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Il talento artistico di Ermal Meta

Ermal Meta, il giovane cantante di origine albanese, naturalizzato italiano, che è stato la rivelazione di Sanremo 2017, in cui si è classificato terzo, ha fatto tappa anche nelle Marche con il suo Umano Tour: il 24 maggio si è esibito al Teatro Le Muse di Ancona, dove ha riscosso grande successo e partecipazione di pubblico; il 22 giugno è stato ospite di Musicultura allo Sferisterio di Macerata, dove tornerà il 3 settembre per un suo concerto. Ermal (= “Vento di montagna”) ha un indiscusso talento che ha dimostrato in modo evidente sul palco: si resta ammirati del pathos intenso della sua voce, soprattutto nella magistrale interpretazione di Amara Terra Mia di Domenico Modugno, per la quale si è aggiudicato il primo premio nella serata delle Cover.

Oltre a ciò, la profondità dei testi, mai banali, il linguaggio elevato e incisivo, per i quali ha meritato anche il Premio della critica Mia Martini, insieme alle melodie suggestive e gradevoli, creano un connubio artistico perfetto. Ermal, prima ancora che cantante, di cui ha avuto la consacrazione dal pubblico recentemente, è cantautore da tempi in cui non era notissimo, scrivendo per big quali Emma, Mengoni, Chiara, Renga, Patty Pravo. Inoltre, prima che cantautore è poeta: i suoi testi riecheggiano di riferimenti letterari (vedi la citazione dantesca di Beatrice in Ragazza Paradiso), s’inalberano in termini aulici e accezioni profonde, come nell’ingegnoso gioco di rime di Gravita con me. Sembra di trovarsi di fronte un moderno cavaliere provenzale, per la nobiltà d’animo, l’attitudine cortese e la raffinatezza del linguaggio. Non gli mancano poi la resa scenica e l’energia che lo incalzano a scatenarsi sul palco e a coinvolgere la platea, la quale, galvanizzata da tanto genio artistico, non può fare a meno di gridargli complimenti. Dinanzi a tale dominante estro creativo, infatti, la prima reazione è lo stupore, quindi l’ammirazione, e poi la gratitudine per un dono di sé così totale e generoso nell’arte. Se poi si considera la sua storia personale, raccontata nel singolo Vietato morire presentato a Sanremo, così come in Lettera a mio padre, si resta ancora più affascinati di come, da una triste vicissitudine - i maltrattamenti da parte della figura paterna - sia riuscito a riscattarsi in maniera così sublime, a “cambiare le stelle”, proprio come l’ha educato la madre: “e la fatica che hai dovuto fare / da un libro di odio ad insegnarmi l’amore.” Forse proprio questa sofferenza, come spesso accade per gli artisti, è il valore aggiunto, la risorsa ulteriore a cui attinge la sua ispirazione, capace di alimentare una sensibilità acuta, che sa leggere con chiaroveggenza la realtà (come dimostra anche nell’intelligenza delle interviste rilasciate) e che gli ha reso il cuore aperto e generoso ad accogliere il dolore altrui, come nella sua partecipazione alle partite del cuore, o ancora (curiosando un po’ su you tube) nella sua dedica a Stela, ragazza malata di cancro deceduta, che ora splende in cielo come una “stella”, o quella di Amara Terra mia, ai terremotati, ai giovani bullizzati, ai migranti, a tutti coloro che sono indotti da una sofferenza all’esodo da se stessi e dalle proprie consuetudini esistenziali.

A tal proposito Ermal Meta al Musicultura di Macerata, dopo aver interpretato Vietato Morire e A parte te, canzone cui ha confidato di essere particolarmente legato, al presentatore Fabrizio Frizzi che lo elogiava per il disco di platino, ha ringraziato il suo pubblico perché egli è consapevole che esso apprezza nella sua musica quei contenuti che in altrui performances pur popolari sono piuttosto carenti. Anche in questo mondo, infatti, subentra la superficialità consumistica, per cui, quando si riconosce un vero talento, non si può che restarne edificati e irresistibilmente ammaliati.

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