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Liceali. L’insegnante va a scuola

Affresco eseguito con tinte tenui può definirsi il libro “Liceali.- L’insegnante va a scuola” di Francesca Luzzio. In questa opera si evince tutto l’amore che l’autrice-professoressa nutre per i suoi ragazzi.

I liceali, protagonisti indiscussi con i loro problemi esistenziali, si muovono nell’ambito della famiglia e della scuola, a volte, cause inconsapevoli dei loro disagi. Attenta osservatrice della società mette in risalto, in modo garbato senza mai inveire, neanche quando alcune situazioni lo richiederebbero, la crisi della famiglia ed il comportamento, non sempre consono alla loro professione, di alcuni professori come nel racconto “Consiglio di Classe” in cui in modo sintetico presenta l’operato dei colleghi attraverso le risposte del “Preside stizzito” che li mette a tacere perché non hanno saputo gestire a tempo debito una situazione delicata, l’inserimento di Mario nella classe.

Ma chi è Mario? L’autrice ce lo presenta attraverso il racconto di Sammarco uno dei ragazzi che lo hanno picchiato “Tutto fighetto……..ci guardava tutti dall’alto in basso, non ha mai fatto nulla per accostarsi a noi” insomma “si sente, si sente qualcuno! E’ stato opportuno dargli una lezione.” “Consiglio di classe” è uno dei racconti che mi ha preso in tutta la sua drammaticità e il discorso dell’ ingegnere Bianchi, è un documento che tutti i ragazzi e non solo, dovrebbero leggere attentamente e tenere bene in mente. Così dopo aver ironizzato sulla “Lezione” che è costata al figlio delle gravi conseguenze, l’ingegnere espone ai professori, che avrebbero dovuto informarsi prima sulla vita del figlio, la sua situazione di uomo separato e molto impegnato. Fa tenerezza quando afferma “Nella vita il benessere non è tutto, il benessere non può dare la felicità.”

Così Mario sotto un abbigliamento da “fighetto” e un comportamento apparentemente superbo cela il grave problema della separazione dei suoi genitori che lo costringono a vivere un’assordante solitudine e allora mi tornano alla mente i versi del Metastasio:”Se a ciascun l’interno affanno / si leggesse in fronte scritto, / quanti mai, che invidia fanno, / ci farebbero pietà!”

In questo libro mi sembra di percepire un  J’accuse della professoressa Francesca Luzzio nei confronti della società e della famiglia che rivolgono ai giovani attenzioni superficiali che spesso portano a conseguenze estreme. Così nel racconto “Diverso” genitori cinici e amici spietati, come sanno essere bambini e ragazzi a scuola, incoraggiano Giuseppe a compiere un gesto estremo.

Scritto in forma perfettamente corretta e scorrevole, resa più efficace dall’uso del gergo moderno dei giovani, il libro “Liceali—L’insegnante va a scuola” si legge con piacere e lo consiglio ai ragazzi, ai genitori e agli adulti in generale, perché è una teca di utili consigli che potrebbero migliorare il percorso esistenziale dei giovani.

Nelle poesie che caratterizzano la seconda parte del libro, continua la descrizione dei problemi adolescenziali in quadri personalizzati dedicati ai suoi fortunati alunni come dono prezioso.

Recensione
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