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Come un bruco assetato di cielo

Queste poesie sono intinte nel fango di uno scabroso realismo, da cui trovano lo scatto per tendere verso una lucida verità: non poesia estetica, dunque, che si contempla narcisisticamente e si vezzeggia delle proprie finezze ornamentali, ma di denuncia, che non ritorce vigliaccamente lo sguardo dal male, ma che ne mette in luce tutto l'orrore e l'ingiustizia: “Piccole camicie bianche / macchiate di sangue, / tormentate dal vento / che vorrebbe svellerle al filo / per ricongiungere in cielo / quelle anime di stoffa / coi loro corpicini dispersi / dalla furia salmastra.” (Tsunami memorial day).

Anche l'amore perde quella sua aura idealistica per tingersi di carnale erotismo e dissacrante ironia: “Anime in calici / stillavano in gocce di sangue bianco / dall'albero della gomma divina / per soffrire alla luce di Soli dispersi. / Ogni goccia nel calice suo / di cristallo gommoso caldo, / con unghie immaginarie / sulle pareti interne del corpo, / s’inerpicava / come bruco assetato di cielo, / dall’interno del tronco cavo di castagno / imprecando occhi sul mondo, / per spiccare voli di farfalla. / E giunta al culmine / della corporea torre terrena / non merlature e spazi aperti da contemplare / bensì bifore iridescenti / dalle quali sporgersi / sul precipizio in catene. / Chi ha ideato la tortura dell'amore? / E se anima non fosse / nient'altro che summa / della memoria dei sensi? / Perché allora i nostri calici di gomma / non esplodono per fondere le proprie gocce / in un abbraccio che dia requie / ai fiammeggianti desideri? / Non sopporterei dover osservare / impotente la tua torre corporea sgretolarsi / sotto le ingiurie del tempo, / travolgendo la tua anima confinata / lasciando orfana la mia.” (L'albero della gomma e le torri del mistero).

La passione è turbinio di sensi, osmosi di anime che ha scaturigine dalla scintilla creativa dell’universo: “La singolarità prima, / momento e culla dell’universo, / alla polvere di stelle / già di noi sussurrava, / Big Bang. / Da qualche parte, / nel mezzo della contemporaneità / del vero / di questi tuoi gesti / crudeli e sublimi, / esisteva millenario / l'immenso amore tuo per me. / Ruote dentate, / zanne che s'incastrano in deboli feritoie / della coscienza / e nei luoghi sublimi / del piacere, contraddizioni. / Movimento al quarzo, / cassa unisona d'acciaio / temperato contro le intemperie, / segniamo il nostro tempo / con aritmia di palpiti. / Pensieri, parole, azioni, / da sempre / reciproci e adiacenti, / nell’orologio della vita / interminabilmente amanti. / A dispetto di noi / fulcri disorientati, / stelle fisse / del nostro firmamento / per volere supremo. / Per sempre, / oltre la forma di atomi stanchi, / esseri incancellabili.” (Asincronia sublime). È un incantesimo malioso che irretisce la mente, il cuore e la coscienza: “Sulla spirale incisa / tra due anelli incompiuti / giacquero indolenza e perdono, / pur nelle salomoniche intenzioni / l'offesa fu per prima alla Verità. / Oh amata mia immortale, / quali flagelli interiori hai patito / per causa mia! / Poiché giusta è la legge / che nega il perdono / senza dell’anima ferita la flebile cura / dell’onesto pentimento / da riceversi in dono! / Ora cuori in avaria / setacciamo carati d'attimi in cornice / tra le macerie del nostro castello, / ove garrivano fieri / i gonfaloni ardenti del nostro amore, / arditi e imponenti oltre le merlature svettavano / nei giorni di sole / come in quelli di nebbia profonda. / Cavalieri dall’invisibill usbergo, / cappe e spade le nostre / sensibili nudità dell’anima, / sempre le esporremo / come contrafforti ai nostri nemici! / Oh Amore, / dolce struggimento d'anime in pena, / sfolgora imperioso!”

Una delicata rêverie è dedicata al grazioso, armonioso e inviolato mondo dell’infanzia: “L’universo è un gigantesco luna park, / non conosco il Proprietario. / Tu sei un palloncino colorato, / uno dei tanti / che pulsa di gioia, di vita / grazie al fiato del Tempo fanciullo. / Finché il bimbo capriccioso / non allenterà le candide falangi-ditine appena rosate / dall’imboccatura della tua anima di gomma, / per sorridere guardandoti / caoticamente librare in cielo.” L'autore ha la sensibilità di impersonarsi nei drammi degli altri, come se avvertisse sanguinare nella propria anima questa povera umanità dolente: “Il fratello del mio amico / si è buttato dal balcone. / (…) Il fratello del mio amico / scriveva poesie e amava suonare. / Suonava poesie / che nessuno ascoltava. / Il fratello del mio amico / si è buttato da un terrazzo / ma non era nemmeno il suo. / Forse non voleva disturbare. / Testimoni dicono / che, cadendo nell’abisso tra i due palazzi, / non abbia emesso alcun suono. / È stata l'ultima sua poesia. / Poesia del silenzio.” (Il fratello del mio amico).

Il poeta sa comprendere il pudore del dolore di chi è emarginato e sconfitto dalla vita, a fronte della dabbenaggine presuntuosa della gente che si crede in diritto di giudicare chiunque - senza neanche conoscerlo -, tranne che se stessa: “Appeso come un salame / sull’albero di una macabra cuccagna, / stavi livido fuori luogo / a dondolare. / Ed il bosco sgomento / ti stava ad osservare. / (…) Forse non hai retto / l'insostenibile peso / dell’insipida quotidianità, / ma in tanti, / superbi conoscitori di altri ma non di sé, / dissero che soffrivi / di turbe psichiche. / Ti sei celato al mondo per pudore, / nel cuore di quel bosco / vecchio di castagni odorosi, / ti sei creato una culla / per i tuoi peccati di mediocrità, / ma il tuo spirito braccato / non è passato invano. / Vorrei che avessi / un'altra possibilità, / ma non per rimediare. / Soltanto per poter vivere / esprimendo la tua anima di sognatore / che ti è stata rubata.” (Mediocremente eroico).

Marco Baiotto in questi testi dà prova di quella che Saba definiva “la poesia onesta”, vale a dire l'onestà intellettuale di riconoscere la verità nella sua limpidezza, senza camuffarla con orpelli retorici, sfiorando la realtà terrena nella sua endemica miseria che tuttavia non rinuncia mai ad aspirare alla meta celeste, da larva informe capace di trasformarsi in leggiadra farfalla che mette le ali alla meraviglia, appunto “come un bruco assetato di cielo.”

Recensione
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