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Il vantaggio del dubbio

Il dubbio è premessa alla conoscenza, per cui dominano, in questi testi, meditazioni folgoranti ed incisive: “La sintesi è la definizione / ed esclude l’attesa / che è invece / il vantaggio del dubbio / colloca la vita / tra dove siamo / e dove saremo / il tempo si libera / dalla nostra clessidra / per non essere un prigioniero / per non farci conoscere / quando si allontanerà.” (Il vantaggio del dubbio). I versi si susseguono scevri di ogni punteggiatura, a seguire il flusso ininterrotto dei pensieri.

È una ricerca continua della verità: “Chi non deve scegliere / non può tradire / può vivere / trattenendo il silenzio / tra le sue mura / non so chi mi dirà / chi sono stato / l’anima mi inseguiva e mi cercava / mentre si spegneva una luce / forse dell’ultima candela / lunga come un giorno / se dilaga l’angolo di buio / conviene fermarsi.” (Tra le mura). Ci si può conoscere “parlando a noi stessi”: “Io sono e voglio appartenere / al tutto che non si può possedere / come ogni parte del mondo / partecipo all’assoluto / come i colori al paesaggio / sento di potere tutto / senza avere potere / e senza cercarlo / la nostra fragilità / è la nostra forza / parlando a noi stessi / e alla nostra quiete / proviamo a svelarci.” (Il potere).

A fronte del tessuto sociale s’indossa una maschera che allontana dall’autenticità, ma che si avverte necessaria per le convenzioni: “L’altro io è la mia maschera / metaforica e perenne / deve illustrare il ruolo che rappresentò / nel teatro virtuale / del vivere sociale / mai come ogni buon attore / interpreterò me stesso / vivrei riflesso / in una moltitudine di specchi / e sarei subito perso.” (L’altro io).

Inafferrabile è la vita: “Tutto accade prima / che riesca a pensarlo / come una stella cadente / è più veloce / di un desiderio / la vita / quando pensi di averla capita / è già fuggita.” (La stella cadente). Tutto, fin dalla nascita, sembra condizionato: “Ogni scelta / crea disuguaglianza / il minuto futuro / è un’alternativa / scegliere è un potere / che hanno già esercitato / su di te (inconsapevole) / prima che tu nascessi / hanno scelto la tua vita.” (La scelta).

La felicità è nel delicato equilibrio di forze contrapposte: “Sto ancora cercando / per replicarlo / quel giorno felice / che ha interrotto la fila / e trovato il percorso parallelo / alternativo e fascinoso / che seguendo le leggi naturali / trova le regole verso la libertà / dei sentimenti e del pensiero / il ritmo spontaneo è più virtuoso / del filosofare sul mistero / o nell’ordinare il vietare.” (Il giorno felice).

Il dubbio consente la libera scelta, anche se di fronte all’assoluto della realtà viene meno la sua ragione d’essere: “Poter scegliere rende più liberi / e il dubbio a volte è una salvezza / ed è la premessa della scelta / ma per scoprire il senso dell’esistenza / il dubbio ci è stato negato / e la ragione conferma un esito scontato / la vita deve finire è una certezza / accettarlo si deve ma senza leggerezza / ma non per scelta un dubbio resta / se nel dopo ci sarà l’eternità.” (Il dubbio). Possiamo apprezzare l’arguzia delle sentenze gnomiche del poeta: “La direzione dipende / da dove nasce il vento / la forza che ci governa / è virtuale / spesso casuale / sorpresa e disarmata / la vita finisce scompigliata.” (La forza virtuale).

Il mito dell’eterno ritorno di Mircea Eliade s’affaccia in Ritornare: “Quello che ci sovrasta non è immanente / è lo spazio immane che comprende il mondo / mi atterrisce ma provo a immaginare / che ci si possa confrontare / l’universo è onnicomprensivo / l’assoluto senza inizio / che non ha rapporto con il tempo / l’eternità lo cancella / e l’infinito è la poetica metafora / dello spazio e del tempo mai concluso / l’uomo (parte infinitesima) / guarda all’utopia dell’infinito / e spera nell’eternità del ritornare.”

Vi è sempre un lato oscuro che attira segretamente la bramosia: “Non riesce a comprendere / il senso del richiamo / la condizione umana / è attratta dall’ignoto / il lato oscuro / che accresce il desiderio / resta nascosta / l’altra faccia della luna.” (L’altra faccia della luna).

