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Neige pensée / Neve pensata

Queste poesie, tradotte in francese da Irène Dubœf, sono improntate alla musicalità e alla melodia del verso, proprio grazie alla lingua scelta. È la musica del silenzio tanto amato, che predilige i paesaggi invernali, con il freddo pungente, la pioggia, la presenza dal fascino enigmatico del gatto e, soprattutto, il manto candido della neve. Quest’ultima costituisce tutta la suggestione del mistero, dell’innocenza, del pudore di Dio: “J’ai imaginé la neige / L’absolu silence / de la neige, pianissimo. / Silence véritable / pas à la limite du son / comme celui de la pluie, / qui est musique, éloquence / rythme. / Cette neige / dans l’agrandissement apparent / du rêve / était géométrie / une géométrie désordonnée / riche de transmissions / de fluctuations et de sagesse. / Étendue sur la feuille du songe / la neige s’est assise, / et un flocon s’est posé / sur ma main. / Je l’ai entendu fondre, / disparaître. / Comme dans un rituel / votif je me suis / humecté derrière les oreilles. / Je me suis réjoui de la force / constructive du silence, / de l’architecture nécessaire du souffle / de la neige qui tombe / nécessairement.” (Représentations du silence).

(“Ho immaginato la neve / l’assoluto silenzio / della neve, pianissimo. / Autentico silenzio / non a limite del suono / come quello della pioggia, / che è musica, eloquenza / ritmo. / Questa neve / nell’ingrandimento apparente / del sogno / era geometria / una geometria disordinata / ricca di trasmissioni / di fluttuazioni e di saggezza. / Distesa sulla foglia del sogno / la neve si è seduta, / e un fiocco si è posato sulla mia mano. / L’ho sentito sciogliersi, / sparire. / Come in un rituale / votivo mi sono / umettato dietro le orecchie. / Mi sono rallegrato della forza / costruttiva del silenzio, / dell’architettura necessaria del soffio / della neve che cade / necessariamente.” Rappresentazioni del silenzio). Dalla quiete assorta scaturisce la suprema armonia che si fa poesia: “Mais viendra l’hiver et la douce chaleur du bois / à l’intérieur / et de cette vitre un souffle / d’air froid, un frisson. / Le silence potentiel avant le son / avant la parole, les mots lissés / du silence.” (Offrande musicale, À Sandro Boccardi).

(“Ma verrà l’inverno e il dolce calore del bosco / all’interno / e da questo vetro un soffio / di aria fredda, un brivido. / Il silenzio potenziale davanti il suono / davanti la parola, le parole levigate / del silenzio.” Offerta musicale, a Sandro Boccardi). Gli elementi della scena sono come accordi che orchestrano una composizione: “La langue change de discours / dans le vide gravé / inaccessible comme / la limite du regard / lac glacial / dans une lumière d’argent. / Emporté / vers des significations auxquelles on ne pense plus / architectures sur le néant / répété in levare / moulage de membres / disparus / dans le discours devenu regard / par groupe, à la volée: des visages.” (Stèles I).

(“La lingua cambia discorso / nel vuoto inciso / inaccessibile come / il limite dello sguardo / lago glaciale / in una luce d’argento. / Trascinato / verso significazioni alle quali non si pensa più / architetture sul niente / ripetuto in levare / calco di membra / sparite / nel discorso divenuto sguardo / per gruppo, al volo: dei visi.” Steli I). Tutto sembra un canto sommesso, ciò che caratterizza anche gli incontri e gli addii, avvolti sempre dalla sacralità del silenzio: “Avec la légèreté d’une plume / qui dans un souffle s’échappe de la main / la pluie chante pour moi / et tous les bruits / se taisent. / En spirale / d’un point à l’autre / l’horizon / s’elargit et se rétrécit. / Avec un esprit incertain / sur une matière certaine / un certain esprit / dans une certaine matière / dans l’oscillation de la feuille / le son imperceptible / du feuillage de l’arbre. / L’horizon / quitte le paysage. / Au milieu des choses comme une taupe / invisible / tu me tends la main / au revoir / au revoir / avec légèreté se dissout / chaque bruit.” (Da pacem).

