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Le immagini dell’aria

Questi testi di Giuliana Piovesan evocano delicate rêveries, nella levità di sfumature ed impressioni che affiorano sulla pagina come su una tela di Monet. Sono occasioni, pretesti letterari da cui scocca la scintilla della poesia, come in questa amorosa visione: “Lunghe notti ho vegliato e giorni / - e tu per mai un segno / Sciolgo amore gli ormeggi / - e la nostra storia portala con te / nell’isola senza nome e ricordo / dove si consumerà il tuo tempo / - vuoto ormai di giorni.” (L’isola). La presenza dell’amato aleggia nell’aria stessa che si respira: “Nell’ora meridiana che ci separa / questa valle non conosce il tuo passo / né il cielo l’indolenza dell’azzurro. / Eppure l’inquieta luna mi porterà / nella sera la brezza del tuo respiro.” (Preghiera). È dialettica di assenza-presenza, inquieta ricerca, contesa tra estatiche epifanie e dolorosi nascondimenti: “Nell’incerta grazia di una gemma / di te ritrovo quella che non eri / La radicella che pulsa nell’ombra / dall’umido umore risale alla linfa / (Sottili e nati già gli alberi d’inverno)” (D’inverno); “Mi sgusciavi sottile dalle mani / per lasciarmi intatta la tua forma. / (Sei colomba e sali al tuo azzurro) / Rimani piuma d’aria, sarò la tua voce.” (Rimani).

Il paesaggio è specchio del sogno assorto dell’eterno: “Mordeva vaga lo spicchio di luna / quando nell’indaco del sogno il cielo / ingoiava avido tutte le stelle –“ (Indaco); “Smarrita nell’intreccio della storia / la piuma di ligustro si librava / in un cielo ancora a noi sconosciuto… / (era sua l’ombra sottile che ora si posa).” (L’aria). Il respiro della vita è alata leggerezza che cavalca la terra: “Segui amore il graffio della vita / e la brina che si posa sull’orlo / Non soffiarci sopra, non appannarla / Apri la nota alla voce del tempo.” (Il graffio). Ogni dettaglio che non sfugge all’attenta contemplazione del poeta è come uno scrigno di cielo che custodisce un mistero ineffabile: “Risplende a filo dell’esile disegno / il punto pieno di quel ricamo / - trama dall’indicibile smalto / racchiusa nel puro cristallo del cielo / (Alla finestra il lieve azzurro dell’opale / trattiene nel suo respiro il caro segno).”

Suggestivo è questo Carpe diem variazione, un’esortazione a delibare tutta intera la coppa della vita: “Cara, non chiederti quale destino / gli dei abbiano per me e te deciso / né struggerti (non è lecito saperlo) / sulle vane cifre di Babilonia. / Conviene accettare e patire la sorte - / - l’inverno che ora flagella le onde / sulle scogliere del mare Tirreno / potrebbe essere l’ultimo voto / o avere lungo seguito nella vita. / Sii saggia, continua a mescere il tuo vino / e raccogli la speranza nel breve suo filo - / Vivi questo giorno. Mentre parliamo, / l’avido tempo è già da noi fuggito.”

Giuliana Piovesan con i suoi versi dipinge “immagini dell’aria”, appunto, nitide forme del pensiero e della fantasia incise con notevole efficacia icastica, che affiorano dalla vaghezza trasognata dell’epos lirico.

Recensione
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