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Il fiore della poesia colombiana d’oggi

La poesia sudamericana si caratterizza per il suo realismo carnale, l’affabulazione della prosaica vicissitudine dei giorni, della sanguigna lotta per la vita, della virulenta protesta del dolore contro il male. Gli accenti dei poeti colombiani sono densi di pathos che attingono dal magma interiore, declinati attraverso le vivaci sfumature della calda lingua spagnola: “Io serbo segreti, madre, / che mi uccidono. / Questa fugacità / è un modo di nominarli: / tanto desiderio di tutto / e il nulla già così dentro.” (Segreti di Fàtima Vèlez). Spiccano intuizioni folgoranti ed espressioni incisive: “La poesia, come un’arma, mi difendeva da me.”; “Signore, ti dirò la verità: ti abbiamo creato a nostra immagine e somiglianza, [non alla tua], come la radio, la guerra e la scrittura. “ (Diario inedito di Fredy Yezzed).

L’amore ha l’impatto crudo dei corpi che si svelano l’uno all’altro nell’amplesso, laddove il calore umano discioglie distese gelate di sofferenza: “Maga fatta di luce / Di conchiglie e coralli sottomarini / Devo diventare acqua / Per sottrarre ogni sostanza delatrice? / Pendolo / Tra i golfi delle tue mani / E l’ombra imprecisa del tuo albero / Muoio / E divento ente tridimensionale / Per i tuoi occhi / Tu sai che lì / Nell’assenza di peso sonora del tuo fiume / I miei presentimenti / Diventano note musicali / Che convergono con la corrente sudaticcia del / Tuo bosco.”(Winston Morales). La dimensione domestica è il pane quotidiano dell’ispirazione artistica:”Tornare a casa / All’abitudine di un piatto messo in tempo sulla tavola / Degli odori caldi d’inverno che invadono la cucina / Di un letto che custodisce l’impronta del mio corpo nelle lenzuola stese / Di una poltrona che dondola l’assenza delle mie mani quando / sistemo la mia vita tra le ossa / Architettura fatta di fango ed erba fresca / Tornare a casa dopo ore di volo su un oceano di / distanze non misurate / Di aver percorso marciapiedi, di aver guardato vetrine / Di una salmastra brezza appiccicata alle ciglia / Una voce si ripete nel saluto nel richiamo / Caldo tono di rimpianto e di stupore / Musica tessuta a mano, giorno dopo giorno / e un corpo di pane inumidito nel ricordo.” (Luisa Fernanda Trujllo).

La sofferenza è un grido acuto che stride come un corvo solitario dall’abisso, proteso verso il cielo: “Non scorsero lacrime per le tue miserie. / Non trovasti le parole per chiedere perdono / o per concederlo. / Il vento soffiava contro il volto / e il mare vedeva passare un funerale dopo l’altro. / Scorreva sangue dappertutto / e non potesti scrivere sul tuo cuore bucato. / Con la voce rinchiusa bisbigliasti: / come parlare delle tue intime miserie / se fuori ci sono occhi che guardano / con le loro bocche aperte verso il cielo?”. (Monologo di Cassandra di Luz Mary Giraldo)

La potenza demiurgica della poesia sembra non riuscire mai a pareggiare i conti con un’ostica realtà di trincea; “Tornare più e più volte su quanto è stato scritto, / che duro mestiere. / Un verso, un tono, una parola, / il senso di una strofa, / qualcosa ci manca, / qualcosa che opponga una ragione / al vano sforzo di vivere. / E il lavoro diventa un impossibile. / Come dare forma / a quanto vi si sottrae senza sosta? / In che modo ottenere che tanto lavoro / porti da qualche parte? / Il mestiere non sufficiente. / Indicibile è ciò che la poesia conia / fuori dalla sua bilancia.” (Mestiere).

“il fiore della poesia colombiana” nasce sull’asfalto della strada di tutti i giorni, consumato dai passi affannati della gente che lotta per contrapporre all’oscura forza della morte che sempre incombe - incarnandosi nel dramma delle guerre e della corruzione politica -, l’energia positiva della vita, nella sua dialettica incessante di bene e male, luce e tenebre, nella sua irrisolta dicotomia che contende lo spazio al respiro di cielo dell’anima: “In un paese con massacri / è necessario dormire con la luce accesa. / Si lasci anche sul comodino un bicchiere d’acqua. / Toglie la sete alle anime che anelano all’eternità. / Molti scalpelleranno sopra l’acqua il loro epitaffio. / Con parole al vento innalzeranno una cattedrale tempestosa. / Le parole di acqua e di vento sono più facili da maneggiare / che le parole di pietra.” (Àlvaro Miranda).

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