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Opera omnia

In questi testi Maurizio Zanon raduna da diverse raccolte i temi fondamentali: la natura, l’amore, il tempo che passa, il sentimento religioso, la città di Venezia. Egli celebra con semplicità la vita quotidiana, nelle sue emozioni e sentimenti.

Nella sezione Perduta-mente amore la figura amata è pervasa di lirismo: “Tu che in punta di piedi / sei entrata nel mio cuore / rischiarandolo in angoli nascosti / togliendo ad essi / la polvere accumulata negli anni / sei di questo cuore / attenta domestica / padrona assoluta / che con cura / quel cuore tien pulito,” (Tu che in punta di piedi). L’amore sembra superare i confini e quindi con la hýbris porta con sé la colpa: “Dunque / il peso della condanna / t’incatena; / un amore improvviso / profondo fino alle ossa / scorre tra vene e arterie / s’è impadronito subito del cuore / un amore complice, fuori dalla norma / ed allora per i più da processare / ma che il divino più umano degli umani / ha già da tempo assolto.” (da Colpevole per amore). È mutuo scambio, alleanza sacra: “Ovunque tu sarai / io sarò. / Per quanto mi amerai / ti amerò. / L’amore, l’amore / quasi un patto d’onore.”

Il poeta abbraccia l’esistenza con entusiasmo: “Ebbene, lo ammetto: / nella stagione fiorita, / irrequieto, ho tanto amato la vita. / Ora l’inverno attendo, / i suoi bianchi silenzi aspetto: / sotto i portici canti di neve vendo.” (Rivelazione). La felicità consiste nella spensieratezza e nell’incoscienza: “Felicità sta nel non sapere / ogni passo che verrà di nostra vita / nel possedere la cecità / di fronte ai mali della terra / felicità sta negli occhi neri e così vivi / di questo bambino zingaro accanto a me per strada.” (Felicità).

La vita segue come un sottofondo di melodia da cantare poi nei versi: “Per questo tempo ho cantato / e per come l’ho pensato intensamente / con ossessione nella mia vita / nella sua eternità / Come un granello di calda sabbia nel deserto / vivo la mia manciata d’anni confuso fra tanti uomini / accompagnato da questa struggente melodia / che il tempo ancora dona non so per quanto. / Consumo così le mie malinconie / senza più troppe aspettative. / Mi salvano soltanto i ragazzi che ho a scuola / per me sempre come quei figli che non ho avuto in casa.” (Per questo tempo ho cantato). È un bene inestimabile che si confonde con la divinità stessa: “Grazie d’avermi regalato / il sole e la luna / grazie dell’aurora / e dei tramonti / grazie che m’hai concesso il pensiero! / Debbo chiamarti Dio o vita? / Mi viene da dire tutt’e due: / in fondo quanto somigli a Dio, oh Vita!”

L’incanto della natura è sempre seducente: “Una barca giace aspettando / il rematore che salga / per attraversare l’ultimo fiume / da una riva all’altra / sotto un cielo di stelle.”

Il tempo che trascorre inesorabile si riconosce nelle generazioni che s’avvicendano a scuola: “Passano i ragazzi a scuola / e con essi passa ancor più il tempo: / generazioni su generazioni si succedono / in questo centro di formazione / ove ho insegnato per anni / e ho visto la vita scorrere / in sequenze così veloci / come quando scruti dal finestrino d’un treno in corsa.” (Da Come il sole d’autunno).

Una particolare sensibilità l’autore mostra per un alunno disabile: “Ti vedo crescere, anima mia / un poco per volta / in quest’aula di tutti i giorni / la carta geografica appesa al muro / e le foto degli animali che ami. / Sei qui che con gli altri lavori / e ascolti sincero la mia voce / ed io prego per le tue fatiche / perché non sempre, sai / ti ritrovo nel gruppo in sintonia. / Vorrei poterti dare / tutto ciò che a te serve / ma so che poi fra titubanze / sforzi e qualche sconfitta / ce la farai ugualmente, ce la farai. / Concessa a te sia ogni speranza / e così sia, anima mia.” (All’alunno disabile).

Ugualmente, verso gli ultimi è la sua dedizione amorosa: “Chi ha detto che l’angelo sta nei cieli? / chi ha detto che è invisibile? / Se proprio ieri andavo via con un angelo? / L’angelo, credimi, è per le strade: / è l’emarginato, il solo / o l’ultimo che con dignità / mai piange se stesso. / L’angelo della terra / silenzioso ci narra…ci narra.”

All’amata Venezia l’autore dedica un’intera sezione: “Oasi del ricordo che ferisce / questa mia città / fatta di pietre e di acqua / così ricca di storia / dopo giorni ho rivisto e ripercorso / tra le calli affollate che son di casa / dove non ho paura di perdermi / e fra i campi ove sostano / gli alberi della mia adolescenza / che non ho dimenticato.” (Venezia). Rifulge di uno splendore millenario: “Venezia bizantina / si stende in riflessi dorati / rivivo memorie passate / su carezze d’onde / ove si posano / gondole d’opaca luce / ametiste che si confondono / con gli occhi della notte / occhi che son complici quando si parla d’amore.” Il suo fascino malioso è indicibile: “Venezia ha mille luci / e i colori dell’infinito / eterna sorgente luminosa / fulgore delle anime beate / è città perpetua di sfavillii amorosi / pietra preziosa che emana / un luccicare tenue e frequente / come brillante perfetto: / luccicosa Venezia tu mandi luce venusta / attraverso i tuoi brevi e intermittenti bagliori!” (Venezia ha mille luci).

Maurizio Zanon in quest’Opera Omnia declama la bellezza in tutte le sue sfumature, in un’elegia intensa ed elegante.

Recensione
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