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I frammenti del cuore

L’autrice, in questi versi, insegue i molteplici riflessi cangianti, come nell’ariostesco palazzo di Atlante, dei diversi volti di se stessa che si rifrangono nei miraggi d’amore e quindi nei “frammenti del cuore.” E mentre si rincorre l’anelito dell’amato, è la nostalgia dell’altra metà di se stessi, secondo il mito platonico ermafrodito, ciò che manca alla propria completezza, che si persegue nella tensione dell’eros: “E mille volte / sotto lune farfalle / già ti ho perso.” Sensazioni, emozioni e sentimenti sono affidati alla lapidarietà folgorante degli haiku, alla loro sentenza gnomica inalberata nella scarna architettura di un trittico: “Clessidra il cuore / il tempo dell’amore / sabbia che splende.” Sono delicate rêveries, fugaci impressioni sottratte all’implacabile rapina del tempo che erode a poco a poco la nostra vita e la depreda dei tesori più preziosi: “Brezza leggera / soffia sul cuore, fiore / sboccia incorrotto. /”; “Sera d’inverno / abbracciata al cuscino / di te sognando”; “È profumato / il sentiero che arriva / fino al tuo cuore.”; “Estiva sera / morbide nubi d’oro / caldi sospiri.” L’amore è come un incantesimo malioso che seduce e avvince irresistibilmente: “Volava il cuore / sopra il mare dei sogni / alba tardiva.”; “Per una cascata / il silenzio dai tuoi occhi: / incantamento.”; “Rugiada bagna / il mio fiore sbocciato / labbra d’amore.” Esso è ciò che detta legge, governando inconsciamente gesti e pensieri: “Intestardirsi / scrivere poesie / d’amore ancora.”; “D’estasi vivrei / se tu mi amassi sempre / grembo d’utopia.”; “Varco la soglia / conoscendo la doglia / voglia amorosa.” È un sussulto intrepido che caparbio rinverdisce l’essere a dispetto delle delusioni e delle stanchezze: “Gridare amore / in silenzio, ascoltando / da sola i battiti.”; “Perduto amore / stanco il cuore di nuovi / illusionisti.”

Nella seconda parte si diluisce l’emozione poetica nel respiro più ampio della lunghezza metrica e del più articolato linguaggio semantico:”Il mio primo amore / era straniero. / Il secondo veniva / da un altro pianeta. / Infatti non riuscivamo a capirci / io gli parlavo d’amore / lui delle api e dei fiori. / Quanto tempo ci vuole / per partorire un dolore? / Per gettarlo fuori da sé / lontano dal cuore. / Forse non basta una vita.” (Primo amore). L’amore è estasi (ex-stasi=“fuori dello stare”) e evasione, ciò che trascende il limite contingente che stringe e opprime: “Vienimi a prendere, / portami via, / da questo mondo / che non è per me.” (Vieni a prendermi). È dialettica drammatica di gioia e dolore, illusione e disillusione, ebbrezza e amarezza: “Ho sempre abbracciato / il vento / e di notte ho pianto. / in silenzio. / Le mie mani, / hanno accarezzato / solo brina / e artigli gelati. / Ma tu mi hai sorriso / e io mi chiedo, adesso / se devo fidarmi / ancora una volta / e morire di nuovo.” (Il dubbio). È entusiasmo che accende l’universo interiore, fa palpitare il cuore di meraviglie nuove e infonde un’indomita voglia di vita: “Quanto mi manca l’amore! / Quanto mi manca quell’euforia / di sentirsi padroni del mondo / quella pazza allegria. / Quanto mi manca / amare ogni tuo gesto, / ogni tua parola. / Quanto mi manca la felicità / anche se poi è diventata dolore. / Mi manca lo stesso / l’amore che sentivo dentro / e mi cambiava la vita. / E la faceva più bella, / e la faceva più viva. / (…) Quanto mi manca il sole / che illuminava il cuore.” (Quanto mi manca). Si brama di scandagliare questo mistero inconoscibile che è l’amore, quale isola misteriosa che attende l’approdo di là dal naufragio: “Ho piegato / per bene le vele, / forse questo / è il mio ultimo approdo. / Sabbia fine / o scogli, / non so ancora / cosa troverò. / Ma voglio comunque / portare la mia barca / sulla riva. / Esplorare l’isola / spingermi all’interno / in profondità. / Sono stanca di mare, mare, / e poi ancora mare. / Devo scoprire il mistero / di quest’isola.” (L’isola misteriosa).

Il divino furore che preme l’essere viene frenato dall’umana debolezza, quando, dinanzi a tale sublime vertigine cosmica, prende il sopravvento la paura: “Ho paura / di questa felicità / che sento dentro il cuore. / Ti ho cercato / in ogni sguardo / ed ora che ti ho trovato / ho paura / di quello che sarà / e di me stessa. / So che non sarò / più la stessa. / Ho paura / della tua grandezza. / Ho paura / di lasciarmi andare / di perdere il controllo. / Eppure è ciò che voglio. / Sei la tempesta / che mi travolgerà. / E ho paura.” (Ho paura a L.). Si tenta pateticamente di schermirsi da questa forza così sconvolgente, dionisiaca, che denuda, saccheggia a piene mani l’essere e devasta, come un fiume che rompe gli argini incontrollato e sommerge tutto ciò che incontra al suo passaggio: “Ho cambiato di posto al cuore. / Dove stava fino ad ora / era troppo esposto / lo trovavi subito. / L’ho sepolto / sotto metri di neve / che a primavera / possa germogliare di nuovo. / Ma intanto / lo tengo al fresco, / nascosto al tuo sguardo, / protetto, al sicuro. / (…) Bella sfortuna, / potrei gettarlo sulla luna. / Ma la luna è lontana / e se manco il bersaglio? / Vagherà in eterno / nell’universo…” (Un posto al cuore). Sempre un sentimento d’inadeguatezza, di non corrispondenza, del classico rimpianto di parole non pronunciate e di cose non fatte accompagna l’amore, nella sua altalena di gioia e dolore: “Le parole che non ti ho detto / sono rimaste nella stanza / sospese nell’aria / come pulviscolo nella luce. / Le parole che non mi hai detto / le ho capite lo stesso / guardando le tue mani.” (Le parole). Le primizie del proprio cuore, rorido della rugiada dei pensieri mattutini che sbocciano freschi e puri come gigli e persistono nonostante le intemperie, sono tutte per l’amato: “Vorrei farti dono / dei bianchi gigli del cuore. / Ogni giorno / cade una goccia di rugiada / su questa terra arida, / che li tiene in vita. / Non lasciare che appassiscano. / (…) I gigli del cuore sorridono / nel vento caldo e nel sole.” (I gigli del cuore a D.). Suggestiva e pregnante è questa definizione dell’amore: “L’amore va preso / a piccole dosi. / È un potente veleno. / Prima ti stordisce / col suo profumo, / e poi ti uccide / come fosse niente.” (Veleno). È un’attesa trepidante che si accende di ardenti miraggi e trasfigura d’estasi il proprio mondo interiore che fiorisce nella tenera primavera dell’anima: “Ho bisogno / dei tuoi occhi che sorridono, / dei tuoi occhi che mi cercano. / Ho bisogno / del tuo volto che si illumina / quando mi vede. / Ho bisogno / di sentire la tua voce / di sentirmi felice. / (…) Marzo è come un clown / fa ridere ed è tenero, / ma è pazzo / e non sai mai cosa aspettarti.” (Vento di primavera).

Amare, come viene suggerito in questa fascinosa metafora, è rincorrere le onde che si susseguono in quel suo moto perpetuo (essendo “il motore immobile”- come definisce Aristotele il principio dell’onnipotenza divina -, attorno a cui ruotano tutte le cose): “Onda liquida / riempie il tuo calco / e si rassoda, / prende una forma nuova. / Onda rotonda / che ritorna sempre a te. / Onda di luce / colori vividi / - un penny per i tuoi pensieri – / Onda profumata / fresca mattina / di viole macchiata. / Onda di sguardi / che si cercano / di sorrisi senza senso. / Onda del cuore / esagerato / trasognato / rassegnato / straripato.” (Onde). Lo sguardo è il veicolo principale del sentimento amoroso: “Sulle spiagge del cuore / si infrangono le onde / delle mie emozioni. / Le maree degli occhi / cullano speranze / e desideri. / Non temere, / gli occhi non mentono mai. / E quando non ci sei / si spegne anche il sole. / Come brucia l’amore!” (Non temere). L’altro resta sempre un mistero insondabile e inesplorato, che sfugge all’ansia di possesso di chi ama: “Il tuo cuore è altrove, / in profondità marine / e abissi inesplorati. / Il tuo cuore / è in un labirinto / dove potrei perdermi / e mi perderei. / Ma non mi fai entrare. / Il tuo cuore / è nel cielo / con le nuvole soffici / e il vento lo porta / di qua e di là. / Il tuo cuore / è una bolla di sapone. / Il tuo cuore / si diverte come un matto. / Io mica tanto.” (Il tuo cuore a D.). Vi è sempre la contropartita del dolore e della sofferenza che arreca l’amore: “Hai mai pensato / ai danni collaterali / del fatto che esisti? / A volte vorrei / essere. / un sasso / che tu calpesti, / così non sentirei nulla / e non dovrei / vederti sorridere / come fosse niente.” (Delusa a D.).

I frammenti del cuore sono un intenso e delicato inno all’amore che si rifrange nelle molteplici sfaccettature levigate dalle inevitabili contraddizioni che ne modellano il profilo ambiguo e ambivalente, perché l’Amore è davvero ciò “che move il sole e l’altre stelle”: “Lo sguardo stupito di Abele / continuerà a vivere / in ogni vittima. / Perché ci sarà sempre / un Caino / nascosto in mezzo a noi. / (…) Se noi siamo solo amore. / E l’amore è il nostro Dio.” (Abele).

Recensione
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