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Il mio Sud

Il mio Sud è un’elegia appassionata della propria terra, “amara e bella”, come recitava in una celebre canzone Domenico Modugno.

Così, la Lucania è croce e delizia, dall’irresistibile seduzione, con quel mare rutilante di meraviglie e di azzurre ebbrezze, con il paesaggio ridente e le tradizioni che ivi si perpetuano, nonostante le ferite del passato (“di una Lucania sfruttata | dal bieco oppressore”, quando imperversava il brigantaggio) e del tempo presente: “Lunga è la discesa dolce è il fluire | nel lento scorrere dei tuoi fiumi | che ti accompagnano | prima di adagiarsi al seno | nel brillio diamantato | del tuo mare trasparente. | Lucania, | dai tuoi monti, Santuari e vallate, | il tuo cuore verde si apre | allo stupore del viandante | come al turista sognante. | Verdeggianti distese, uliveti argentati | e caldi raggi dorati | racchiusi nelle tue spighe di grano | ondeggianti al vento. | Lucania: | terra forgiata dal duro e continuo lavoro | dei tuoi contadini dai volti scolpiti, | retaggio di antica fatica. | Permeata nella tua magica spiritualità | racchiusa nel tuo scrigno di fede, | riverbero di generazioni che furono.” (Lucania). Questa regione, che fu una colonia greca, custodisce la sacralità di una memoria illustre, che la vide popolata di eroi, “prepotenti e tiranni”, di “gente avvezza alla fatica e al sudore”, culla di una nobile civiltà: “Quest’angolo di mare | che più di ogni altra parte del mondo | mi sorride, | m’avvolge in sogni | cullandomi fra civiltà e popoli | con velieri andati | sulle onde del tempo | d’antica storia.” (Eppur mi sorride). Allora, Taranto rifulge ancora degli antichi fasti della Magna Grecia: “…di storia e cultura | capitale nel tempo di civiltà Magna Grecia, | famosa nel mondo per i tuoi ori sognanti. | Nelle viscere tue continue scoperte: | nel sogno… ombre e luci | di gesta passate nell’immota loro sacralità. | (…) Palazzi austeri e cieli di storia | sempre specchianti nelle azzurre acque | di un mare splendente, | (…) Taras nel segno di Nettuno | con il suo tridente a cavallo di un delfino, | nel tempo perpetua popoli e civiltà, | nella storia infinita della sua immortalità.” (Taras, Città eterna).

Anche l’incantevole tavoliere delle Puglie brilla in tutto il suo generoso splendore, che si spande tra terra e mare: “Terra ridente | baciata dal sole | arcobaleno di mille colori | in verdeggianti distese | e ulivi argentati | con messe di grano | e vigneti calienti. | (…) Splendidi orizzonti | in cartolina riflessa: | mare incontaminato | fra note di gabbiani | e cieli azzurri | di luce e calore.” (Puglia).

Un soffuso lirismo permea la celebrazione delle bellezze della natura, così feconda nell’oro delle sue bionde spighe ed inebriante di colori, odori e sapori: “Dall’alto guardi il tuo mare azzurro | dal sole baciato, | invaso ormai da gente da ogni dove veniente. | Terra di ulivi e spighe dorate | in avvolgenti profumi di odori e sapori.” (Pistoicos).

Il Paese natio s’affaccia allo sguardo del lettore in uno stupore estatico, in cui l’anima specchia il suo anelito all’infinito: “Dal tuo Belvedere silente | la mia vista spazia ad ammirare calde aurore | inseguire rossi tramonti | e tutt’intorno il silenzio della natura | e gli echi ovattati di un passato di storia e di tradizioni. | Nel mentre l’anima mia in libero volo | rispecchiarsi vuole sul lago marino | del piccolo mare vicino.” (Paese natio).

Gli atavici mestieri legati alla terra conservano, intatto, tutto il loro prezioso fascino, come l’atmosfera trepidante che avvolge il “rito” della bacchiatura: “Nel cielo terso, di cobalto | si fonde l’argenteo degli ulivi | dai rami ormai alleggeriti. | (…) Corteo di gente in paziente attesa | nell’atavico rito di una frangitura allegra. | Copioso sgorga quel biondo prezioso, | ammirato lo sguardo del villico laborioso. | Sprizza l’allegria nel via vai di felicità, | stanche le emozioni pregnanti di odori, | nel pieno sapore di vital semplicità.” (La bacchiatura). Pure il viaggio sugli antichi vagoni, sospesi tra cielo e mare, tramanda un’immutabile suggestione: “Corre il fischio | sui binari del mio sud | fra cielo e mare, | nell’abbraccio di una natura spumeggiante.” (Il viaggio, Binari del mio sud).

In questo omaggio al Sud, sulla scia di Quasimodo che ne fu cantore originale e acuto, non poteva mancare la citazione di Napoli, città esuberante e chiassosa, calorosa e colorita, dai mille volti, in cui rifrange la sua tumultuosa vitalità: “Policromia e fantasia, | spumeggia la vita | nella città del sole e dell’amore. | Passione e ardore con spine nel cuore | narrano storie di dolorosi retaggi | in compagnia di un Pulcinella in allegria | maschera di malinconia. | Avvolgente il suo mare limpido e brillante | con corollario isole d’incanto | ed il Vesuvio che dall’alto guarda | degli astanti il volto, | ammirare questa terra | così splendida e sognante.” (Napoli è).

Antonio Bicchierri, in questa minuta raccolta in versi, modula l’incantesimo malioso del “[suo] Sud”, attraverso suggestive vibrazioni liriche, ebbre della fragranza dolce-amara della sua terra.

Recensione
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