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Questa raccolta in versi è all’insegna della poesia della bontà e della genuinità delle piccole cose, poesia degli affetti, del quotidiano, delle emozioni e delle ispirazioni religiose. “Un unico battito” percorre il tessuto lirico, appunto il palpito dell’autenticità del vivere e del sentire, che vibra dell’amore di Dio e degli uomini. Sono dediche accorate ai propri amatissimi nipoti, di cui l’autore segue con trepidazione l’evolvere della vita in tutte le sue fasi, raccomandando calorosamente l’adesione a Cristo, unica salvezza: “Mia piccola bambina | afferra la mano del tuo Gesù | e stringila perché ti dia coraggio | con la luce dei Suoi occhi | e del Suo sorriso | e poi seguilo senza timore, | Abbandonati a Lui | e Lui ti consolerà | e ti darà la Sua gioia | e veglierà come amico fedele | sui tuoi passi leggeri.” (Ascolterai la sua voce? Alla mia cara nipote Anna). È la cornice suggestiva dell’atmosfera natalizia: “Nei presepi della mia vita | seguo i tuoi occhi Maria | e il sorriso tenero e amico | che mi guida in un attimo | al tesoro del dolce Bambino; (…) | Così le mie paure affogano | nel Tuo volto di luce, | come in un lago fiorito di sponde | e rinasce un nuovo vigore.” (Attorno al presepe nasce una storia). È l’occasione festosa e solenne del battesimo della propria figlia Giovanna: “L’acqua scende su di te, | si diffonde e t’abbraccia | nel profondo dell’essere. | Dal coro degli angeli | si stacca una voce | e sembra accarezzare | la tua veste bianca | di piccola sposa.” (Battesimo di mia figlia Giovanna). O è il rito solenne e sublime della Prima Comunione della figlia Orsola, vestita d’innocenza e circondata dagli angeli del cielo, in un immaginario dialogo tra la sua anima e il suo Signore: “Io, Signore, sono ancora una bambina | che trema quando il vento | fischia tra i rami secchi. | Sono una timida foglia, | sospesa nell’aria, | che trasale ad ogni soffio, | ma sono anche un piccolo destriero | che vive sogni accesi | di fantastiche avventure. | Tu sei l’oceano incontenibile | che satura ogni vuoto, | sei la forza che fa trasalire, | sei lo Sposo che mi consola.” (Prima Comunione di mia figlia Orsola). È la dedica appassionata alla propria moglie Virginia, con cui ha condiviso il suo cammino: “E mi attardo in questo dolce tramonto, | nel tuo inenarrabile sorriso, | come in un canto che mi strappa alla noia | e donandomi pace | mi sostiene la vita. | E indugio sulla tua voce calma, | che m’accarezza in un brivido il cuore, | poi mi lascio smarrire | nei begl’occhi allegri e pietosi” (Con i tuoi occhi). La sacrale bellezza del vincolo nuziale (“Mettimi come un sigillo sul tuo braccio”, Cantico dei Cantici) viene sublimata in questa lirica: “I tuoi occhi grandi e pensosi, | i tuoi occhi luminosi e gai, | i tuoi occhi dolci e arresi, | i tuoi occhi teneri e sereni. | La tua mano che mi accarezza, | la tua mano sul mio viso | e quel tuo sorriso | dolce e insondabile | come un mare caldo e profondo, | che mi avvolge e mi sostiene. | Nell’autunno della vita | le foglie cadono ad una ad una, | ma il tuo albero è sempre verde, | il tuo albero dove ho fatto il nido, | il tuo albero che protegge la mia vita | e che mi dà la vita | e mi culla nel vento | con il suo frusciare.” Questo amore così nobile è inferiore solo a quello di Cristo: “il nostro amore ha toccato vette | che soltanto il Suo amore, | l’amore che deriva dalla Croce, | potrebbe superare.” (La mia nuova nascita e la tua nuova maternità, Nel trapianto del rene una storia d’amore). La dedica alla figura paterna è intrisa di struggimento nostalgico nel distacco doloroso e nell’umano rimpianto della perdita: “Il giorno risplendeva | ed è giunta improvvisa la notte, | ma da anni io ti trattengo | e sento ancora sul mio capo | la tua mano calda e protettrice | e annuso il tuo profumo | e accarezzo la tua guancia virile | e mi rifugio nel ricordo | del tuo amore trattenuto | dalla tua paterna severità.” (La Sua e la tua paternità). Una sorta di dannunziana rêverie è in questa dedica alla figura materna, avvolta, nella tenerezza della sua vecchiaia, da un ameno e domestico scenario di rassicurante serenità: “Come ti piacevano | gli oleandri fioriti, | le foglie tremule dei pioppi, | i pruni selvatici | e i pittosfori in fiore, | che con il loro profumo | erano i tuoi preferiti. | (…) Mamma eri bellissima | quando mi accoglievi | sorridendo tutta | e agitando le braccia | come una bambina!” (Gli oleandri fioriti).

È la visione profetica della fede che illumina ogni evento e dà sapore all’esistenza, nella prospettiva lungimirante dell’Eternità beata: “Risorgeremo assieme, | migliaia d’anime | in un unico battito | e quella sarà una Comunione | e quella sarà una Cresima | dilatata all’infinito | in un mare eterno di allegria.” (Cresima di mio figlio Carlo).

