Servizi
Contatti

Eventi


Femminili impronte Poesie d’amore

Questi testi sono improntati ad un intenso pathos e ad un vivido impressionismo emotivo, dando voce al sentimento universale de”L’Amor che move il sole e le altre stelle”: “Amore: / fisicità di parola, / vestita di emozioni e sentimenti, / sillabata dolcemente, / scandita dall’infinito, / appesa ad un sogno lontano, / sopravvissuta alle mie notti spoglie / segnate da mani tristi. / Amore: / parola antica, / sospesa al cielo dei tuoi occhi, / persa nei meandri del tuo corpo, / rubata alla tua bocca, / travolta dalle piroette del mio cuore fanciullo, / continuamente malato di attese. / Amore: / parola assoluta, / urlata ossessivamente al vento, / racchiusa in segrete stanze, / inumidita da troppe lacrime, / abbandonata ad una lettera d’amore, / ricordata dal tuo canto di gioventù.  Amore: / parola cercata e ricercata, / in mille voci perduta, / nella tua voce ritrovata.” (Amore).

Sono delicate sensazioni che si modulano in un vibrante lirismo: “Attese: attimi del cuore / lungo scale di desideri, / silenzi gravidi / di mani e sogni, / labbra sospirate / appese alla memoria, / baci cercati / bruciati dall’anima, / pensieri assoluti / vestiti d’incertezza, / brividi e paure / di un cielo in pianto, / occhi smarriti / nell’immagine del tempo. / Ma finalmente ti vedo, / ti sento, ti parlo / e l’attesa e il suo tarlo / svaniscono come nebbia al sole.” (Attese).

La bocca è veicolo di sensualità (“e il recondito gioco dei sensi / è deriva di sogni e desideri”), mentre gli occhi sono finestre dell’anima da cui s’affaccia il mondo interiore: “I tuoi occhi: / parole nel silenzio, / umide finestre di memorie / gocciolanti dolore, / fruscianti sogni. / I tuoi occhi: / armoniosi pertugi / tremanti sospiri, / balenanti sorrisi / lungo il paese delle ombre. / I tuoi occhi: / riflessi lunari / d’impalpabili visioni, / instancabili viaggiatori / lungo erranti pensieri / di celati desideri. / I tuoi occhi: / malinconiche attese / sfavillanti dolcezza / in questo universo d’amore / aperto al mio sentire.” (I tuoi occhi). Il fascino della donna amata è alimentato da un’arcana suggestione: “E mi è facile perderlo / dentro i tuoi occhi lunari, / in un bacio di silenzi, / nel tuo arpeggiato sorriso.” (Miei pensieri); “Solo i tuoi occhi vincono la notte, / abitano il silenzio, / mi accecano / e mi parlano d’amore.” (Dichiarazione d’amore); “Le nuvole non hanno età, / così dice il cielo dei tuoi occhi / mentre velature di lacrime / si condensano in nuvole emotive.” (Le nuvole non hanno età).

Questo omaggio alla figura muliebre è avvolto dalla grazia e dalla trasfigurazione sublime dell’ispirazione poetica: “Se fossi Dante / ti chiamerei Beatrice / per i tuoi occhi di cielo / dove poter perdere la mia terra. / Nel tuo sguardo fiorisce il sogno, / nel mio luccica il desiderio / e quando la tua bocca s’apre al sospiro / nella mia soffermo il respiro. / Perché ritorni in questo mio tempo / donna di medievale bellezza? / tu sei l’archetipo d’amore, / il ritrovato affresco divino / delle stanze della mia poetica. / Se fossi trovatore / adornerei la tua fronte delle mie rime, / m’incoronerei della tua regale presenza, / t’accarezzerei con mani di velluto / per vestire la tua luna di sole. / Mi perderei a lungo in un verso di te / perché una dichiarazione d’amore so cos’è: / la primavera che abbandona l’inverno, / la prima pioggia che bagna il cuore.” (Donna medievale).

