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Ancona fiera del suo Arcivescovo-Cardinale Edoardo

La notizia è una sorpresa formidabile che ci coglie del tutto ignari durante l’Angelus di domenica scorsa: l’elezione a Cardinale del nostro Arcivescovo Edoardo. Egli stesso ne era all’oscuro, come ha rivelato durante la celebrazione eucaristica del 4 gennaio programmata per il mandato agli operatori pastorali, ma ‘scombussolata’ dallo straordinario annuncio, attraverso un vivace quanto saporito racconto, condito di umorismo: “Mentre scrivevo le riflessioni per questa celebrazione mi sono accorto di essermi infilato in un percorso difficile. A quel punto, ero nella mia camera, ho sentito come uno stridio di bambini: erano le mie suore che, senza bussare, sono entrate, senza sapere se ero vestito (ma ero vestito), e mi hanno detto: il Papa l’ha fatta cardinale! Ho risposto: Andate a cucinare che è meglio… E con fatica ho continuato a scrivere.”

Abbiamo sempre ammirato il nostro pastore, ascoltando fedelmente le sue omelie che sono veri e propri giacimenti di sapienza e di speculazione della realtà, apprezzando la sua umanità schietta tipicamente maceratese, calda di spontaneità e di amicizia, mai formale o artificiosa. Qualche sentore della stima di cui gode presso Papa Francesco lo avevamo avuto in occasione della nomina a membro del Sinodo delle famiglie. Ma non ci aspettavamo un’investitura così elevata, abituati a veder salire al porporato soltanto i Vescovi delle grandi città tradizionalmente di sede cardinalizia, come Torino o Milano (vedi Tettamanzi, che aveva esercitato anch’egli il vescovado ad Ancona). Questo significa che il valore del nostro Arcivescovo Edoardo si è dimostrato così evidente ed eccellente da spiazzare tutte le previsioni e le convenzioni, secondo l’imprinting innovativo assunto da Papa Francesco, che segue con audacia le ispirazioni dello Spirito Santo, scardinando anche le sclerotiche rigidità, perché lo “Spirito soffia dove vuole.”

Ancona non può che essere fiera di questa prestigiosa onorificenza tributata al suo pastore, attorno al quale si stringe con l’affetto e l’ammirazione di sempre, ‘tifando sfacciatamente’ per lui e sostenendolo in questo delicato ministero con la preghiera e l’obbedienza filiale.

Non possiamo dimenticare, poi, che a motivare l’elezione di Mons. Edoardo siano stati non a caso lo stile di sobrietà e l’impegno per i poveri, verso i quali ha dimostrato una privilegiata attenzione, mettendo a disposizione la proprietà vescovile del locale di Collemarino per l’accoglienza durante l’emergenza invernale, nonché difendendo la loro causa a spada tratta nell’accesa quanto pretestuosa polemica estiva che insisteva sull’urgenza dello spostamento della Mensa di P. Guido, tuonando, durante un’affollata convocazione liturgica in occasione del ventesimo anniversario del suo episcopato che coincideva con la solennità della Madonna del Duomo, con quell’espressione di forte impatto che ha destato tanto scalpore: “Se volete spostare la mensa dovrete passare sul mio cadavere! I poveri devono restare al centro!”

Stare accanto agli ultimi è anche il principale insegnamento evangelico cui il Santo Padre non si stanca di educare i suoi fedeli. E la statura di queste figure eminentemente spirituali si evince proprio dalla loro umiltà manifestata nelle speciali premure verso i deboli e i bisognosi, che fa capo a quella “tenerezza ” - come ha ricordato Mons. Edoardo proprio in questi giorni - di un Dio che si è fatto bambino, che “per non farci paura” e chinarsi sull’umanità ferita non ha esitato a spogliarsi della Sua gloria, pur di abbracciare la nostra “piccolezza.”

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