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Il cuore è un muscolo vivace

In questi versi si spazia dall’acutezza del dolore allo smarrimento della solitudine, fino all’impossibilità di offrire una soluzione alla propria perplessità interiore: “Siamo anche noi la scheggia / di un cosmo che non si svela / e a volte partiamo di corsa / verso un punto focale / che totalmente ci prende / ci invade. / E mentre stiamo arrivando / si allontana e si spegne.” L’autrice segue tutti i sussulti inconsulti del cuore: “Parole spazzolate spezzettate / derubate dei soliti legami / arricchiti di stranezze / e vuoti a perdere. / C’è un verbo che soffre / senza il suo soggetto. / C’è un punto improvviso / che ferma la scommessa. / E un turbine vagante / che esplode casualmente / in una scia di gradini / fragili e scivolosi. / Rileggiamo da capo / e cerchiamo di capire. / Cadenze marcate / sospensioni, precipizi / e contorsioni. Non si volta / non si fa guardare / il frustrato latitante / (il soggetto assente) / polverizzato in un interno / sempre più collassato. / È follia intermittente / coma etilico / strabismo intellettuale? / È poesia, semplicemente.” L’estraneità e l’alienazione diventano la condizione perenne di disagio, ove tuttavia fermenta l’estro creativo: “In questo silenzio caparbio e ottuso / in questa fuga quotidiana / che sono costretta a diluire / nel liquido tormento delle ore / sarò finalmente chiara: / la sofferenza mi ha cambiata / qui in casa mia sono un’aliena / rarefatta provvisoria e sradicata. / Ma c’è un punto cardinale / che ogni giorno mi scuote / e mi invade. Sempre si affaccia / una corsia preferenziale / dove le ombre / sono vive e fanno rumore.”

Il rabdomante ha una missione salvifica, di far affiorare ciò che è inabissato, quale sorgente di linfa vitale: “Il mistero dei sogni / è il quotidiano sommerso / una goccia assorbita / da un prato indefinito. / Ma il cercatore d’acqua / col pendolo metallico / trova la sua piccola vena. / In silenzio posiziona lo strumento / una vibrazione contro la distanza.”

È l’amore principalmente a regolare i ritmi del cuore: “Il privilegio dell’amore / è questo rumore di fuoco / è la luna che varca il tetto / la nota sul nervo / che ancora chiama. / Anche se quella terra è scomparsa / dentro la notte ritorna. / Sono i cicli dell’amore / le maree che sollevano i sassi / nell’onda complessa dei sedimenti. / Ogni uomo è un petalo / staccato dal suo confuso fiorire / e io rincorro la radice / del suo stelo arcuato. / Terra tramontata / come una giornata felice.”

Nell’epifania dell’altro, così diverso per natura, indole, sentimenti, si specchia, come da una lieve trafittura, la realtà: “È tardi. Hai scritto / sul vetro frantumato / sul disegno dissolto. / Io non ti ho amato / quando il corpo bruciava / e l’estate tormentava i miei incanti. / Il male di allora decantato e muto / affiora. È tardi. / E i rimpianti si stipano pesanti / ai nostri fianchi. Giustifico lo scarto / i passi che non abbiamo fatto / - era la forma abituale, era la prassi -. / Sono costati una vita intera / una parte grande / una partitura. / Ora che il mio corpo non brucia / e non è mai estate / hai svelato il tuo segreto / un percorso parallelo / intenso e forse rassegnato / una metafora complicata / che in parte ho capito.”

La vita è un mistero cosmico che ci sovrasta, atterrisce e lascia sgomenti nello spazio siderale della nostra distanza: “Quando la bufera / si abbatte sui balconi / con la frusta, a noi sembra / di scontare una pena ingiusta. / Quando poi la terra trema / l’esperto può rassicurare / il sacerdote impaurire: / forse c’è un ingorgo / di colpe stratificate / e una fine prevista / tra le ammoniti rosa / e le conchiglie pietrificate / che ci osservano ridendo / nei pavimenti delle chiese. / Saremo anche noi l’Atlantide / sgretolata negli abissi? / O la terra di Mu fluttuante / nei gorghi sepolti / di questa tormentata / zattera galleggiante?”

Laura Puglia tenta di decifrare l’alfabeto primevo del caos cosmico, il magma incandescente che sottentra all’esistenza quotidiana: “È l’algoritmo della vita / che ci rigenera e ci consuma. / Noi, vegetali complicati / con le radici nell’acqua sorgiva.”

La suggestiva definizione che costituisce l’assunto del testo è tutta in questo componimento: “Il cuore è solo un muscolo vivace / con attribuzioni forzate / in tutte le lingue. / Endecasillabi e versi sciolti / hanno riempito i secoli / di fiabe, di fate e cavalieri / di umani e di vampiri. / Il cuore purificato / senza strutture gassose / dette anche sofferenze amorose / ha un profilo lineare / una forza di sopravvivenza certa / libera dalle angosce / senza legami e senza scorie. / Estirpiamo le sue radici dalle favole / dimentichiamo le frivolezze / le carezze e lasciamo / che lavori in pace.”

Recensione
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