrocca, nella seconda sezione, (il cui titolo, come scrive l’autrice, rimanda alla resistenza dei metalli, alla rottura dinamica causata da una sequenza di urti, e quindi in senso traslato , sul piano sociologico, indica la capacità di una persona di superare le difficoltà quotidiane, lo stress emotivo ecc…) la poesia si fa più pregnante, assume più valenze, affronta diverse tematiche. Il verso, in molti casi, si allunga , segue il ritmo interno dell’io narrante.

Il libro si chiude con una lirica molto intensa della poetessa egiziana Fatima Na’ut, morta tragicamente, intitolata Un fiore sulla mano di una donna. È questo un omaggio molto significativo che Manuela Bellodi ha voluto rendere a questa splendida donna, uccisa soltanto perché amava la poesia . A lei la nostra autrice ha dedicato una poesia dai toni forti e luminosi, Sono una piccola donna, che termina con questi versi: “La prossima volta, nascerò in un posto migliore: | dove l’amore sarà amore e non violenza, | ed ad ogni gesto non seguirà sentenza e orrore. | Così potrò volare sopra questo arido suolo | sollevandomi come in un assolo di danza | oltre il soffitto azzurro della stanza”.

Recensione
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