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I fantasmi di Flaubert

“I fantasmi di Flaubert” sono quelli che si agitano nella mente del protagonista, Ennio, da sempre avvezzo alla sua ordinaria solitudine, affollata soltanto di fantasie letterarie, che improvvisamente si scopre popolata di “allucinazioni”, affascinata da velleità avventurose che, per la sua ingenuità, lo mettono in mezzo a cose più grandi di lui, addirittura delittuose, fino a correre un serio pericolo di vita.

Il romanzo di Patrizio Minnucci si dipinge a tinte fosche, con l'inquietante personaggio di Hans, l'assassino-macellaio, sfumando dal fantasy, all'horror gotico, al surreale, fino alla noiosa banalità del reale in cui è imprigionato il ‘nostro’, affetto dalla sindrome bovaristica, vale a dire dall’insofferenza del proprio vissuto che sfocia in insoddisfazione, angoscia metafisica e ansia di evasione che si traduce perlopiù in disavventure sempre nuove. Alla fine, infatti, 'rientrerà' nella sua realtà, invalidato, ma pur sempre animato dalla sua curiosità e sete di conoscenza che gli ha fatto varcare ‘le colonne d'Ercole', squarciandogli scenari impensati e insospettati, a causa del suo assurdo 'vizio' della letteratura, che gli farà smarrire i binari paralleli della realtà per una traversata 'favolosa', ai confini dell’irreale: “Avrei dovuto saperlo che sarebbe finita così, senza storia, senza vita, senza niente.

Mi aveva avvertito anche mia moglie che quelle amicizie sarebbero state da evitare o almeno da mantenersi sul Buongiorno e buonasera senza approfondire la conoscenza. Niente, ero curioso, ero stanco della vita sedentaria ed eccomi qui. La solitudine che coltivavo come una piantina avrei potuto abbandonarla pian piano, gradualmente, invece la feci svanire in un attimo: la piantina sfiorì ed io cominciai a coltivarne centinaia fuori di me.” (E. M. In un giorno qualunque).

Patrizio Minnucci si rivela un abile affabulatore, capace di tessere l'ordito avvincente della sua trama, dosando sapientemente suspence, intrigo, grottesco, dialettica di meditazione arguta, ironia giocosa e qualche guizzo nostalgico di poesia, in un suggestivo mélange che rende sapido e intenso il gusto del racconto.

Recensione
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