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Il portale

Il portale apre un varco su un mondo misterioso, nel quale s’affacciano tutte le impressioni e le emozioni. Meditazioni profonde si sposano all’efficacia icastica delle immagini e alla raffinatezza del linguaggio, in un connubio di sublime lirismo: “La visione del nostro concreto / è una impressione soggettiva / delimitata / dalla nostra possibilità sensoriale. / Nessuno / è stato creato / in un certo momento - / tutto esiste da sempre / senza tempo / in un eterno presente.” Alla base vi sono veri e propri assunti filosofici: “Un essere è un assieme / di percezioni accostate / per successione logica / Gocce / una accanto all’altra / che sviluppano uno scorrere / verso l’unica Fonte / Oppure perle in sequenza - / una collana che manifesta / ogni relativa esistenza.”

L’inquietudine esistenziale si riflette nella natura in subbuglio: “Fulmini squarciano il cielo / in questa notte di tempesta / che vibra e scuote / il battito già alterato. / Il riposo non ha spazio / e le pietre del mio vuoto / sbattono tra di loro. / Sarà così / forse / nell’ombra del dopo respiro / quando attoniti vagheremo / tra l’abbaglio e l’oscuro / con il pesante fardello / di una vita da espiare.”

Ad una sottile metafisica sono improntati gli stessi rapporti umani: “Qualcuno è entrato… / qualcuno tra me e te / in modo che la mia mano / non coprisse la tua. / Qualcuno ha divelto il tetto / ha lasciato libere le ali / di andare nel mistero. / Ora il silenzio / è abbraccio accogliente / anche se i segni / in ogni stanza / sono frasi assordanti. / Nel mio grigio ogni tanto / una luce rischiara.” L’autrice contempla ciò che la circonda, in un’estasi panica: “Ascolto solo / il silenzio dell’alba / il cantico del mare / le voci / del profondo verde. / Intuisco / i fotogrammi del sogno / le proiezioni della notte – / il vibrare dell’universo.”

Di fronte alle catastrofi naturali, al sommovimento delle forze viscerali, l’uomo ridimensiona la sua superbia, scoprendosi inerme e impotente: “Ora si è verificata la stasi / i fotogrammi si sono bloccati / il tempo è entrato / nel non tempo. Tutta l’energia / implode nella psiche / la materia mentale ribolle / in un magma remoto. / Ha scelto l’invisibile oggi / la realtà / per mutare l’onnipotenza illusoria / dell’uomo gigante / ora in ginocchio / in attesa / che il cosmo si plachi / e perdoni.”

Anche la memoria non si sottrae al potere dell’illusione: “Per interrompere il passo / nel deserto senza orizzonte / raggiungo un miraggio / e nell’oasi si rispecchiano / scene d’incontri / dove si dice tutto / quello mai detto.” Il ricordo s’impregna di sensazioni e di odori: “Tra gli abiti / è rimasto l’odore / a trascinare la mente / alla meraviglia di un tempo / a tramutare / l’aria pesante / in fine brezza marina. / Continuo a parlare / a pronunciare il tuo nome / nella presenza / assenza / necessità per dare voce al silenzio. / Un modo per dare luce / allo spazio dell’ombra – così / al limitare del nostro orizzonte / ci penetriamo.” Il passato è un miraggio nel deserto destinato presto a dissolversi: “Il passato è un luogo incantato / dove m’inoltro come Alice / tra meraviglie di scene. / Tornano abbracci / risate speranze paesaggi / fiumi di parole / che all’improvviso / ritornano polvere. / Tutto si disperde nel nulla / da dove è iniziato / e dove andrà a finire.”

Si predilige oltrepassare la soglia della realtà, trascenderla con l’immaginazione: “La complessa realtà / sbriciola il desiderio / di adeguarsi al sistema. / Nella moltitudine si perde la coerenza / meglio pervenire / al luogo incantato / dove la vastità / non ha più confini.”

L’arte è tutt’uno con la propria anima: “Sono una corda tesa / di uno strumento musicale - / imparo un suono nuovo / un ritmo che trabocca – si spezza / e confluisce / nell’oceano della memoria.”

La percezione del tempo e dello spazio è condizionata dalla visione interiore: “Così la mente capta / il bisogno del tocco / nel continuo passaggio / della notte e del giorno / entro uno spazio / delimitato dai soliti muri. / I sensi sono il senso / dell’andare senza sosta / per dare all’inconscio / la funzione di apprendere.”

Si avanza incerti, nel chiaroscuro di gioia e dolore, nella dialettica di luce e tenebre, sempre sospesi su di un abisso: “E si continua / lasciando in sospeso gli echi / di un’eredità palpitante / si entra nell’ordito / creato dal vibrare dell’essere / nella metamorfosi incessante / si appartiene ai gesti ai luoghi / ai corpi amati desiderati lasciati / alle cadute / al continuo galleggiare / ai momenti devastanti / alle risalite. / E si continua / in un fragile terreno / pronti a sprofondare.”

Indagare il mistero è segreta missione che c’investe: “La materia nasce dal fiato / che dilaga e si dirama / tra le pieghe nascoste / del nostro microcosmo / energia che si rinnova / ad ogni principio / per ritornare alla fine / nel piano a noi invisibile.”

Laura Pierdicchi con il vibrare intenso dei suoi versi sfiora la levità dei silenzi, immersi come in un regno fatato: “Attendo tra il mio sguardo e il tuo / – avvolto nell’etereo – / che l’aria rifranga un cenno / arretrato nella storia / dove la scintilla tra me e te / era fuoco d’ispirazione. Mai la materia / ardeva tra le ceneri / di un tocco antico – ma sempre / latente il desiderio / era necessità di un fondersi continuo / tra il tuo volere e il mio.”

Recensione
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