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Sabbia e Luce

Da sempre la poetica di Giovanni Sato si fonda essenzialmente sulla ricerca degli archetipi per disvelare il noumeno (l’in sé delle cose)), termine d’origine platonica che, nella filosofia Kantiana, viene ad assumere anche un significato positivo, in quanto il sovrasensibile, posto al di fuori dall’esperienza e quindi dalla conoscenza, può rivelarsi alla coscienza morale. Un mezzo per giungere all’esperienza conoscitiva è la meditazione, che si pone tra due polarità, ossia tra la concentrazione che si polarizza su un determinato punto e la contemplazione, nella quale il pensiero amplia il suo orizzonte, ponendosi in ascolto di ciò che di divino e spirituale c’è nelle cose.

Nel suo più recente libro Sabbie Luce (ed. Biblioteca dei Leoni 2022) in una breve lirica l’autore scrive: “Quando il sole/ illumina l’ombra/ è l’ora di fermarsi/e coglier quel nulla/ che apre ad ogni pensiero. //Come la lampada spenta si proietta/sulle pareti fatte di niente, //E aversi è quell’essenza/ che traduce l’acqua che scorre”. Da un processo di meditazione nasce, quindi, questa raccolta, che ci parla della sabbia, della luce e dell’amore, in continui assorti flussi di pensiero e si suddivide in tre sezioni: Insabbia, Il bordo d’ombra dell’infinito, Come la sabbia va con la sua luce. La cifra del linguaggio progressivamente, lungo le pagine del libro, tende a rarefarsi per giungere all’essenza.

Il libro vuol essere un’ode alla sabbia: “Un poema su di te camminando/vicino al bordo/ d’acque senza fine/nell’andare e venire/ del respiro come un mare/ che dentro cambia a seconda/ dei venti.”

La sabbia formata da infiniti granelli è simbolo di continua distruzione, ma anche di rinascita: è al contempo purificatrice come l’acqua e caustica come il fuoco. Inoltre, rappresenta l’unione di due vite in una: “E su e giù va l’acqua/ mentre la nostra sabbia ascolta/ la voce del cuore che parla.” La prima sezione del libro appare pervasa di sensualità, scrive il poeta: “Così per tutti i giorni/ che s’alzano con il cuore, / nell’intimo tocco che ci sfiora/ mentre ti amo/dolcemente su di te.” e ancora in un'altra lirica: “Notte/ dalle labbra rare, / sciolto il giorno ormai:/ dalla spiaggia / un ricordo/ esce dall’acqua e mostra/ come pioggia sia canto/ e i due amori un sogno.”.

La luce e l’ombra sono due aspetti di una stessa cosa, come il volto di Giano, e Sato si sofferma su questo dualismo: “Sabbia e luce dormono vicine/ strie d’ombra e di sole/ si attraversano l’un l’altre/ senza moto né parola, // solo un silenzio rotto dalle orme/ nel passaggio stretto della via.”. Fin dalle origini la luce ha rappresentato la divinità e nel pensiero cristiano Gesù è la luce che permea la vita del Creato. Nel Vangelo secondo Giovanni è scritto che la luce: “era la vita degli uomini e la luce nelle tenebre splende e le tenebre non l’hanno accolta.” (I-4.5).” Per l’autore il fine ultimo della sua ricerca poetica è nel disvelamento totale della luce: “l’attimo è nel bivio:/ sale e immobile fra i corpi/ per quell’attimo rimane. // la luce è sabbia/ e la sabbia è luce. // tutto ora riluce”. Nella trasfigurazione di un gabbiano in un angelo, che plana sulla sofferenza umana, Sato indica all’umanità che soltanto seguendo il flusso dell’amore si può giungere alla Verità: “Il creato le creature accomuna/ in un afflato di così intenso amore/ di così Amore intenso il cui tocco// sulle cose dà luce e vita Vita. Un’ eco il cadere di ogni infinitesimo/ granello, sul vetro specchio e sulle vite.”

I granelli di sabbia che cadono ad uno ad uno nella clessidra segnano il tempo che ci è dato, ma se ci si lascia sorprendere dalle meraviglie del Creato, ci dice il poeta, si comprende che l’esistenza non può finire se non nell’abbraccio di un nuovo mattino: “… ineludibile è il passaggio/ da questo ad altro porto/ o l’incontro delle vite//nel tempo breve delle maree/ dove le sabbie si toccano l’un l’altre// e luce luce sopra e sotto danno//all’accadere il senso”.

In Sabbia e Luce Giovanni Sato compie un viaggio sensoriale e spirituale: dalla percezione fenomenica del respiro delle maree, dall’osservazione della sabbia e dei singoli granelli e dal richiamo d’ un amore dagli accenti carnali, la sua anima e quindi la sua poesia progressivamente si elevano verso la ricerca d’un Altrove: un approdo sicuro, che non lo lasci cadere “nella cenere delle perdute rose.”

Naturalmente permane sottesa nell’animo del poeta la consapevolezza del nostro limite di fronte all’infinito che si offre a noi. Nell’ ultima lirica della raccolta scrive l’autore: “nell’arena dove le vite planano / circonflesse/ e rossi entrano a guisa d’anime/ nei respiri tersi. //È un infinitesimo/ dell’infinito lontano/ e qui ora prima che s’arroventi// la sabbia di luce”.

Una celebre poesia di Mario Luzi inizia con l’invocazione: “Vola alta parola, cresci in profondità, / tocca nadir e zenith della tua significazione” e questa invocazione l’ha fatta propria il nostro autore, la cui parola è sempre ricercata ed essenziale.

Un particolare da sottolineare è l’aspetto grafico dei testi che sono allineati al centro e senza alcun titolo, preceduti soltanto da un piccolo asterisco per distinguerli.

Sicuramente questo libro richiede una lettura attenta, che si abbandoni alla corrente dei pensieri e delle percezioni incessanti dell’autore, che con lo sguardo del pensiero sa cogliere nel finito l’infinito, nel singolo granello di sabbia la complessa bellezza del Creato,

Recensione
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