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Scrivi!

Scrivi!: è il monito a cui non si sottrae l'autore estone che scrive nella madrelingua russa, affascinato dalle sue suggestioni foniche e dagli echi letterari. La sua vena poetica è alimentata da un lucido realismo, dalla speculazione sociale e politica, non si astrae in slanci lirici ed idealistici o in impreziosimenti estetici, ma resta profondamente radicata alla terra. Dominano la razionalità e l'intellettualismo più che il sentimento, una saggezza matura piuttosto che un impulsivo romanticismo: “Ha scritto molto in gioventù? / - È la conversione del desiderio sessuale in energia creativa. / Ha scritto molto nell’età matura? / - È la conversione della crisi di mezz’età in energia creativa. / Ha scritto molto in vecchiaia? / - È la conversione della paura di morire in energia creativa. / Quanto scritto ha la sua spiegazione col senno di poi. / A chi scrive non è dato essere intelligente prima del tempo. / Puoi non scrivere appieno. / Ma non scrivere affatto è impossibile.”

La scrittura è un'urgenza che scaturisce dalla ferita virulenta della vita: “se i versi talora possono presagire il futuro, occorre dargli più spesso tale possibilità. è comparso un pensiero – scrivi! ti è venuta un'idea – scrivi! hai provato una nuova sensazione – scrivi! all’improvviso una poesia diventerà la tua stella guida”. La poesia s'incarna nel ritmo prosastico dei dialoghi dal vivo, nelle battute sagaci e argute, nell’osservazione attenta e ironica del reale.

Igor' Kotjuck esprime nella sua poetica la passione per l'esistenza indagata in tutti i suoi aspetti, nella sua dialettica di luce e tenebre, nel chiaroscuro di bene e male, nelle sfumature che digradano dall’eccesso al tenue, aderendo all'osservazione fedele della realtà, senza orpelli letterari o infingimenti retorici, bensì nella sua scabrosa nudità: “uno vorrebbe vivere una vita intera / ma i desideri non coincidono con le possibilità / è così sempre, è così in tutto / esce / anzi porta / in strada il suo corpo / per fare i suoi giri / l'aria fresca colpisce il volto / gli occhi osservano le ultime foglie cadute / i pedoni or ora usciranno dalle rive dei marciapiedi / passano a grande velocità le automobili / i chioschi vendono caramelle e notizie / osservare il mondo circostante diventa causa primaria del passeggiare.”

Recensione
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