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La Sirena

Questo poemetto è un vivido e realistico affresco di un’umanità dolente, sferzata dalla bufera della guerra, che s'affaccia dai vivaci dialoghi che s'intessono sul sottofondo spaventoso e roboante della “Sirena” che annuncia i cannoni antiaerei della Regia Marina mussoliniana: “Giro girotondo / casca il mondo / casca la terra / tutti giù per terra… / Zittite, bimbi! / Zittite! / Tre Alici a Ninì / apre Mario la piccola mano / molecole di mare… / Buone! / Il sole domani / tutti a giocaareee… / Giro girotondo / è bello il mondo…”; “qualcuno s'interroga / Fino a quando questa guerra / il Duce più non sa / già quattr’anni all’altra si stette in trincea / fortunato chi può narrare…/ e le madri: / Feroce ogni guerra / ci sarà dopo pace / pace / soltanto pace? / silenzio nero / muti monologhi / apprensione / tra le braccia i bimbi / delicato bacio / al rifugio s’è fermato il tempo / al Mar Grande / al Piccolo / lo battono bombe Kaboomkaboomkaboom...”.

In questo cupo scenario si stagliano le vicissitudini dei singoli, ciascuno con la sua storia, aspirazioni, stagioni della vita, come la protagonista Ninì, fanciulla costretta a crescere troppo in fretta in mezzo alla violenza distruttiva e ai patimenti del conflitto bellico: “Cupo il tempo / lungo / lentissimo al rifugio / smunte pregan le nonne / voce roca… / Ave, Maria, grazia plena… / Salvaci! / tanto sonno ha Luisella / il capo posa sulle gambette / non può Ninì / la borsetta stringe / attenta sta / sonnecchia il fratello studente / Roma sogna caput mundi / l'adunata col moschetto / lunghe ore / lunghissime / pensieri tristi / sospesi / a tratti nonni parlano e papà / il Duce col Führer… / I radar inglesi sono armi avanzate…”

Le battute spontanee di adulti, vecchi e bambini s'intercalano al fragore degli ordigni esplosivi, quasi come esso fosse un refrain a cui si faccia l'abitudine, mentre ci si stringe insieme per farsi coraggio e ci si scambiano impressioni e commenti, per vincere con il calore umano il gelo della paura. E intanto si pensa ai defunti rinchiusi nelle bare, al piccolo Mario “angelo ora in cielo”: “In Paradiso il tuo piccolo amico / di lì ora guarda il mondo quaggiù… / Segue Ninì il bianco carro / angeli bianchi / bianchi cavalli / lento passo / bianca è la bara / lì Mario / immobile sta / chiuso / per sempre chiuso / neppure l'ha visto un'ultima volta / Della guerra / (dice il celebrante) / di questa guerra ancor più crudele / vittima anche il piccolo Mario / angelo ora in Cielo / per noi prega nella valle di lacrime… / e a sera nel lettino / luce gli universi roteano / sempiterno il ricciolo biondo / guarda / metafisico sorriso”. Ognuno nella notte sgrana il rosario delle proprie pene: “Smorto gioco alla Peripato / Mario lassù / ignoto mondo distante / lontana Ester / (dove nessuno dice) / sfollati Annetta e Lello / mesta Luisella / (del padre nulla si sa) / solo il mare nel mutare non muta / sua bellezza non tange il male / caldo splendore tra i rami occhieggia.”

Antonietta Benagiano attraverso questo epos lirico ci tramanda il dramma della guerra – rinforzato anche dalla versione inglese – che echeggia nelle battute degli astanti, con la colorita immediatezza di una pièce teatrale: la dialettica vivace della vita che s'impone sull’inflessibile austerità della morte (“Eh sì, la storia è un incubo, sembra concludere Ninì, dal quale è impossibile risvegliarsi; un incubo che stiamo ancora sognando come nella più cupa e infrenabile delle nostre notti…” (Roberto Pasanisi).

Recensione
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