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Daccapo

Queste poesie sono improntate ad una delicata levità e ad un soffuso lirismo: “Sotto nubi di marzapane / la luce scivola via / silente. / Si bagna / appena / nella luce / il profilo dei monti, / e ancora lontana / la notte avanza, / lentamente. / È il momento / in cui l’anima si innalza / il cuore si rallegra / la mente è serena. / È una pace profonda / una gioia piccola / e leggera. / Atmosfera limpida e fresca / come l’aria / ormai pungente. / Da qualche parte / nel mondo, / il sole sta nascendo. / Che strano pensiero!” (Crepuscolo).

Il poeta ha una vocazione ed una missione speciali: “Chi è il poeta? / È chi trova l’essenza / Chi guarda le stelle / per viaggiare senza meta, / e si trova in una zolla / di umile terra. / Il poeta / è l’oracolo / che nessuno ascolta. / E va controcorrente / senza paura di niente / ma con mille timori. / Vive di emozioni / e canzoni alla radio. / Trova speranze / in offerta speciale / e le compra tutte / per sognare. / Ti regala i suoi sogni / con occhi bambini. / Si addormenta piano / al tepore del sole / quando viene sera.” (Chi è il poeta?).

Amare significa anche lasciare andar via, nel rispetto della libertà altrui: “I cuori / mi sono sempre / volati via, / come aquiloni / strappati dal vento / del destino. / Invece / il tuo cuore / batteva forte / nella mia mano. / Cuore di passerotto / che cominciava a volare. / L’ho dovuto lasciare andare / ed è volato / con il ricordo della mia mano addosso / Spero tu sia felice. / Spero di esserlo anch’io. / L’amore ripaga sempre / con gocce di sole / e nuove primavere. / E forse ritorna / come le rose / a pungere / e profumare.” (Come le rose). È donarsi senza riserve, vegliare come sentinelle sulla notte del mondo: “Amare senza riserve / è la nostra missione. / Siamo luci di posizione / in strade poco illuminate. / Soli / per pianeti freddi / e distanti. / Meraviglia e fatica. / Attraversiamo foreste / di pensieri aggrovigliati e selvaggi. / Cerchiamo àncore / per non naufragare / ché la corrente è forte. / Viviamo inclinati / per resistere / ai venti impetuosi, / ai marosi. / E ogni tanto / ci va giù la catena / e roviniamo per terra. / Ma sempre ci rialziamo.” (Luci di posizione).

Occorre spalancare le porte all’Amore, senza esitazione: “Aprite le porte / arriva l’amore / con bande e fanfare. / In piazza c’è un matto / che urla e che ride / vestito da arlecchino, / lasciatelo fare. / Aprite le porte / abbiamo in mano le palme / vogliamo far festa / al tumulto del cuore. / Son gli occhi ben aperti / impavidi e fieri / a mostrare le insegne. / Un sorriso è sempre / stampato nel viso. / Avanti! / Aprite le porte / arriva l’Amore.” (Aprite le porte). È un amore universale: “Il mio amore è stellare / è l’intero universo. / In un mondo che si è perso / è il miracolo di ogni giorno. / È la terra nel cielo / non c’è gelo nel cuore / ma foglie di tenerezza / che piovono leggere / su di noi. / Tornerà il tempo / di sentirci seme / di qualcosa di buono, / per sfamare chi ha fame, / di parole, di senso, / di sentimento. / Tornerà il sole / dopo l‘uragano / e saremo insieme / in un mondo nuovo.” (Dopo l’uragano).

L’incanto della notte ha il suo fascino malioso: “Stanotte vorrei / aggrapparmi alla luna / dondolare, / e restare / appesa ad un sogno, / mentre tutti dormono. / Stanotte vorrei / rimanere impigliata / a un ramo di rosa / o a un desiderio. / E poi spremere / una nuvola soffice e scura / sopra il fiume, / che non piova domani. / Anche il vento / si è posato / sul velluto del prato. / E dal cielo di stelle / il silenzio è calato / sul mondo fremente.” (Notturno).