Il rapporto con Dio è intimo e intenso, non scevro, per l’abisso che ne separa, di quella conflittualità che prelude al dialogo: “E così vedo le mie resistenze, | il mio vagare attorno a me stesso, | l’amore per il consenso degli uomini | e vorrei domandarti perdono | per questa mia squallida esistenza, | avvolta nel nascondimento | per paura di dover camminare | nel mare aperto della Tua libertà. | Vorrei, e ancora non rinasco | e resto al palo dell’indecisione | e continuo a camminare in silenzio.” (Da ora e per sempre). È il silenzio il terreno fertile in cui matura il seme dell’incontro con il Signore: “Il silenzio dell’attesa, | l’attesa della Tua presenza, | il mio sforzo e la mia impazienza | e il mio ostinato cercare. | E resto solo in questo silenzio | sempre troppo affollato; | un silenzio rincorso e carpito | ma incapace di quiete | che vanifica la pretesa | di voler io gestire il nostro incontro.” (Il silenzio dell’attesa). La divina presenza è foriera di una pienezza della vita che sboccia in virtù della Sua grazia in tutto il suo rigoglio: “Davanti a te che non mi scacci mai, | davanti al Tuo incredibile amore | che si dona in cambio del mio tradire, | e, battito per battito, | mi sospinge a percorrere la strada | che da sempre mi stai ad indicare.” (Davanti a Te).

Il giorno della mia ordinazione si accende di riverberi gioiosi dinanzi ad un mistero grande e solenne del ministero del diaconato, di fronte al quale si riconosce la propria indegnità; sentimento vinto, tuttavia, dallo slancio fiducioso di bimbo che si rifugia tra le braccia del Padre: “Signore sarò tuo servo | ma non so servire. | Sarò tuo consacrato | e la mia mente è impura. | Sono un seme piantato | che non sa marcire | per donare la vita. | Sono il tuo servo inutile | che si ribella alla croce | perché ama indugiare | in pigre fantasie. | (…) Ma sento anche il mio piccolo bambino, | che non ho mai soffocato nel cuore, | che, tremando nel buio, | cerca la Tua mano tesa, | e nella Tua dolce forza | ritrova l’aria che lo tiene in vita.”

Delicato omaggio di un figlio devoto è questo innalzato alla Mamma Celeste: “Maria, speranza mia, | madre sorella e figlia, | grazia senza fine, | donna totale, | orizzonte di vita nuova. | (…) Maria bellissima, | Maria da sempre cercata | nel volto di tutte le donne; | quelle che ho amato, | quelle che mi hanno amato.” (La tua mano nella mia).

Il tempo che inesorabile incalza è considerato come una impietosa minaccia che si placa solo nel felice approdo in Dio: “Il tempo che abbatte gli anni migliori | e ti conta i passi e piega le ossa, | questo tempo quieto ed inesorabile, | che ti ruba lentamente il respiro. | (…) Questo tempo trafitto, | questo tempo donato | (…) Questo tempo finito | che dolcemente mi deporrà | tra le braccia del mio Signore, | Signore della vita | e di quel tempo nuovo | che, spero, mi sarà dato per sempre.” (Il tempo che non m’appartiene).

La sequela Christi è esigente, impone la spoliazione totale di sé, quel prendere la propria croce, “completando ciò che manca ai patimenti di Cristo”, come scrive S. Paolo: “Ma seguirti dove? | Forse sino alla croce?! | Mi sento turbato Signore | perché ora capisco che a chi ti segue | Tu doni il sacrificio, | perché ti aiuti a salvare i fratelli | ed è per questo che chi vuole servirti | lo chiami a seguirti sino alla fine.” (Io Ti voglio servire). L’ardore missionario che vince le proprie comodità e pigrizie è in questi versi: “Non volevamo partire, | lasciare la comoda rete | il pane e il companatico, | i miseri inganni, | i dolci compromessi, | le sieste attorno a noi stessi. | No, non dovevamo partire, | attaccati ad una nuvola, | dietro ad una stella.”

Alla “sera della vita” ci si sente nudi e indifesi, si ritorna bambini, aggrappandosi al tepore materno, mentre un senso raggelante di vuoto e di solitudine ti attanaglia: “Il tuo corpo trema, si slaccia | e non sai dove aggrapparti, | non trovi più il grembiule aperto | e le mani di mamma tra i capelli, | né quelle povere stanze | che ti avvolsero i primi sguardi, | dove un alito caldo | e sere di rane e grilli | addolcivano come in un grembo | le tue irrequiete fantasie. | (…) e il tuo povero bambino | mai cresciuto, | inascoltato, | con tutte le carezze gelate addosso, | la fantasia sgonfiata | e le grida festose | marcite in bocca | come un frutto caduto | e le preghierine della sera, | che restano angeli senza ali | incapaci di giungerti alla bocca, | mentre il vuoto ti avvolge | e le membra si afflosciano mute, | insensatamente senza vita.” (La fine di una vita).

Commovente è questa sorta di rendiconto che il poeta trae rileggendo la propria vita, ormai sulla soglia del tramonto, alla luce della Parola di Dio (poesia ispirata dal Vangelo di Giovanni): “Sono dodici le ore del giorno | e tremo al poco che mi resta, | ripenso alle imprese incompiute, | l’amore non donato e non voluto, | i talenti che non ho fatto fruttare. | (…) Così nell’autunno che incede | e vuole schiudermi un gelido inverno | mi smemoro nella Sua presenza | e libero il mio passato | dai miei inutili sogni, | (…) E così lentamente Gli consegno | questa povera vita, | da me poco apprezzata | e tuttavia redenta e mutata | dal Suo inconfondibile amore.” (Le ore del giorno). Ora l’autore vive tutto dell’attesa dello Sposo: “E placo il desiderio di Te, mio Dio, | scoprendoti nel dono del passato | e alimento e ravvivo la speranza | di un abbraccio sempre atteso, | che in un eterno fiorirà | in una splendida vita.” (Le sue orme e la mia storia).

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