Servizi
Contatti

Eventi


Con il ricordo ancora vivo dei bellissimi versi intrisi di un amore totale, di storia intima aperta a un riscontro più ampio del senso della vita, apparsi in Per una manciata d'amore (ed.Libroitaliano,2002) sono accostato con curiosità a questo Albicocche per miei ospiti (al suggestivo e significativo perchè di un tale titolo rimando alla nota  a fondo libro).

Qui, Manuela Bellodi, ha deliberatamente e con gioia scelto una singolare ricognizione nel mondo della natura, intuendo-anche a fronte di una precisa sensibilità femminile-come la natura si presti a una osservazione umana correlata a una comunicazione con gli strumenti del linguaggio.Quando il profumo dei fiori di tiglio le fa dire :"hai spezzato il digiuno | spazzato via la noia | colmando un vuoto | altrimenti incolmabile | di gioia |... E' il pensiero di te | mia libertà | e sapienza", significa che l'apparente finzione trasuda sensazioni  che altrimenti giacerebbero nei sentimenti più profondi e segreti dell'animo.

I fiori, gli alberi, i frutti di questo suo giardino, che si offre ai suoi e nostri occhi e non solo, contemplano quell'animazione della natura che contribuisce alla formazione di una unità di pensiero dentro l'immensa mappa del Cosmo. Del resto ogni libro di poesia è un giardino, come ebbe a dire Garcia Lorca, il quale aggiunse anche: "beato colui che lo sa piantare e fortunato colui che toglie le sue rose per darle in pasto alla sua anima". Un giardino reale Manuela Bellodi lo possiede per davvero sottocasa, in aggiunta a quello immaginifico. Lì la poesia si offre a una conoscenza  e a una certa filosofia.

Nella storia della filosofia, infatti, ricompare più volte questo motivo del giardino come luogo ideale per una conversazione anche filosofica. In tal senso simboli stimoli furono appannaggio, a suo tempo, anche di grandi poeti e scrittori, come Rilke ed Herman Hesse. L'idea del germinare, del crescere ma anche dell'appassire e del morire per ricrescere fa si che la solitudine dell'uomo e l'incomunicabilitàsiano destinate a coniugarsi in direzione di un rituale profondo e sensibile. Il giardino, il bosco con i loro frutti e fiori cavalcano le pagine della stessa Bibbia, trovano nel mondo orientale il culto del meraviglioso silenzio, la contempalzione di un'oasi di pace. Così è per Manuela: "Sotto il pergolato d'uva | s enza pensare a niente | che non sia | cielo-terra-azzurro. verde | svuotata di tutto, finalmente | f uori di me | Ciottolo levigato | io stessa."

Anche in questi versi fiorisce la circolarità dell'amore, sia come desiderio personale, inalienabile, che come aspirazione e risoluzione ultime dell'uomo. A tale proposito non possiamo non citare una delle più belle poesie del libro, premessa e testimonianza del pensiero bellodiano: "Sarò felice | finchè avrò albicocche per i miei ospiti | e per te | un pensiero violetto di lavanda..." Ma ciò che lega, che esalta questo connubio tra la natura e Manuela Bellodi è il felice ricorso alla rima poetica, la quale perde quella funzione meccanicistica, che talvolta siamo abituati a riscontrare: una magia nuova che soccorre l'immaginazione e il contenuto intimistico, colorandoli di stupore nuovo e autentico: quello stesso che annulla i confini, le barriere, e ridisegna il volto e la dialettica della Creazione: "si può fare della vita | un giardino | e le cose da coltivare sono tante | orti, interessi | amicizie | perle | piante | rose antiche | e orchidee rare. | Apparentemente ultime: | l'idea di te | e la voglia d'amare:"

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza