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I preludi (dagli “Scritti giovanili”)
            Volume VII Poesie dell’adolescenza

Questi testi della giovinezza di Pietro Nigro si caratterizzano per un tono aulico e una meditazione sublime: “L’amore alla vita di tedio stretta / offre un nettare soave / d’infinita dolcezza / e l’uomo avvolge in angelici / eterni veli di felicità / dispensatori di voli d’aquila. / Della natura appare che prima / mostrare funeste, vane apparenze soleva, / l’intimo pregio occulto / se una scintilla il fuoco eterno, / divino dono all’uomo, / nel suo cuore infonde. / Artefice non è il fato, / la cui credenza sottrae l’uomo al torto; / alla sua sede, Icaro novello, / volgere deve l’ali / scevro d’aprici timori.” (Amore e felicità).

La contemplazione dell’incantevole paesaggio è pretesto alla poesia: “Lenta la notte il suo manto stende / a custodir melanconiche memorie, / prole di vita. / A vegliar l’umano / dall’infinita volta celeste / scintillante di stelle lucenti, / la luna i suoi raggi invia.” (Lenta la notte il suo manto stende).

La luce che tutto trasfigura e che suscita il canto è nell’anima, senza la quale tutto sarebbe vano: “L’oscillante mare che il notturno / zefiro, blando spirando, muove; / il ciel, dolce dimora di sfavillanti fatture; / la natura tutta d’incantevole visione / genitrice, dell’anima cordiale; tutto… tutto… amorfo m’appare, / se col bagliore / che a te la luna invidia, / luce non porti in tal tetro canto; / se d’ambrosia i dolci effluvi / ch’alcun petalo giammai non ebbe / per l’aere non spandi.” (L’eterno).

Vi sono espressioni d’intenso lirismo: “Soffocò l’animo il rimpianto / come vermiglia nube / che orna all’occaso il vespro. / Dondola allo sguardo l’acqua / su un mare trafitto d’infinito.”(Soffocò l’animo il rimpianto).

Lo sguardo si pasce delle fragranze della natura meravigliosa: “Odoranti campi di zagara / dimora d’agognata pace / che tiepide fragranze / spargete tutt’intorno, / a voi grati saranno i miei occhi / che il bianco dei fiori / esalta tra le verdi foglie. / Giardini che ornate / le campagne del Sud / e che Goethe esaltò con le parole / ‘Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?’ / ogni giorno vi guardo / e riempite di esultanza / il mio cuore che di bellezza vive.” (Odoranti campi di zagara).

Ad alimentare la poesia è la musica melodiosa del silenzio: “Una musica allora mi fu compagna / del pensiero ilare / e nell’onda sua melodica / travolse la mia mente. / A quelle parole s’empì di cielo il mio cuore / posandosi su eterei prati / ove felicità germoglia / segno d’inespresso senso. / Corrusco riso indori il volto / ché amore fu sempre dispensatore / di mirabili visioni.” (Musica vespertina).

L’amore è la fonte della vita e della vera gioia, un tesoro prezioso da custodire: “Se l’amore verso te volge l’ali / nello scrigno ponilo del tuo cuore / più cospicuo tesoro non avrai. /Anche se lacere renderà le tue carni, / segno d’inespresso senso, / corrusco riso indori il tuo volto / ché amore fu sempre dispensatore / di paradisiache vivande / e dolci sorprese riserva / chi amor coltiva. “ (Amore e virtù); “Amore è questa gioia che solleva / e trascendere fa i limiti del mondo / e nella stagion beata il verno muta, / la pioggia cede il posto al sole, / e la natura di luce s’inonda, / nota soltanto al celeste regno, / e d’un canto soave ed infinito / che supera ogni umana attesa. / Soltanto amore durerà nel tempo, / e col tempo darà a se stesso forza; / soltanto amore non morirà nel tempo / e durerà finché l’eterno dura.” (Suprema gioia).

La sofferenza è momentaneo affanno, trascesa dalla suprema beatitudine che ci attende di là da questa vita: “Quando d’angoscia saturo io sto / colei che l’uomo non fa bruto / a me in aiuto vola / e lenisce il mio cuor, / ma un solo istante / che tosto torna il mio affanno, / più lacerante. / (…) “Ma non disperare / che benevolo il tempo / ti recherà la primavera / e il canto degli uccelli / e l’odor delle aiuole / e dell’arpa il melodioso suono / che tutti i cuori incanta / e la tanta desiata gioia / e ricompensato verrà alfine / il tuo tormento. / Anche se dopo la vita.” (L’angoscia della vita).

Maggio è il mese della bellezza per antonomasia: “Rimembro il dolce dì di maggio, / degli augelli il canto / che il silente aere empia / e il lieve mormorar d’ali / e i rosati effluvi / e della natura il suono. / Oh meravigliosa sinfonia!” (Rimembro il dolce dì di maggio).

L’autore inserisce anche una poesia in dialetto siciliano, con la traduzione accanto, per omaggiare il folclore della sua terra.

Il canto raffinato di Pietro Nigro, infine, si fa Preghiera estrema: “Lente varcano il tempo le ore. / Non sia il voler supremo avverso al mio, / zampilli un dì ridente acqua di fonte. / L’oscillante mare che il notturno / zefiro blando spirando muove; / il ciel turchino, dolce dimora / di sfavillanti fatture; / la natura tutta d’incantevole visione / genitrice, dell’anima cordiale, / tutto, tutto, amorfo m’appare / se luce non porti in tale tetro canto, / sublime preghiera estrema al Creatore.”

Recensione
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