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Nell'oltre delle cose

il delicato ticchettio

Le 39 poesie di Giovanni Parrini raccolte Nell'oltre delle cose sono una sorpresa di delicatezza giocata, con abilità stilistica, sul tema degli affetti e del senso che sta prima e dopo la vita. Parrini racconta la sua inquietudine a credere alternandola alla certezza di vite amate e attese, per le quali sperare, scandagliando questi filoni, nell'evidenza delle antinomie che si affacciano in ogni esistenza (pag. 38), in tre sezioni: «In transito da dove», con 10 poesie: «Il riporto del nulla», con 24; e «Cinque poesie a mio padre», che rappresentano un punto molto alto d'espressione.

L'autore, dunque, cerca «Il segreto che sta dentro le cose» (pag. 35), «Il congegno universale» (pag. 29), intuisce una «regia eterna a tutte le regie» (pag  39), intravede «... uno differente | ..  Un'esistenza intera | imperscrutabile. (pag. 49). Ne coglie la rivelazione in momenti in cui lo scorrere delle cose si attarda su un volto, su una situazione, da una pane si può «vedere nella sterminata cabala | cosa è e quando sia bello, apparire | oppure dileguare. (pag. 43), dall'altra in questa sparizione che evoca una presenza «l'ho vista illuminarsi | la pagina lasciata | candida su una pausa interminabile» (pag. 48). La vita e il suo senso si inerpica nel contesto della memoria e della paternità, che al termine assume un profilo sorprendente nella triplice identità di padre-figlio-fratello.

È un percorso che compiamo insieme all'autore con tre testi. Il primo: «Nella prima mattina„ il paesaggio | riconosceva le mani piccine, | guidate dal padre, | che avevano avverato, dopo il sogno puerile | le colline declivi fino al all'umida piana di compensato, | la galleria che inghiottiva i convogli, | all'angolo del salotto, | gli alberi scuri guardiani del deposito, | alla parete opposta, | con sei binari usciti dalla solita scatola d'anni addietro, | e innevati col talco. | Dalla tenda s'alzava un'alba morbida, | fragrante di caffè, | e i paesetti uscivano dal buio della stanza. | Il regalo più bello | fu la stazione in mezzo alla campagna, | un marciapiede solo di cartone pressato e Vinavil. | "Papà salgono e scendono poche persone. qui, vero" | La fermata era breve... salivano | i soliti soggetti, | addormentandosi nell'automotrice, | che conosceva l'accelerazione, | l'abbrivio imposto delicatamente dalla sua mano, | lungo il rettilineo, | un filo argenteo teso fino ai monti, | quelli di carta, ripensava lui, sorridendo, | disposti proprio là, nell'angolo del salotto, | dove il treno imbucava la galleria | e ne sarebbe uscito, | per perdersi lontano».

Anche qui (pag. 21) il senso di perdita e lontananza porta con sé quel volto, quella delicatezza di sentimenti che non si sono dissipati e che si sono fatti stile interiore nella stagione della maturità, quando il figlio è diventato a sua volta padre: «Il nostro mondo | un mappamondo logoro, | scolorito, pieno di botte micidiali | - non quelle che gli tiri coi piedi grassottelli | tenendotelo sulle ginocchia arrossate, | e poi fai nuovamente rotolare, | sbattere alle pareti - | se sapesse la tua manina morbida.| ombra sopra i deserti, | e quell'indice roseo che lo scorre veloce, | puntando il luogo magico che cambia | sempre tutte le storie, | brutte in favole per addormentarcisi, | allora io la vorrei una terra così, | la gravità all'occorrenza zero, | l'orbita mezza storta sul tappeto, | e il cammino che riprende domani | dal segno a pennarello, | tanto la notte è dolce, tanto vegliano | sulla coperta il panda e il gatto blu».

C'è una precisione descrittiva che non scivola nel lezioso e che assume uno spessore intenso, una nostalgia non crepuscolare ma solare, che lascia la porta aperta, nell'ultima poesia che chiude la raccolta: «L'0rologio Universal che avevi | forse da te assorbiva | il pulsante del sangue, | che dall'eliso continua a sentire | nel ticchettio tenace, delicato, | proprio com'eri tu, | e adatto a raccontare gli attimi della storia nostra, | oltre che a contarli | con le sfere pazienti intente a collegare | i numero discreti, | finché non resti nulla del dolore | negli istanti disposti uno per uno, | una somma lunghissima, | lo vedi, | tanto quanto quel sogno, che mi trova | tuo fratello maggiore più che figlio».

10 giugno 2012

Recensione
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