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La visita del Santo Padre a Loreto... c’ero anch’io

Quale emozione quando il Santo Padre, scendendo dal mezzo ormai a tutti familiare come “Papamobile”, osannato dal popolo dei fedeli trepidante per il suo arrivo, proprio come quando Gesù passava per le strade della Palestina in mezzo alla moltitudine festante, varcava la soglia della Piazza della Madonna e benediceva tutti, abbracciando con il suo sguardo di Pastore premuroso le sue pecorelle!

Quale fascino la celebrazione eucaristica presieduta dal Papa, quando le note del salmo divinamente cantato dalla suora del santuario lauretano si perdevano al di sopra alla maestà della Basilica, in una melodia sublime che si confondeva con quella celeste!

Il profumo dell’incenso che si spandeva sopra la folla si mescolava a quello del vento odoroso di Dio. Anche la stupenda giornata, all’ombra del manto di splendore del meraviglioso santo Francesco, vero “vangelo vivente”, come ha sottolineato il Pontefice, creava la suggestione di uno scenario ideale: il sole ci avvolgeva come un’aura di benedizione, in un abbraccio di luce che illuminava, scaldava e trasfigurava. A tratti spirava una brezza che pareva il soffio dello Spirito che accarezzava le nostre anime. Si aveva come la sensazione, nel concerto unanime delle campane e nel sole abbacinante, che la Gerusalemme terrestre e quella celeste si fondessero insieme, in un’intensa comunione di amore perenne. Per la profonda commozione vibravano le più intime fibre in un’estasi ineffabile: il cielo sembrava essere sceso sulla terra.

L’omelia del Santo Padre è stata avvincente e illuminante, offrendo spunti di profonde meditazioni, invitando a “riflettere su quel congiungimento del cielo con la terra, che è lo scopo dell’Incarnazione e della Redenzione”, come esortava il suo predecessore: “Nella crisi attuale che interessa non solo l’economia, ma vari settori della società, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo. Senza Dio l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere. Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo. Con Dio anche nei momenti difficili, di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna.” “Contemplando Maria, dobbiamo domandarci se anche noi vogliamo essere aperti al Signore, se vogliamo offrire la nostra vita perché sia una dimora per Lui; oppure se abbiamo paura che la presenza del Signore possa essere un limite alla nostra libertà, e se vogliamo riservarci una parte della nostra vita, in modo che possa appartenere solo a noi.

Ma è proprio Dio che libera la nostra libertà, la libera dalla chiusura in se stessa, dalla sete di potere, di possesso, di dominio, e la rende capace di aprirsi alla dimensione che la realizza in senso pieno: quella del dono di sé, dell’amore, che si fa servizio e condivisione.”

“Anche a questo proposito, la Santa Casa di Loreto conserva un insegnamento importante.

Come sappiamo, essa fu collocata sopra una strada. La cosa potrebbe apparire piuttosto strana: dal nostro punto di vista, infatti, la casa e la strada sembrano escludersi. In realtà, proprio in questo particolare aspetto, è custodito un messaggio singolare di questa Casa.

Essa non è una casa privata, non appartiene a una persona o a una famiglia, ma è un’abitazione aperta a tutti, che sta, per così dire, sulla strada di tutti noi. Allora, qui a Loreto, troviamo una casa che ci fa rimanere, abitare, e che nello stesso tempo ci fa camminare, ci ricorda che siamo tutti pellegrini, che dobbiamo essere sempre in cammino verso un’altra abitazione, verso la casa definitiva, verso la Città eterna, la dimora di Dio con l’umanità redenta.”

28.10.2012, p. 10

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