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Il pomeriggio di un fauno e altre poesie

Questa selezione antologica permette di riscoprire un autore francese illustre come Mallarmé, nella purezza adamantina del verso. Nelle sue poesie si celebra una sorta di estetismo mistico: “Invano! L’Azzurro trionfa e io sento che canta / Nelle campane. Anima mia, si è fatto voce per / Impaurirci di più con la sua vittoria malvagia, / E dal vivo metallo esce in azzurri angelus! / Si infila nella bruma, antico e attraversa / La tua nativa agonia come una spada sicura: / Dove fuggire dalla rivolta inutile e perversa? / La mia ossessione. L’Azzurro! L’azzurro! L’azzurro! L’azzurro!”

Un’ebbrezza estatica di evasione, come i “raptus” di Rimbaud, assale il poeta: “La carne è triste, ahimé! E ho letto tutti i libri, / Fuggire! laggiù Fuggire! Sento gli uccelli ebbri / Di stare fra la schiuma sconosciuta e i cieli! / Nulla, neppure vecchi giardini specchiati dagli occhi, / Fermerà questo cuore che al mare protende. / (…) Partirò! Barca che culli la tua alberatura, / alza l’àncora per una natura esotica!” (Brezza marina).

Il pomeriggio di un fauno è un’egloga che vede il protagonista assorto nella sua visione, intento a rievocare le ninfe che ha rapito e il cui ricordo sfugge, avvolto dalla nebbia del sonno: “Quelle ninfe, io le voglio eternare, / Così chiaro è il loro lieve incarnato, che volteggia nell’aria / Assopita di sonni profondi. / Amai un sogno?” La memoria è intrisa di voluttuosa sensualità: “Il mio crimine, è avere, lieto di vincere quelle paure / Insidiose, divisa la ciocca scarmigliata / Di baci che gli dei serbavano così bene mischiati; / Finché, appena andavo a nascondere un riso ardente / Sotto le sinuosità felici d’una sola (reggendo / Con un dito, affinché il suo candore di piuma / si tingesse al turbamento della sorella che s’infiamma, / La piccola, ingenua, che nemmeno arrossiva:) / Dalle mie braccia, disfatte da vaghi trapassi, / La piccola preda, per sempre ingrata, si liberava / Senza pietà del singhiozzo di cui ero ancora ebbro.”

Immagini sublimi e delicate, a suggerire tutto l’amore, ornano la poesia Altro ventaglio della Signorina Mallarmé: “O sognatrice, perché io m’immerga / Nella pura delizia senza cammino / Sappi, con sottile malizia, / serbare la mia ala nella tua mano. / Una freschezza di crepuscolo / Dal prigioniero colpo viene / E a ogni battito l’orizzonte / Delicatamente allontana. / Vertigine! Ecco fremere / Lo spazio come un grande bacio / Folle perché invano fiorisce / Non può sgorgare né placarsi. / Senti il fiero paradiso / come un riso sepolto / Fluire dall’angolo della tua bocca / Nelle pieghe unanimi accolto! / È scettro delle rive rosa / Stagnanti nelle sere d’oro, / Bianco volo chiuso che posi / Sul fuoco d’un braccialetto.”

Il corteggiamento è gioco raffinato che indulge al vezzo: “Tutt’a un tratto e come per gioco / Signorina che voleste / Udire rivelarsi un poco / Le armonie dei miei vari flauti / Mi pare che questo saggio / Tentato davanti ad un paesaggio / Ha del buono solo quando l’ho smesso / Per guardarvi nel viso / Sì questo vano soffio che ho / Escluso al limite estremo / Con la mia rattrappita mano / Manca di mezzi se imita / Il vostro naturalissimo e chiaro / Riso di bambina che l’aria incanta.” (Foglio d’album).

L’epifania della ballerina che fa la sua apparizione davanti agli astanti sconvolge i parametri consueti: “Non le folate senza motivo / Come ad occupare la strada / Capelli in volo fuggitivo; / Ma una ballerina di colpo apparsa / turbine di mussolina o / Furore di spume scompigliato / Che solleva col suo ginocchio / Proprio quella di cui vivevamo / Per tutto, fuorché lui, insistito / Spirituale, ebbra ed immobile / Fulminare con il tutù / Senz’altro proposito se non / Che il volare scherzoso della sua veste / Possa Whistler sfiorare.” (Biglietto).

Lo stile è sempre impreziosito ed aulico: “Una solitudine qualunque / Senza il cigno né la riva / Mira la sua disabitudine / alla vista che lo priva / Qui lasciai di una piccola gloria / Alta da non toccarla / Da cui molto cielo si screzia / Con gli ori del tramonto / Ma languidamente va per costa / Come un bianco abito tolto / Tale un fugace uccello che s’immerga / Esultante lì accanto / nell’onda diventata te / Tua fervida gioia nuda.” (Arietta).

Un omaggio a Vasco De Gama è Al solo pensiero di viaggiare, dove viene esaltata l’estasi del viaggio: “Al solo pensiero di viaggiare / Oltre l’India splendida e oscura / - Questo saluto sia il messaggero / Del tempo, capo che doppi a prua / come su qualche antenna bassa / Nell’immergersi con la caravella - / Schiumava sempre per divertimento / Un uccello di nuovo annunzio / Che gridava monotonamente / senza che sviasse la barra del timone / Un inutile giacimento / Notte, disperazione e gemme / Nel canto che il riso richiama / Del pallido Vasco De Gama.” (Al solo pensiero di viaggiare).

Vi sono poi monumenti funebri come Sonetto (per la vostra cara morta, il suo amico), La tomba di Edgar Poe, La tomba di Charles Baudeulaire, Tomba (nel primo anniversario della morte di Verlaine), in cui si esprime l’ammirazione incondizionata per i celebri defunti.

Questi testi, introdotti e tradotti da Pierangela Rossi, hanno il pregio di far brillare il genio artistico di Mallarmé, nella sua tornita cesellatura del verso.

Recensione
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