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Parole ricercate (con il cuore)

Questa silloge (3° Premio Città di Pomezia 2016) condensa, pur nella sua brevità, l’intensità del pathos e il vigore delle parole, pervasa da “un’energia, / connessa all’infinito cosmico degli universi / e che richiama il nostro bambino interiore.” (Il gioco della vita).

È un fervido inno alla vita, un’ebbrezza selvaggia che cavalca questi versi: “La vita non ti chiede, / la vita arriva, / ti prende per la mano / e ti trascina; / sussurra l’impenetrabile / mormorio del cuore, / Andiamo dice / e puoi solo obbedire.” (Vita). Incisiva e suggestiva è questa definizione: “la vita è quanto di più brutale / possa accadere quando t’innamori, / può ferirti e deformarti, / farti deragliare e calpestarti col silenzio; / un acquazzone, un temporale, / l’uragano non ti avvisa / e di brutto flagella / il tenero germoglio; / il giardino del cuore / di terrore veste i suoi profumi / e in una selva di dolore / serra la rosa e il gelsomino; / ho conosciuto l’amore / e le sue derive strazianti, / ho conosciuto la bellezza / e l’angolo più buio della turpitudine.”

Ancora, l’amore per la vita resta intatto, nonostante, come un delicato fiore, sia stato squassato dalla tempesta: “Ora il mio cuore / alla Vita dice Grazie, / perché, nelle asprezze del cammino, / nulla è mai perito per la siccità; / la vita per amore ti rapisce, / e davanti al sacrato ti compensa; / completamente in ritardo, / allorché scompare la tua attesa; / lo stagno di mostri indiavolato, / dove ormeggia un duro cuneo incallito, / rivivisce con gioco e favole colorate, / che profumi liberano sulle brune ombre; / dopo tanta arsura / oggi è tornato a piovere / e sono corso / ad abbracciare il vento; / la bellezza lieve, il tepore, /che accompagna l’alito del cuore, / con gioia il mio bambino / dal sonno si è svegliato.” I primi versi evocano un passo della Sacra Scrittura: “Il tuo vestito non ti si è logorato addosso, e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni.” (Dt 8,4).

Anche l’orrore del male, se attrista e avvilisce, tuttavia non riesce a scalfire la “fondamentale bontà degli uomini”- come scriveva Anna Frank nel suo diario - e dell’esistenza stessa: “Cumuli di pensieri, timori, emozioni / macerate dal sole, come foglie / di un autunno scomposto, rottamato / da menti alterate d’inganno: / passi frettolosi di gente depressa, / schizoidi ciondolano, sparano, / in un insensato nebbioso, uccidono, / stendono polvere d’odio / sull’arte di costruire bellezza, veleno / spargono sull’inerme natura. / Foglie dorate nel prato di campo, / tepore odoroso, raggi perforanti, lampi / accompagnano il passo, cumuli / disordinati, odori, cadaveri / per le strade cittadine, autunno / scomposto di sangue innocente. / La foglia sonora – Lei e tante altre, / che canta la Vita / e che cade, riflette rumori, / paure, la strage d’autunno; / già Natale sulle vetrine, / la notte di terrore scuote, / schiaccia il cuore d’ognuno, / da Parigi al Mondo intero. / Acre odore di sangue / Insicure strade democratiche / Infausto concerto d’autunno /…gli spari il sogno non uccidono / Autunno lo carica sulle sue foglie dorate / e lo semina per l’Universo di pace, / per costruire speranza nella civiltà dell’amore.” (Autunno di sangue scomposto).

Il terrore è trasceso dalla sovrana armonia che regge l’universo: “La vita oscilla nel marasma / La terra sposta il suo asse / S’invertono i poli / Poche sono ancora le parole dell’amore / il cuore rimane infuocato d’ingiustizia / I lampi dei potenti / Impongono terrore / Ferma rimane la persona d’arte / Onesta libera vera innocente / E misura il fondo dell’abisso / In sintonia col battito del cosmo / Il brulichio degli universi / Non puoi fermarlo / Su di una vetta ogni volta più alta / Vola la retta angolare / Dell’uomo che nel gioco definisce il sogno.” (Terrore). L’autore ha la lucidità e la profezia della denuncia, come in Tempi diversi: “Vite bucate, sbrindellate, / camminano fuori sesto, / su di un sentiero pericolante; / infuocate giocano col tempo / e perditempo sbuffano infelici, / finché il vento li spazza via; / senza carezze e abbracci collaterali, / si spalancano allo spazio dell’odio / e della vendetta, con la coscienza / chiusa nel più retrivo angolo peccaminoso, / nel mentre occhi smemorati, lambiscono / il segno futile delle armi.”

L’ispirazione artistica trova spazio nell’oblìo notturno, quando ogni attività è sospesa e il proprio mondo interiore è in fermento: “Chiudo il lume sul foglio degli appunti, / dagli inferi la stanchezza / provoca forze blasfeme, / e il silenzio appare migliore compagno, / dove tornano innocenti antiche pause / cosparse di verde prato e asettico blucielo, / gli occhi nel sonno in alto rivolti / a cercare movimenti di stelle, / una sosta, e poi alzarsi e riposizionarsi nel letto, / per cullare odiosi pensieri, / perché il sonno col perdono arrivi, / nei lucidi occhi d’amore. (…) / Nelle orecchie subito brulica il ronzio / allarmato delle api operose, / - rumori di cucina, sospetti, profumi - / l’amore assalta il vuoto dell’animo: / è tardi – tempo di un giorno di festa, / che nel languore trascina le ore… / al mattino apro gli occhi / sul mistero della morte / -perché aspettare di nuovo la notte, / oggi chiudo il lume sull’endecasillabo del sogno.” (Appunti notturni).

La full-immersion nella natura suscita l’estasi poetica, come il lavacro della pioggia che lava e rigenera: “Io amico della pioggia: / bagnami, trattieni, lavami, / lasciami scorrere con te, / fino ai fianchi del cuore, / fino alla verde pianura dell’amore. / Lasciati accarezzare, / e scivola, scivola, libera il mio viso, / accompagna il sensibile impeto del vento, / che si nasconde tra una lacrima e il dolce sorriso che l’asciuga. / Luce, raggio d’autunno, / che filtri tra le foglie / di un roseto profumato, / e vestito a festa, / quasi fosse primavera, / sulla pelle risveglia la voglia di pioggia: / scivola, accarezzami, / lascia che segua il tuo lungo viaggio, / fino al bacio di un immenso meriggio, / e bagna e suda e dissetami l’anima.” (Pioggia).

I versi di Pasquale Montalto hanno il pregio della plasticità espressiva e insieme della spontaneità sincera e della chiaroveggenza intuitiva con cui si dà voce a delicati sentimenti, meditazioni folgoranti e spunti di attenta indagine della realtà attuale, la quale risulta, così, davvero intessuta di “parole ricercate con il cuore”.

Recensione
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