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Del sognato

Il titolo della raccolta poetica Del sognato, che si ritrova anche nella seconda parte dell’opera, pare trarre in inganno il lettore. Si viene immersi subito nella prima sezione Mediterranea in paesaggi con echi montaliani, di località marine dove maturano i limoni e il verde delle pere coltivato / a lungo nella serra della casa (in Messaggio dall’esilio). Qui si muovono muratori, donne con borse della spesa, stelle cadenti, tramonti: pennellate che ricordano la luminosità degli azzurri dei quadri di Chagall e la loro dimensione onirica, che si affaccia in scene descritte con realismo, ma vissute in modo poetico. Quindi il mare reale subito diventa metafora o mezzo di interpretazione del mondo: L’approccio con le onde / per scoperte abitate da poeta / a lettore ambulacri di senso (in Camere per internet).

Gli aggettivi richiamano alla liquidità e non si può allora sfuggire dalla correlazione con la liquidità del tempo, della sua fluidità che è una delle marche distintive nella produzione di Piazza. Il mare dà al poeta rivelazioni: Il panno del mare è il deserto più disabitato, / sulla riva si gioca a nascondersi / con le lame delle onde d'avorio. / E' facile accorgersi di essere vivi / raccogliendo una messe d'acque nel secchiello / del bambino.(in La messe del deserto) oppure rilascia frammenti, conchiglie, reliquie preziose.

Il mare- che in alcuni testi diventa il mare di internet e dei media- offre un insieme di momenti, di situazioni duali in cui la vita assume una nuova connotazione; quasi si completa e soddisfa il poeta, ma la labilità del momento trasporta in una situazione costante d’ansia latente, di attesa che il miracolo si ricompia.

Il miracolo è anche l’Amore, la donna amata in attimi fuggevoli e sfuggente: e fai presto a raggiungere il garage / prima che chiuda anche il tempo di noi in Uscita, presenza salvifica e rigenerante: Tu tocchi la mia solitudine e dalla ferita / viene fuori una combinazione di noi, / piante adesso sempreverdi nelle rigenerazione (in Piacere).

La donna o la ragazza Alessia, una Lei con cui fondersi nel piacere dell’orgasmo che è sospensione magica di tempo-spazio, fisicità ed anima e rappresenta una redenzione (cfr Piacere) che ha come corrispettivo la Poesia, la parola che concretizza e fissa l’attimo: Sparsa nel sogno di marea attende lei, / fondali di scrittura, liberazione / di unità a farsi parole: testi… (in Fondali).

Altri segni, oggetti simbolo ricorrenti suggellano il ricordo: onde dove se vuoi puoi recuperare una conchiglia / e mettertela in casa sulla mensola. (in Camere per Internet); e le piantine del rosso della fragola, / le conchiglie e altre cose dell’attesa. (in L’icona); sono tanti segnali certi dell’accaduto, per quanto questo si percepisca tangibile e nel contempo già disperso in lontananze irraggiungibili, in un’atmosfera di sogno.

Ecco allora si comprende bene il titolo di tutta la raccolta Del sognato dove domina la vita/sogno vera, goduta pienamente e fatta di sensualità, piacere, gioie del quotidiano che assurgono a sogni realizzati e da alimentare ancora, senza tregua anche alle porte dell’inverno (Le siepi sono sul sogno / d’inverno alle porte in Amplesso nell’inverno) o quando il giorno ormai si è consumato Poi tutto inizia nella mente e si parte / nella sera che ha un cominciamento / e non una fine. (in La rotta del mare domestico), ma apre a nuove possibilità.

Quegli stessi oggetti simbolici diventano appigli, armi con cui affrontare l’attesa si deve elaborare l'attesa a delta / a delta, gioirne dopo e prima dell'incontro (in Trittico a Capri) o aprono a riflessioni sullo scorrere del tempo e su squarci di futuro imperscrutabile. Concludo così con un alcuni versi di un testo significativo in tal senso da Le stanze (prologo), in cui si coglie negli interrogativi la profondità del pensiero di Piazza:

Poi vuoi sapere gli oggetti: il calendario
Pirelli duemiladue aggrappati a quel futuro di strada,
a dire poi nel duemilacinquecento o nel tremila,
si farà ancora? saremo ancora causati
in altre camere (vedremo ancora figure negli
arredamenti, l’oltrevita a consumarci
o il nulla).

Recensione
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