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Il fantasista del mare

In questo poema si esplora l’imperscrutabile mistero del mare, nella sua dimensione insondabile e chimerica: “Per non profanare / il potere del segreto / non si può risalire / all’inizio del tempo / senza sprofondare / in un mare / che non ha fondale / nel vagare eterno / nella stratosfera / a vincere è il vuoto.” (Il vuoto). La poesia è l’eco dell’infinito: “Raccolgo la poesia / che la vita mi mostra / con lei partecipo / vivendoci dentro / ma pensando in alto / sopra di lei / per intercettare / gli attimi eterni / che mai compongono la fila / ma sono dispersione / eco dell’infinito.” (L’eco dell’infinito). L’arte della parola fiorisce in silenzio, di là dalla conoscenza: “Nasce come il fiore / dalla terra / la poesia delle parole / del connubio / tra la mente e il cuore / non basta stupirsi / nell’osservare / il cambio delle scene / nel teatro naturale / serve capire / con la commozione / insieme alla ragione.” (Serve capire). La “penombra” è immagine icastica della condizione umana: “Se potessi scegliere / come mostrarmi / non sarei di luce / neanche di ombra / ma di penombra / come chi precede / e sa arrivare / prima dell’alba / prima del tramonto / sempre stupito / di esservi riuscito.” (La penombra).

La dimensione onirica appare parallela alla realtà, svelandone i misteri reconditi: “Entrano ed escono / dai sogni sospensioni / come interludi / i contigui opposti / pensando al contrario / a volte a me / sembra di vivere.” “Clamore di tempeste” è assalto dei flutti, mugghiar dei venti, la “rivalsa” del mare indomito: “Sono presente / alla rappresentazione dell’assenza / e sono invaso dai silenzi / eredità aliena che soccorre / capace di dissimulare / i cori dell’odio / clamore di tempeste.”

Spiccano espressioni di notevole densità poetica: “Per una volta / ci ha pensato il cuore / a raccontare / quel passaggio di vele / dal mare al cielo: / una sorpresa / l’amore del bianco / col celeste” (Una passione); “C’è il giorno / dell’alba triste / con l’eccesso di male / la luce pallida / soffre di tempesta / l’arcobaleno non nasce / diventato un arco di lagrime.” (L’eccesso di male).

La speranza si accende anche per un solo istante di vita autentica: “Può bastare / un frammento di felicità / come un viatico / ci coglie la speranza / che possa ritornare / è questo / il senso della vita.” (Un viatico). Interessante è questa metafora del mare: “Noi che amiamo il mare / e lo conosciamo / lo rispettiamo e lo temiamo / come un malato di sindrome bipolare / ti sa coinvolgere (nel giusto torpore) / con un’aria di festa / ti può travolgere / con una tempesta.” (Noi e il mare). Ugualmente, il fatto di “punire le stelle” per “la colpa di essere troppo belle” è un’altra allegoria suggestiva: “Oggi è il giorno / il più triste e disadorno / nel quale gli dei dell’Olimpo in riunione / hanno preso la grave decisione / per la colpa di essere troppo belle / hanno deciso di punire le stelle / con il consueto abuso di potere / il cielo che vede le sue stelle piangere / attonito e smarrito ha una fortuna / ed è anche la sua consolazione / gli è rimasto il chiaro di luna / se chi governa il mondo / cerca da noi l’assoluzione / per una volta facciamo girotondo.” (L’assoluzione).

L’autore sembra comprendere il dramma che aleggia sugli abissi della vicenda umana: “Per il fiore / che prova a crescere / in una terra senza vita / il paradiso è necessario / nell’epilogo del buio / di un pensiero / lontano dagli angeli / c’è un posto per quel fiore.” (Il fiore).

Significativa è tale definizione del mito: “La speranza / è una figura immaginaria / somiglia al mito / la storia raccontata / e mai dimostrata / contesa tra i due mondi / il reale e l’irreale.” (Il mito).

La pace è una mèta ambita per cui si anela a quiete e tenerezza: “La riva / dopo la tempesta / l’anima / che raggiunge la sua pace / il tempo / la sua quiete.” (La riva).

L’epilogo per un individuo in questa “vicissitudine sospesa” è l’essere anestetizzati da ogni emozione di fronte allo spettacolo meraviglioso del creato: “L’epilogo è / quando / di fronte all’alba / non ti viene più niente / da pensare / e se ne accorge / il mare.” (L’epilogo).

Gianfranco Jacobellis si avvale del suo estro artistico – fantasista del mare -, per contemplarne lo splendore ineffabile e suggerirne il fascino arcano, nella sua indomita ebbrezza selvaggia: “Nato da un’invenzione / e da una poesia / anche un po’ irreale / il fantasista del mare / misura il tempo / contando le onde / pensa alle nuvole / come a sculture d’aria / libero nel suo vivere / da inesistente / ama la libertà / che non conosce gli orizzonti.” (Il fantasista del mare).

Recensione
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