(“Con la leggerezza di una piuma / che in un soffio sfugge dalla mano / la pioggia canta per me / e tutti i rumori / tacciono. / Nella spirale / da un punto all’altro / l’orizzonte / si dilata e si restringe. / Con uno spirito incerto / su una materia certa / un certo spirito / in una certa materia / nell’oscillazione della foglia / il suono impercettibile / del fogliame dell’albero. / L’orizzonte / lascia il paesaggio. / In mezzo alle cose come una talpa / invisibile / tu mi tendi la mano / arrivederci / arrivederci / con leggerezza si dissolve / ogni rumore.” Da pacem). Una presenza significativa è rivelata dagli oggetti che ne sono stati testimoni e che costellano lo scenario: “Si cette chaise a une voix, / je la retrouve en toi, / dans cette air enfumé / que je respire, / dans cet autre qui t’oublie entre les rideaux, / dans ces objects / aux faux-semblants / qui seront rangés, / au cendrier / qui sera propre… / Si cette chaise me parle, / elle me parle de toi, / et je coupe les feuilles / du petit orme, / de cette présence silencieuse, / de nouvelles feuilles apparaîtront / et l’épaisseur du silence / grandira comme un corps. / Cette chaise me parlera / dans un crissement / d’ombre.” (Notenbüchlein).

(Se questa sedia ha una voce / la ritrovo in te, / in quest’aria affumicata / che respiro / in quest’altro che ti dimentica tra le tende, / in questi oggetti / dalle apparenze ingannevoli / che saranno riposti / nel portacenere / che sarà pulito…/ Se questa sedia mi parla / mi parla di te / e io taglio le foglie / della piccola orma / di questa presenza silenziosa, / delle nuove foglie appariranno / e lo spessore del silenzio / crescerà come un corpo. / Questa sedia mi parlerà / in uno scricchiolio di ombre.”)

Amedeo Anelli modula una lirica sinfonia dallo spartito dell’osservazione delle cose che ha il passo attutito e l’incanto malioso della neve: “Ces mots derrière le miroir / le miroir des signes ils parlent à présent / des choses aimées comme les fruits / du silence des angles visibles / ils viennent à notre rencontre. / Les murs et le jour dans l’ombre complète / les routes de la liberation, les routes de l’esclavage / comme chaque matin. / Nous sommes dans le jardin des pensées / une feuille lancéolée les signale. / Le coucher du soleil étincelle et de noveau en place / comme le discours / luit soudain d’une ardente lumière. / Le silence palpable / le silence comme une forme de dessin / présente et dissimulée / et l’ombre / présage des choses à venir / paroles choses de l’esprit / e au dehors la lumière / lumière et clair-obscur / un peu plus loin / que la ligne droite luit / la rencontre.” (Dans la lumière des mots Dans l’ombre du monde, Variation I).

(“Queste parole dietro lo specchio / lo specchio dei segni parlano al presente / delle cose amate come i frutti / del silenzio degli angoli visibili / ci vengono incontro. / Le barriere e il giorno nell’ombra completa / le strade della liberazione, le strade della schiavitù / come ogni mattino. / Noi siamo nel giardino dei pensieri / una foglia lanceolata li segnala. / Il tramonto del sole scintilla e di nuovo a posto / come i discorsi / splende all’improvviso di una luce ardente. / Il silenzio palpabile / il silenzio come una forma di disegno / presente e dissimulata / e l’ombra / presagio di cose a venire / parole cose dello spirito / e al di fuori la luce / luce e chiaroscuro / un po’ più lontano / della linea destra luccica / l’incontra.” Nella luce delle parole Nell’ombra del mondo, Variazione I).

Recensione
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