Un brano musicale può ispirare sensazioni ed impressioni intense: “Le gocce / sul cuore cadono / diventando melodia. / È una tempesta. / Parla d’amore. / Suono di pianoforte / nel silenzio… / Poi / percussioni…/ Un’emozione forte / mi pervade / il corpo e l’anima. / Lo sento / dentro di me / e si espande piano, / sempre di più. / Finché non torna / il silenzio più silente / e la pioggia / non si sente.” (Storm).

La poetessa ha accenti accorati nel celebrare l’intimità con il Signore: “Abito in te / felicemente. / Di Te ho fatto / il mio abito / di nuvole e luce. / Sul trono stai / che acceca le iridi, / accompagnato da suoni di tromba. / La nostra vittoria / sull’ombra funesta, / notte dell’anima, / è prossima. / L’angelo nero / sarà cancellato. / In Te abita / il mio cuore. / Puro Amore.” (In Te). Lo circonda un supremo amore: “Il mio re / è su una nuvola, / lo trasporta il vento. / Non lo vedo con gli occhi, / non lo sento con le orecchie, / ma lo sento dentro. / È luce / che illumina l’anima / e fuoco che arde / e non si consuma, / è amore / che si stende tappeto / e io mi prostro / davanti a lui, / perché non possono / occhi umani / guardare senza essere annientati. / Quando scenderà / il mare sarà fuoco e fiamme / e più d’uno si batterà / la mano in fronte. / Quando verrà il mio re / che legge i cuori.” (Il mio Re). È, nonostante tutte le incertezze, l’approdo sicuro: “Quando le ombre / si dilegueranno / io sarò lì con Te / nella pianura assolata. / Anche se fosse deserto, / anche se fosse calura / o arroventato vento. / Mi toglierò il velo / che copre il mio viso / e piangerò di gioia, / come non ho mai fatto. / Ali d’oro e d’argento. / Gemiti e grugniti / assordanti. / E poi solo luce.” (Quando le ombre).

Si è consapevoli di vivere una seconda stagione della vita, senza fecondità: “Sto vivendo / la seconda parte / della mia vita. / Quella che non germina / più niente / nel terreno di coltura. / Resta la traccia / di un rimpianto / per ciò che sarei / potuta essere. / (…) Nel cuore / emozioni non vissute / perse per sempre. / Se è questo / che hai voluto per me / allora l’accetto. / Perché Tu sai tutto.”

Occorre sempre ricominciare Daccapo, appunto, con le proprie ansie e aspirazioni: “E cominciare / daccapo, / più forti / perché coscienti / dei propri limiti, / ma anche / delle infinite potenzialità. / Daccapo / andare avanti, / a vivere la nostra vita / multi sfaccettata. / Ci basta una parola in più / per farci crollare / un mondo / tenuto assieme con lo scotch. / Ma noi abbiamo sempre / un sorriso / che parte dal cuore / e fiori tra i capelli.” È un viaggio che non ha mai fine: “Ho viaggiato / per i campi / dell’anima mia / e quella che sono oggi / ieri non ero. / Le risposte / ci sono già / ci vogliono le domande giuste. / Algoritmi di giorni / che il tempo lo decidi tu. / Le parole vane / i silenzi eloquenti. / Mentre tutto / va’ in direzione contraria. / Noi siamo qui / e ricominceremo / daccapo. / Splenderà il sole / e sbocceranno i fiori.” (Daccapo II).

Vellise Pilotti in questi versi evoca pensieri, sentimenti, ispirazioni e, soprattutto, culla in sé un sogno: “La vertigine del tempo / dolore che mi porto dentro / a scavare nell’anima. / Senza dolore / non sgorgano parole / immortali. / Sospiri e tappeti / da stendere nel vento. / Ho ancora un sogno / e ci credo da sempre, / remo contro tutto ciò / che non va bene. / Ho le mani piene / di petali profumati, / da gettare per la strada / o dalla finestra. / Domani c’è ancora, / non si sa per quanto.” (Ho ancora un sogno).

Recensione
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