Si è estranei alla stessa propria storia: “Mi rende inquieto / lo straniero indefinito / che appare e dispare / in lontananza / come una nuvola terrestre / so che è virtuale / una metafora del male / ma mi metto a protezione / della casa del tempo / che custodisce la mia storia / ma la storia di oggi / non è quella di ieri / la storia di oggi / è una straniera.” (La casa della storia).

L’anima è un mistero che accompagna la vita umana: “Quando è fuori / dalla mia vita reale / che ha l’abitudine / ad essere povera / l’anima (il mio supporto metafisico) / assume le movenze di un fantasma / perché lei vive tra i fantasmi / assimilata ad esserlo / non ha natura mortale / veste col bianco delle nuvole / il più puro dei colori / danza nell’aria / insieme alla rosa dei venti / e quando è triste / diventa come la pioggia / ma è pronta / a ricreare arcobaleni / a ritrovarmi.” (L’anima e i fantasmi).

Il dubbio è il lato oscuro che alligna dietro la certezza, fino a sopraffarla: “L’argine è la verità / le parole virtuose / ormai nascoste / non sanno rivelarla / rappresentiamo l’ultima alba / come l’estrema resistenza / l’estraneità entra nel sogno / ed il dubbio diventerà / la nostra ombra.” (La nostra ombra).

La nostra è una fragilità endemica: “Ci si deve nascondere / svelarsi rende fragili / bisogna mostrare l’immagine da uno specchio / fuori c’è la vita / disordine naturale / senza malvagità / con il vento le nuvole / le parole e le azioni / il cambio di stagioni / e di emozioni / senza protezione / (noi come illusione) / siamo bolle d’anima / basta sfiorarle / per farle scomparire.” (Bolle d’anima).

Il segreto va rispettato nella sua natura sibillina: “Il segreto è un luogo ostile / è un antico errore disturbarlo / per noi vale il ritmo palese / come riconoscere che la rondine / annuncia la primavera / e il suo trasmigrare / un declinare / con precisione sovrannaturale / che manca al nostro destino / e al suo finale.” (Il luogo ostile).

Il paesaggio è capace di trasmetterci un suo messaggio attraverso il linguaggio dei segni: “Si può comunicare / senza parlare / il cielo è muto / le nuvole mutevoli / sono le sillabe / del suo messaggio / il mormorio della risacca / è il richiamo amichevole / a volte avvertimento / ed il vento / (con l’assenso / o il dissenso dei rami) / è un’orchestrale / con lo strumento a fiato / accompagna il canto / l’esperanto / che dovrebbe avvicinare / anche gli umani.” (Le voci diverse).

La verità segue la corrente mutevole di un aquilone: “Cerchi la felicità e trovi / un cerchio di colori / la verità è un aquilone / che provi a governare / ma il vento / sembra che t’irrida / inventa il volteggio e la caduta / allora apprezzi l’amicizia delle nuvole / cambiare forma è un aspetto del destino / come racconta la storia del fiore / la verità è la radice nascosta nella terra.” (L’aquilone).

Dal tentativo della conoscenza può scaturire la forza creativa o quella distruttrice: “L’inquietudine si genera / dal contrasto tra l’io / e la vita / lo scontro dialettico / tra due complessità / dal quale può nascere / la catarsi della creatività / o la dispersione di se stessi / se si confrontano / l’astrazione e la realtà / nello scontro tra opposti / può nascere l’esaltazione / o la scintilla che provoca l’incendio / e distruzione / raggi di luce o cenere.” (Raggi di luce o cenere).

Gianfranco Jacobellis scandaglia la realtà, nel suo margine di dubbio e verità, come fa L’esploratore: “Esploratore come sono / di ogni lato oscuro / sono diventato / segreto a me stesso / abituato / a spostare nuvole / mi sono bruciato / con i raggi del sole / ora ho capito / non sono pentito / ma propongo l’ombra / come soluzione.” Nell’ultima poesia ci lascia la sua eredità come in un testamento: “Nei colloqui segreti / con noi stessi / che sono continui / anche se ignorati / si parla col silenzio / ci poniamo le domande / e passa nella mente / un flusso di parole / senza suoni / che non sempre diventano pensieri / mentre sempre manca / il rapporto abituale / tra domanda e risposta / è frequente che la risposta non ci sia / e che si rimanga fedeli / all’intimo segreto che conosce / chi veramente siamo / e che tendiamo a custodire / col silenzio / il complice che non ci tradirà.” (Si parla col silenzio).

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