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Notazioni estemporanee e varietà IV

Questo esile opuscolo offre alla lettura “notazioni estemporanee”, quali recensioni ad alcuni autori contemporanei (Salvatore Cagliola, Antonio Tiralongo, Giovanni Iurato), riflessioni sulla politica, di cui si ha una considerazione alquanto negativa per la sua collusione con la corruzione, sulla figura di Nerone che Pietro Nigro, sulla base di alcune fonti storiche, si sente giustificato a riabilitare, scagionandolo, ad esempio, dall’accusa di aver provocato l’incendio di Roma.

Le poesie hanno il nerbo e l’intensità di una coscienza lucida e di un animo nobile, come nella rappresentazione di questa scintilla creativa che dà origine all’universo, in una sorta di eziologia cosmogonica: “Millenni e mlllenni / si son fatti presente / dal nulla una potenza generò il creato, / non volontà lo spinse ma virtù. / Infinita potenza non dal volto umano / forza che travalica il tempo / figlia del fato. / Se siamo, / dov’è l’alba della nostra esistenza? / Il nostro inizio fu il nulla. / Ma l’infinito attendeva quel niente / il cui frutto sarà il tempo e la nostra vita. / (…) La forza s’introdusse nel cosmo, / poi nell’uomo, / e l’uomo divenne ciò che Lui volle. / Da Lui nacque il suo dominio / e Lui poté quel che non potemmo noi. / Lui, / materia generata dall’infinito e dal nulla.” (“M” Fratto zero=Infinito “M”=Infinito x zero).

Una sovrannaturale pace si staglia contro le asperità della vita, come una limpida sorgiva che scaturisce dalle radici dello spirito: “D’eternità si veste la tua vita, / il tuo percorso è agevole e lieve, / limpida acqua / che toglie le scorie dell’esistenza / se tu non hai il riparo / da torbide tempeste / che percuotono l’animo / del vivere terreno. / Ora un argine protegge la tua coscienza / e ti dà forza. / Dal fango d’una vita insana / emerge uno splendore, / s’irradia intorno / immergendo la realtà / in una luce nuova.” (Orizzonte perduto). Un sussulto interiore sospinge verso nuove mète di speculazione visionaria: “Vedo ombre salpare / a queste luci incerte / non so se d’alba o tramonto / d’un sole emarginato / che vacui fragori di menti / frantumano in desolanti irrisolte speranze. / E lontano / un marranzano squarcia gli addii / con spini di fichi d’india / ad una terra che muore.” (Esodo). Improntato a languida tenerezza è questo Richiamo: “Ascolta il fruscio lieve degli alberi / su cui mille volte posammo / i nostri sguardi, / e ti giungerà il lamento / che il vento / strappò alle mie labbra.” (Richiamo).

Un suggestivo lirismo, un vigore intellettuale e un dirompente pathos permeano i versi del poeta, alimentando un indiscutibile fascino: “Vedi come il mare si è ricoperto di desideri / come volano le farfalle / sui prati carichi di ricordi / un lontano lento scrutare attento / di desideri compiuti; / restata è solo la parvenza / di quella volta / immagine sfumata nel nulla / nell’attesa rassegnante dell’eternità. / Desideri incompiuti, pazzie mai risolte / scuoteranno la ricerca / di quel mondo / lontano. / Ritornerai un giorno a rivederti triste / quando la tristezza sarà bandita / per sempre. / Ritornerai, / e rimpiangerai la dolcezza della malinconia / e i soavi sogni di vicende commoventi / che ti facevano regnare su un mondo / dove esistevi tu soltanto.” (Rimpianto).

Recensione
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