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In limine alla rosa

Per chi conosce la produzione lirica di Raffaele Piazza è quasi irresistibile la tentazione di calarsi ancora nell’azzurrità del mondo epico di Alessia e Mirta, che tornano come sua prepotente cifra poetica nella seconda parte della nuova raccolta In limine alla rosa.

Una seconda parte od un vero continuum? Addentrandoci nell’opera, infatti, si individuano elementi di un’unità intrinseca, che già evidenziano i titoli dei singoli componimenti, talora in originale forma di poemetto breve: Natura e Tempo paiono le vere costanti, il cemento unificante.

Una Natura di luce, azzurro di cieli e mari solcati da nuvole di gioia e di meraviglia, quale si ritrova sempre negli occhi di Alessia e la identificano nella sua solarità (si veda Alessia e l’azzurra meraviglia). Una Natura che manifesta lo scorrere del tempo, ma che è fotografata nella stagione protagonista: la Primavera, spartiacque tra un passato (inverno) ed un futuro luminoso, forse, ma quasi mai accennato.

La primavera campeggia - dea salvifica - inchiodando piuttosto al tempo presente o meglio all’attimo/attimi del presente. In questa anima aurorale di primavere trasvolanti  in La nostalgia del presente) dominano attimi limbali / che si ripetono (in La costruzione dei giorni), si è nell’eterno presente azzurro e liquido (in Il calendario).

L’idea del limbo, della sospensione, ricorre e galleggia sul cadavere del tempo (in La luce) e nutre una nostalgia innata, fisiologica nel poeta per qualcosa che deve ancora accadere, ma che scivolerà inesorabilmente via; da qui l’importanza dell’hic et nunc.

Il tempo appare come una costruzione a più piani (giorni a più piani, uno sull’altro / forma di palazzo sorgiva / costrutto con i materiali dell’anima in La costruzione dei giorni); è un accostamento materico di cose, oggetti, pensieri, cimeli o segnali come conchiglie e fossili (Guidami, se un altro giorno si aggiunge / alla collezione della vita, un altro segnacolo/(conchiglia o fossile) nelle teche dell’anima in Limbo di agosto) accatastati a darne la misura, ad aprire squarci di ricordi quasi il “varco” di montaliana memoria, come nota anche Ivan Fedeli nella prefazione alla raccolta.

Questa sorta di palazzo indistruttibile passa in "un rigo di pensiero” e per il poeta e il Tu, l’amata onnipresente, l’unica ancora di salvezza e di certezza esistenziale è il futuro della casa”, il ritorno: “Tu sogni il ritorno / al mare quotidiano sei satura di favola e salvezza (in Quaderno di Paestum).

Breve, infatti, lo spazio illusorio: solo la quotidianità “la costruzione del nostro giardino segreto è un magma inossidabile tra lo spazio naturale esterno ed il tempo intrinseco al susseguirsi stagionale e degli anni, che a loro volta si fossilizzano in un ambiente intimo come la stanza: La stanza è il terreno dove coltivare / il limbo della vita che rinasce dai posti di partenza / da dove pareva che si fossero fermati gli orologi / e invece, nel chiarore di candele solari / dopo i sogni lasciati nel letto e sui cuscini, / riprende il corso del fiume lunare e duale, fanciulla…(in Poemetto sulla natura quotidiana)

Il quotidiano sperimentarsi e viversi, anche intensamente passionale “il sinuoso senso del rito quotidiano e duale”, come Piazza dichiara nel testo cardine In Limine alla rosa, crea - per usare espressioni del poeta - un guscio familiare, una gioia domestica, “è un giocare al rifugio in noi” che alimenta e rinnova la poesia del vivere.

Recensione
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