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Una manciata d'amore è il titolo della silloge poetica che Manuela Bellodi, nostra cara amica e socia della Dante Alighieri, ha di recente pubblicato. Una scrittura ricca di fermenti, di vivacità espressiva ed immaginativa caratterizza la poesia dell'autrice, in cui vibra un senso panico della vita, che ha gli accenti di una felicità sensuale avida di sensazioni, di ritmi, di pulsioni, nonostante la consapevolezza della precarietà della condizione umana: "Ed io sono, | come la trasparente medusa, | abbattuta da colpo di remi, | a tradimento. | Mentre allungava | i suoi tentacoli, | ad afferrare un po' di cielo".

Come la primavera fa rifiorire ogni cosa, così l'amore nutre l'anima di Manuela Bellodi, perché è essenziale alla sua poesia, come la poesia al suo amore: "Mille volte, ancora, | griderò il tuo nome | nell'aria | e la tua immagine, negli occhi | rifletterà il mondo intero". Un amore tenace, indistruttibile, capace di sopravvivere alle guerre, alle sconfitte, di cui lei stessa si meraviglia: "Mille e più volte | mi sono stupita | di tanto amore, | ostinato, | di tanto amore, | sopravvissuto". Ritornano alla mente i versi di una celebre poesia di Prévèrt: "Sognare la morte | svegliarci sorridere e ridere | E ringiovanire | il nostro amore è là | testardo come un asino | vivo come il desiderio".

Tutte le parole di Manuela assumono la forza dell'amore, vissuto con la gioia e l'allegria alle volte di una bambina: "Come una bambina | ti corro incontro | a braccia tese; | sorridendo, tolgo dal viso | i capelli capricciosi, | e quasi inciampo". Un delicato erotismo avvolge i versi: "Alzati amore, | da questo letto bianco sporco e seguimi | Non ci scopriranno, saremo | invisibili e voleremo sui tetti | tenendoci per mano come gli innamorati di Chagall". Fresche e vivaci le immagini nascono da un preciso gusto pittorico dell'autrice, le cui parole sono agili, scattanti, spesso giocate sul filo dell'improvvisazione o dell'humour, perché: "È libera e forte | la parola, || riesce a stare anche da sola". Limpido ed essenziale il linguaggio vive di pause, di silenzi, per riemergere in una dispiegata solarità.

Un'accettazione serena dell'esistenza pervade l'io poetico bellodiano, pur venato talvolta da una sofferta malinconia: "il cuore dell'universo rabbrividisce.| La sua malinconia | copre uomini cose". Malinconia che non cede mai alla tristezza, al dolore della solitudine perché vi è sempre la silenziosa e consolatoria presenza di "un soffio di vento", del "lungo ramo di un albero", degli "occhi fosforescenti di gatto".

La natura rivive, direi, nell'animo dell'autrice in un'incarnata spiritualità, ed è quasi sempre avvertita come un luogo luminoso di pienezza e di gioia, anche se alle volte non privo di dolente nostalgia. Di un raffinato nitore sono intrise le poesie del trittico greco, nelle quali la scarna essenzialità delle parole rende plasticamente vividi i paesaggi in un'ebbrezza naturalistica: "Sotto il pergolato d'uva, | senza pensare a niente | che non sia | mare- cielo- terra- azzurro- verde | svuotata di tutto, finalmente, | fuori di me, | ciottolo levigato | io stessa".

Ma i paesaggi sono anche legati al ricordo di Modena, la città natale della poetessa, l'occhio della quale li coglie con note di sottaciuta malinconia, perché qualcosa è mutato, cambiato, forse perduto per sempre nella sua città, come l'infanzia che è rimasta legata "all'altalena di corda sotto il grande platano": "ho ritrovato la mia città invecchiatali suoi portici mi guardavano con occhi stanchi; | troppa gente hanno visto passare | e ripassare come un fiume in piena". La laguna veneta, invece, traspare dai versi dell'autrice immersa in un sopore evanescente e onirico, dove la morte ha gli occhi increduli della vita. In Pesca notturna, in un simbolico capovolgimento, "la quiete profonda | della pesca notturna" fa sì che le dissonanze dello spirito si dissolvano, e si riesca a sfuggire, nell'estatico abbandono al buio luminoso del mare e del cielo, "alla rete sempre tesa l della vita quotidiana | di pesci terrestri". Vivida di luce è infine la lirica scritta in Provenza, ispirata al momento della morte del grande pittore olandese Vincent Van Gogh, avvenuta tra "il giallo oro accecante" di una giornata di fine luglio. Poesia che si articola in un susseguirsi sinestetico di sensazioni coloristiche e semantiche: "eri in pace con te stesso, | prima che il cappello di paglia | ti volasse lontano per un maestrale improvviso l ed implacabile" e più oltre: "Tutto si è capovolto in un momento, | allora hai sparato al vento".

Contraddistingue, inoltre, la scrittura della poetessa modenese talvolta una vena ironica, giocosa, testimonianza ulteriore del suo slancio vitalistico. Nell'allegretto che chiude la silloge, scritto a mo' di filastrocca, con rime che si susseguono rapide, l'autrice scherzosamente e con assoluta originalità creativa ribadisce la sua voglia solo d'amare: "mi sento l un piccolo demonio. | Un demone d'amore | che vuol amar | Per ore e ore". Di ciò che rimane, di tutto il resto la Nostra salva soltanto la poesia che "usa | lingua, mani e cuore | proprio così come si fa in amore".

Poesia e amore: un binomio inscindibile nell'animo di Manuela, per la quale il poeta non invecchia "solo alle volte è stanco d'amare".

Recensione
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