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La perla di Lolek

La perla di Lolek, nomignolo affettuoso con cui veniva designato familiarmente dai suoi amici il Santo Padre Giovanni Paolo II, ricostruisce la figura di questo Papa così popolare, salito presto agli onori degli altari, attraverso i momenti più incisivi che hanno costellato il suo pontificato. Nel delineare questo ritratto, si prende spunto da quella prima battuta subito dopo l’elezione, “se sbaglio, mi corriggerete”, con cui si è conquistato immediatamente la simpatia della gente, per il suo atto di disarmante umiltà (“l’umiltà di sbagliare per essere | poi corretti. Così hai cominciato.”).

Si ha la percezione della statura gigantesca della sua personalità e della vertiginosa altezza della missione cui è stato chiamato, lui, “il nomade bianco”: “l’ebreo Gesù – benedetto il popolo | eletto, dal quale, figlio, è donato – | del quale sei l’angelo, il convocato | per percorrere insieme a lui la scala, | i gradi – dalle nuvole all’abisso – | che abbiamo declinato con Abele, | più spesso con Caino, nonostante | dal gorgo spuntasse sempre una pianta.” Rivive tutta la forza dei suoi messaggi che smascherano l’ipocrisia degli iniqui sistemi economici e socio-politici, nella vigorosa denuncia contro “il carattere imperialista | sia del capitalismo liberista | quanto del collettivismo marxista”, cui oppone “il carattere rivoluzionario | dell’eucarestia, moltiplicazione | dell’Indifeso, plurale e coeso, | poesia del Condiviso.” Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di additare “il peccato sociale”, che provoca drammatiche sperequazioni tra chi possiede troppo e chi niente, le ingiustizie che non hanno alcun riguardo per il povero, sottraendosi all’“imperativo | Tuo, universale, di liberare chi a Tua immagine | è in qualche modo in catene, compresso.” La logica dell’individualismo e del consumismo sfigurano l’immagine divina dell’uomo, fissata in quell’impotenza onnipotente dell’amore crocefisso di Cristo, che è ancora, per molti, uno scandalo incompreso, tradito e ignorato: “Il consumare nel lungo periodo | rende superfluo il diritto più alto | a somigliarti per essere umani, | come Te, sovrano appeso alla croce.”

È il Papa memorabile per la lezione sulla divina misericordia – “frutto del rapporto della giustizia | con l’amore” –, di cui ha istituito la solennità, seguendo le rivelazioni della connazionale polacca Suor Faustina Kowalska. Ugualmente, preziosi e indimenticabili sono i suoi ammaestramenti sulla famiglia, oggi così in crisi (“avendo vezzeggiato la famiglia | come idea autoreferenziale, | nella barca di Pietro che tu guidi | si sono aperte falle d’egoismo”), fondamenta su cui si edifica la società, “sale nel fermento dell’umano”: “bella, necessaria, da rispettare | ogni famiglia nelle sue fatiche, | tempo da amalgamare all’orizzonte | complesso, prodigioso e quotidiano.” Infatti, esorta all’ecologia dei rapporti umani, alla purezza e indissolubilità dell’amore uomo-donna: “«Onoro la promessa», non smarrisco | l’amore che ho conosciuto sul serio, | che mi ha reso vulnerabile all’altro, | che guarisce ogni ricordo infettato. | Non mi rassegno ai modi sbrigativi | con i quali si consuma l’affetto.”

