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Siamo uomini innamorati della Bellezza e che dialogano in amicizia

Presentazione del 6 luglio 2017
a Spezzano Albanese (Cosenza)

Quando Pasquale Montalto, eravamo nel Parco Archeologico di Sibari (Cosenza), dove convenzionalmente abbiamo stabilito che risiedono le macerie dell’antica Sibari, mi ha messo in mano il bel volume che aveva confezionato insieme al compianto Francesco Fusca, il primo problema che mi sono posto è stato: devo leggere il libro come un libro unico ovvero come due libri distinti, scritti da autori diversi, e convogliati in un unico volume?

In definitiva, mi chiedevo cosa avrei trovato in un libro così composito che portava un titolo tanto lungo. Ma proprio il titolo, come freccia semantica, indicava direzioni ben precise, indirizzando l’attenzione verso temi molto definiti, come l’umanità, l’amore, la bellezza, l’amicizia.

Ringrazio Pasquale, per avermi voluto a relazionare questa sera, l’amministrazione comunale di Spezzano Albanese e il suo sindaco, che ci ospita, le associazioni che hanno aderito all’iniziativa, Antonietta Meringola di Apollo ed.ni, Emanuele Armentano che ci modera, e Clelia Rimoli, che sicuramente è parte integrante e importante del volume sul quale stiamo discutendo.

Un volume, del resto, multiforme che si presta a molte chiavi di lettura e interpretazioni, a iniziare dagli innesti in lingua romena e inglese, operati da Maria Cristian e David Montalto, che potrebbe deviare il discorso verso la cosiddetta universalità della poesia, fino alle tenere illustrazione di Alice Pinto, che per alcuni potrebbe significare come il segno, in qualsiasi forma si presenti, va in direzione della poesia.

Ma un miscredente poetico come me, che non segue le convenzioni e come unica legge poetica segue quella della massima libertà d’espressione, considerando il verso un insieme di parole che ogni tanto vanno a capo, seguendo un silenzioso dialogo tra autore e universo, va subito a notare che nel libro di Franco e di Pasquale, c’è un’intera generazione, che va da Pierfranco Bruni, Rudy De Cadaval, Dante Maffia, Pasquale Bennardo, Bonifacio Vincenzi, Angela Lo Passo, Pino Corbo, Salvatore la Moglie, Enrico Giuseppe Belli, e cito a caso e cito solo quelli che conosco o ho conosciuto, e ora, con l’intervento di stasera, vengo a aggiungermi pure io. A questo punto, distolgo l’attenzione dal libro e mi faccio una domanda.

Mi chiedo: un’intera generazione di poeti, artisti, intellettuali, ha segnato un’epoca? E mi chiedo ancora: noi che abbiamo poetato, scritto, letto, discusso, ci siamo atteggiati a facitori di arte e cultura, a quali risultati siamo pervenuti?

Alla prima domanda non rispondo, c’è già mio cugino Pierfranco che ama classificare, incasellare, catalogare, storicizzare, forse dimenticando che la storia non è affatto maestra di vita, che la storia non esiste, ma esistono le storie, quelle scritte dai vincenti e quelle scritte dagli sconfitti, e quelle scritte da coloro che si sono trovati coinvolti, contro ogni logica e volontà. La storia, l’ho già detto altre volte, dopotutto è solo il grande riassunto, mediato da interessi e vanità, di tante piccole vite. E se stasera, qui insieme a noi, ci fosse l’inarrivabile Bukowski, direbbe che “la storia non fa altro che provare il tradimento dell’uomo […] La storia è noiosa e incerta e non so quanto ci sia di vero nella storia. È la memoria della vittoria e della sconfitta”.

Se poi vado a rispondere alla seconda domanda, devo dire, che nonostante l’impegno e la buona volontà, siamo pervenuti a risultati scadenti: il mondo continua a girare su sé stesso, ma il mondo nuovo che ogni poeta, ogni artista, dovrebbe, anche inconsapevolmente volere, io non l’ho ancora visto. Ho visto, invece, la caduta della prima repubblica, la nascita della seconda, l’aborto dell’Europa unita, dove non si riesce nemmeno a parlare un linguaggio unico e concreto, ho visto la nascita e la rinascita del terrorismo, le guerre di religione, la disumana legge sulle pensioni, e scusate se mescolo un po’ le cose, il potere che diventa sempre più potente e gli ultimi e gli emarginati, diventare ancora più ultimi e discriminati.

