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Ciò che caratterizza la poesia di Maria Rosa Ugento è la levità delle emozioni e delle rêveries poetiche. I versi sono inframmezzati da disegni evanescenti che suggeriscono l’atmosfera sospesa del sogno. Sono “visioni” di un’infanzia felice: “Per una bimba | dal vestitino azzurro | col fiocco tra i capelli, | nel sonno favole | della mente | e luci dell’alba. | Echi di canzoni | abbracciavano le stelle | e ammantavano la notte.” (L’improbabile festa). Tutto il rimpianto di un passato mitico perduto trapela in Storia indecifrata: “Passato il tempo | di immaginare | montagne, | visitabili in sogno. | E stenta | anche, deluso | nel ricordo, | il sole d’inverno | a riflettersi | su antichi vetri.” Si ha nostalgia soprattutto della dimensione affettiva “di bimba | che non trova | braccia tese | a stringerla forte.” (L’ultima illusione). L’utopia è come un’oasi idilliaca “nel deserto della realtà”: “l’isola dell’impossibile, | incontro | di alberi millenari.” L’evasione poetica nasce dalla divina armonia del silenzio, dalla nuda intimità dell’anima: “Nascono le voci della tua montagna | da alti silenzi | per diventare versi. | (…) Per te | parla oggi così | quella parte | di me | che non teme | la morte.” Delicate sono le immagini che designano un legame profondo e tenace, che neppure la morte è in grado di spezzare: “Ti accoglierò | - se tornerai - | levando festoni | dal profondo: | già pronti | i tappeti | nel cielo.” (Vivo tu). L’amore è un dolce arpeggiare delle più intime fibre, in una sinfonia unanime: “Ogni particella | fremeva | nel nostro corpo | fino all’ultima | pagina. | (…) Sotto il velo | ovattato, | pulsano i colori | della reciproca offerta.” (I colori più veri). Il sogno dell’amore assoluto, nella fermezza del credo della poesia, non si spegne: “Niente più | che noi due | liberi | da metamorfosi | forzate. | (…) E solo per te | ritornerò fanciulla | col vento in mano | nel luogo | del primo incontro | in un canto perpetuo.” (Senza tempo). È un sentimento cosmico, di fusione panica con l’universo: “Contano i mesi | se gli universi esplodono nel cosmo? | Apparentemente verso il nulla | scivolo verso di te.” (Incontro ravvicinato). L’immagine dell’amato è come una vela che solca la propria anima: “Drappeggi di vita | nello scenario | mutevole | di chi sogna. | Nell’infinita | illusione | l’eco | del vento | mi giunge | con la tua voce.” (Con la tua voce). Suggestivo è questo incontro-scontro di amore, con universi misteriosi che s’intercettano: “A distanza di anni | vedo i nostri sentieri | farsi spirali | nel tempo. | Ancorata | al tuo respiro | risorgo | incredibilmente giovane | salvata | dal linguaggio impaziente | dei tuoi occhi | cercatori | dell’oceanico incontro | nel marasma | della natura.” (Spirali in bilico).

È la contemplazione della bellezza che suscita l’ispirazione poetica: “Respirare | tra montagne | e cascate | l’azzurro di dolcezze| purificanti. | Contemplare | nuove identità di fiori | al vento | sul lago che ondeggia.” (Bellezza del tutto). In una fusione panica ci si abbraccia al creato, ci s’identifica negli elementi della natura: “Ero io, sono io nel canto dei ruscelli, | nelle serene montagne | che promettono pace, | e nell’uragano | che si ribella | sconvolto | al tuo destino.” (Ero io, sono io). È nel calore del contatto umano che si sprigiona la vita: “Nel silenzio | di mondi marini | esplode il sentimento | per magia di anime | assetate d’infinito.” (Contagio di vita). L’esistenza si gioca su due poli essenziali nella contesa quotidiana con il tempo: “Esistere, resistere: | l’impossibile | equazione col tempo.” (Trasformazione). C’è posto anche per la considerazione sulle tenebre del mondo, sui mali che “guastano | strade maestre | arpeggi d’amore” (Fiaccole spente). Mentre ci s’interroga sul “senso delle cose | spuntano | i dialoghi dell’ignoto” (I dialoghi dell’ignoto). La poesia degli affetti suscita in questa poetessa la sua massima espressività: “E ti vedo | raccogliere armonie | di rugiade | segreti di cieli | riflessi | di verità.” (Risarcimento). A svelare il significato del titolo è questa poesia in cui si esprime il “tumulto” e lo “smarrimento” dell’anima: “Nella vertigine | del cuore | sussulti | di palpiti | assordano | i silenzi. | (…) Cede | il dolce tumulto | allo smarrimento di ieri.” (Dolce tumulto). L’intimo subbuglio rischia di far deragliare dalla pienezza della vita e di gettarci nel vuoto: “Tacite melodie | di ali trasparenti | congiurano | a riportarci | al nulla” (Strappi palesi).

Ciò che più definisce la raccolta di Maria Rosa Ugento è la delicatezza del tono poetico che si sposa felicemente alla levità e alla magia delle immagini, in una sapiente alchimia, creando l’atmosfera di un lirismo soffuso che pervade l’intero corpus letterario, come in questi versi: “Chiarore vellutato | fra ombre di pini | il tuo sguardo | di cielo | (…) | Fragranze di tramonto | sfumano negli spiriti | catturano il vero.” (Come un bimbo).

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