È il pontefice delle grandi riconciliazioni, comunioni, dell’abbraccio ecumenico (è rimasto nella storia l’incontro di tutte le religioni ad Assisi, “fiorisce nella tempesta la pianta | affidata allo spirito di Assisi”). È il Santo Padre capace di suscitare ardenti entusiasmi, di attirare a sé folle oceaniche di giovani e di infiammarne il cuore con ideali generosi e quell’amore di Dio fatto carne attraverso le sue illuminate parole, i suoi ampi gesti di pastore buono e premuroso: “Nella paziente costruzione del tuo | Pontificato, l’impronta mariana | e trinitaria riscaldava il cuore | a milioni di ragazzi – c’ero anch’io – | che ti venivano a incontrare, se tu | gettavi la rete, il manto regale, | vero, autentico, della paternità.” Ha anche molto sofferto Wojtyla, bersaglio di accuse, di intrighi, oggetto di travisamenti, accomunato nell’eroico martirio di una verità che si è disposti a pagare di persona con Mons. Oscar Luigi Romero, “votato al sacrificio dell’altare | riconciliato col Samaritano | mezzo morto, col Signore spezzato, | per le strade di San Salvador.” È stato vittima addirittura di una persecuzione così tangibile, come l’attentato la cui pallottola l’ha colpito all’addome, dirottata dalla mano materna della Vergine di Fatima che ne ha impedito il decorso fatale; a monte vi erano una serie di attacchi contro la sua personalità carismatica tanto scomoda: “Quante volte anche a te sarebbe stato | cucito addosso quest’abito del limite, | nomade bianco, | perché «progressista» | su questioni economico-sociali, | «reazionario» su quelle bioetiche | e morali, «pacifista» o «guerriero», | inviso nel profondo agli uni e agli altri, | per la logica dell’individuale.”

Si è fatto tesoro del suo richiamo forte (esplicitato in Dono e mistero), a riscoprire la propria identità cristiana e dignità sacerdotale, che appartiene a tutti, non soltanto ai religiosi, poiché “ciascuno è stato | riscattato a caro prezzo dal Maestro.” Il suo celebre motto, “Duc in altum!”, sostiene la Chiesa nelle navigazioni pericolose, tra acque incerte e marosi, nonostante le sue debolezze, la cui liberazione è nel coraggio del pentimento e della sincera confessione delle proprie colpe (come nello scandalo della pedofilia), poiché al timone c’è Cristo, e come Lui stesso ha promesso, “le forze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18): “Perché prendesse il largo – «Duc in altum! » | doveva bruciare in profondità | la ferita che, nella penitenza | e nell’evidenza di una richiesta | di perdono, si rende manifesta | per espellere gli umori malati | dal corpo santo della Tota pulchra.” È il Papa degli avventurosi viaggi senza confini, sulla scia dello slogan paolino, “poiché l’amore di Cristo ci spinge”: quell’urgenza missionaria lo portava in terre lontane, ad incontrare tanti volti, a stringere tante mani, a conoscere molti personaggi pubblici, anche discussi, come Fidel Castro. A tutti portava sempre la forza della verità senza compromessi, della denuncia senza mezzi termini, come di fronte agli orrendi delitti della mafia, nel riconoscimento del valore del sacrificio di una vita immolata per difendere la giustizia (“…perché l’innocenza del battesimo | viene restituita dal martirio…”).

L’autore può rievocare anche un ricordo personale di Giovanni Paolo II, nell’incontro con la comunità di S. Egidio, in cui manifesta la sua proverbiale umanità e familiarità: “Fu così che ti avvicinasti anche a noi. | Stringendoci le mani ripetesti | il ritornello. Rimasi sorpreso.”

Infine, Michele Brancale chiude la silloge con una “perla” che svela il senso misterioso del titolo, un’immagine delicata e luminosa che restituisce quella evangelica (“Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose: trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra” Mt 13,45-46), tutta la dignità e la bellezza dello scoprirsi figli di Dio, perciò partecipi della Sua stessa grandezza e splendore: “E Lolek trovò nel campo una perla | che tutto illuminava dal di dentro, | come se a toccarla si accendessero | le luci delle cose d’ogni giorno, | l’anima delle persone incontrate. | L’afferrò e si mise a camminare. | Percorsa la strada si fermò un poco | e si voltò abbracciando la distanza: | sulla strada c’erano le sue impronte”.
Recensione
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