Forse la colpa non è nostra, forse noi siamo troppo piccoli, di fronte alle grandi cose del mondo, ma la nostra minuscola parte di responsabilità, forse è arrivato il momento di assumercela.

Probabilmente sono andato fuori tema, dopotutto stiamo parlando di un libro, ma se il libro questo mi ha ispirato e condotto a riflettere, forse era giusto dirlo. Ecco allora che ritorno subito all’opera di Pasquale e Franco. Cosa ho trovato nel libro?

Difficile da dire, e nemmeno aiuta la prefazione di Pierfranco Bruni, che inciampa nell’Io e il Sé, e introduce concetti come l’antropologia dell’umanesimo, che sfuggono alla comprensione dell’umanità intera. Allora bisogna fare da soli. E viaggiando nei bozzetti sentimentali di Francesco Fusca, il quale, rigorosamente appunta luoghi, giorni e in molti casi persino l’ora, coprendo uno spazio temporale che va dal 2010 al 2015, come per dirci che gli attimi valgono più del verso compiuto, riscontro la sua volontà di mettersi in comunione con un universo e una vita che si riempie di fatti e occasioni, che potrebbero essere trasformati in fatti e occasioni poetiche. Lo immagino, sempre alla ricerca di spunti e ispirazione, condannato a voler essere poeta a ogni costo. Ne viene fuori uno sperimentalismo dei sentimenti, che forse ha già tanti e tanti seguaci.

Pasquale, invece, mescola un po’ i tempi, e ci offre un verso sempre legato a un profondo rimuginare, sempre ponderato e coerente, sui profondi fatti della vita. La sua ispirazione viene da mondi sepolti nell’inconscio, che di tanto in tanto risalgono in superfice e chiedono di diventare verso, arte, poesia, segno tangibile di un’anima che studia l’uomo e cerca di squarciare il mistero della vita, per capire, continuare a cercare, forse trovare una soluzione. Anche nel suo caso, la sperimentazione è spinta a livelli estremi, che danno indicazioni e offrono segnali, sui quali si può molto meditare.

Naturalmente, non darò giudizi sugli esiti, anche perché in questo caso specifico, nessun giudizio può essere valido: il libro che Franco e Pasquale hanno progettato e voluto, è soprattutto quello che è indicato nel titolo: un dialogo d’amicizia, uomini che si interrogano, cercano e vogliono capire.

Forse non è questo il metodo più valido, per raggiungere e oltrepassare i confini e le frontiere della poesia, perché la poesia appartiene al silenzio e all’attesa. Ma comunque anche questo esperimento, ha il suo valore, perché ci ricorda che non siamo soli al mondo.

L’ultima volta che ci siamo visti con Franco, ci siamo lasciati un po’ male, perché ero molto inquietato. Eravamo nella libreria Benvenuto di Corigliano Scalo. Si parlava di poesia, ma a un certo punto, complice l’ignoranza fanatica di qualcuno, ho reagito in malo modo, e Franco da buon educatore, ha subito cercato di riportare la discussione nei limiti dell’educazione. Solo per questo ho accettato di essere qui questa sera, oramai sono lontano dalla cosiddetta Repubblica delle Lettere, e mi godo la mia solitudine e gli autori che preferisco. Bukowski, innanzitutto, che in una serata come questa, avrebbe detto: “io penso che la maggior parte delle poesie siano mucche con grosse mammelle avvizzite e vuote”, e un autore straordinario come Douglas Adams, avrebbe semplicemente commentato “scusateci per il disturbo”.

Allora, e mi avvio a concludere, non mi resta che dire: ciao Franco, sei ancora in mezzo a noi. Grazie Pasquale per avermi voluto qui questa sera, pur consapevole dei rischi che correvi.

Quando Pasquale mi ha telefonato per invitarmi a dire queste poche parole, e mi ha un po’ spiegato di cosa si trattava, mentre parlavamo, automaticamente nella mia mente è comparso Franco e mi sono venute in mente queste parole, che non ricordo se le ho scritte io o se le ho lette da qualche parte: “e se adesso sei una stella / appari in cielo / prima che faccia giorno”.

Prima che faccia giorno, perché presto sorgerà il sole, con le sue istanze di civiltà e progresso, con la sua urgenza di efficienza, che rischiano di uccidere il segreto del poeta, e io ancora non lo so se il poeta è capace di risorgere dalle sue stesse ceneri.

Grazie.

Recensione
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