Un intenso pathos amoroso freme in questi versi: “Ti amo, / per l’indipendenza da me, / per i tuoi occhi che emigrano / per poi cercarmi. / Ti amo, / per i tuoi vestiti di silenzio / che spogliano parole, / per la tua intimità lunare / che si crogiola al sole / quando temporali d’inquietudine / si abbattono sul mio cuore. / Ti amo, / per il gioco dei sensi  / che dilegua baci e desideri, / per quel fiore di dolore / che adorna stanze quotidiane. / Ti amo, / per quella parte di te / che mi appartiene / e mi fa impronta d’amore.” (Femminile impronta). Si avverte tutta la tenerezza della femminile presenza: “Sei qui dormiente nell’ansa del tempo, / il tuo corpo disteso fluisce, / il tuo respiro è leggero soffio d’amore, / nei tuoi occhi socchiusi scorrono i sogni. / Nel tuo corpo di donna indifesa / misuro il mio essere mio tuo uomo, / nella tua adagiata armonia / smarrisco il mio orgoglio maschile. / In una donna che ti dorme accanto / l’universo ti è vicino, / nell’accarezzare quell’universo / ritrovi il tuo nome nel tempo.” Il sentimento amoroso langue in un’estenuata agonia: “Petali d’amore precipitano / nel ginepraio dei giorni / fin dove l’olocausto dei sogni / s’accatasta sulla pietraia. / La sospesa bruma mi sedimenta, / desideri coagulano abbracci, / in bocche taciturne schioccano baci, / batte il tamburo della notte. / (…) Da tempo il saltimbanco del cuore / piroetta giocoso a primavera / e m’avviluppa in radici di promesse / che la coltre di nebbia drappeggia.” (Agonia d’un amore).

L’assenza dell’amata ha un peso intollerabile, devastante: “La tua assenza / è pesante come elefante / e ho solo ali di farfalla / per sollevarmi. / Qui riempio buche d’attesa / con petali di silenzio, / il tempo dirada presenze / e la tua è lontana nel tempo: / è invisibile orma di memoria.” (Assenza). Nello sguardo di chi si ama s’annega come in un pozzo senza fondo: “Ho visto i tuoi occhi / e ho perso i miei. / In quel tuo sguardo / son diventato cieco / e ho solo mani per sentirti. / Sul desiderato corpo / arpeggio la tua pelle, / un’armonia nelle mie dita / addolcisce ogni cecità ribelle. / Indugio nel ricettacolo, / mi addentro nel tuo cuore, / il mio te l’ho regalato: / è un tuo privilegio d’amore. / Altri occhi non cerco, / i tuoi sono tutto:  / sono la casa che accoglie, / il letto che mi riposa, / la calma alle mie doglie, / tu unica mia sposa.” (Nei tuoi occhi).

La sensibilità dell’autore gli permette di affacciarsi sulla soglia dell’anima di una sconosciuta, di cui sa decifrare pensieri, sentimenti ed emozioni: “La tua bellezza frusciante / è brezza d’occhi che accarezza, / è il paesaggio collinare dei sogni / che ondeggia sguardi al tuo passaggio / quando l’armonia del tuo corpo / riflette la tua anima di luce / e la recondita intimità lunare / è essenza del tuo essere. / Porti dentro ferite aperte / d’inganni d’uomini ciechi / che parlano le estetiche lingue / dei propri ego sugli specchi / e non leggono fra le righe / la profondità del tuo cuore / quando il connubio di terra e cielo / ti fa sensibile presenza d’amore. / Tu percorri dolcezze d’attesa / per chi ti regala sorrisi, / per chi ha occhi di silenzi / che ti vestono e ti spogliano, / per chi ha il cuore d’amore / per dirti chi sei e sarai / nelle quattro stagioni, / se ti condurrà con sé / nella quinta, oltre il tempo / chiamandoti per nome.” (Ad una sconosciuta).

L’amarezza della perdita grava come un macigno sull’anima: “Ti ho perduta / in un meandro della memoria, / con il cuore ti ho cercata / ma eri in un’altra storia, / e in solitudine / ho arato la terra, / nella germinata inquietudine / seminato il cielo. / Ti ho perduta / nel vicino passo, / nell’incessante abitudine / della liturgia del sasso, / e attendo immobile / il tuo ritorno, / nell’indicibile morte / che esala il giorno.” (Ti ho perduta). È un tragico scacco dell’anima: “Perdere l’amata persona / è il morire dentro, / l’anima infilata nella cruna / dell’ago dell’universo, / il vuoto sentito / nella voce mancata, / il corporeo svanito / in una folata, / la presenza veduta / nel sorriso del cuore / divenuto voluta / d’avvolto dolore. / Perdere l’amata persona / è vivere la solitudine, / l’ombra della terra sulla luna / la morte in volo d’una rondine.” (Perdere l’amata persona).  Il ricordo s’affaccia alla memoria come il lembo di una terra desolata, ormai perduta: “una donna sofferta / dagli occhi di cielo / nella continua ricerca / di amore vero, / e il mio essergli accanto / in quel suo dolore, / era un controcanto / vissuto dal cuore. / In quel ricordo deambulato / risuonano passi di silenzio, / un sentire ritrovato / delle orme del tempo.” (Deambulato ricordo).

Fabio Barbon in questi versi vibranti e struggenti celebra con fervida passione e raffinata arte estetica  l’amore che è il palpito primordiale dell’universo: “L’amore nato / dalla purezza del cuore / è l’intero creato / che ti chiama per nome.”

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza