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Voci di confine

Muoversi lungo il confine è arte raffinata e delicata, perché vuol dire restare ai margini dell’essere, là dove si sospende sull’abisso del nulla, in limine al silenzio: ”…Eccolo là… il confine / dove si vede e non si vede / dove si sente e / non si tocca… s’intuisce / ma non si afferra… / non è che un parallelo sulla / curva dell’infinito… /…Eccolo qua… il confine / questa paura elettrica… un / filo tra il visibile e / l’invisibile… tra / il cielo del mondo e / il cielo dell’abisso… / un limite d’ombra / al di là di ogni luce e / trema come un canto che / si specchia nel vivere… / si svapora nel morire… /…Eccolo qua… il confine / cauto e indeciso / spartiacque incerto tra / orizzonte e orizzonte… / dove il vento strappa / tutte le bandiere e / ogni appartenenza / non è che apolidia… /…Eccolo qua… il confine / dove l’informità tenta / un qualche movimento: / che sia un dio? / un demone? / un’ombra? / un errore della fissità? / chi lo sa!? / solo l’adesso è / l’unica verità e / l’unico confine… / un rimando teso tra / l’ignoto e il cosciente / di un qualche volontà…” (Il confine).

Si sosta sulla soglia del divino mistero, da cui ha scaturigine il nostro esistere: “…Come guardare la / mia nuda presenza /…e tremante…nella / vastità del mondo…/ prima d’aver indossato / ogni forma di vestito…/ prima di aver recitato / qualsiasi stralcio di / commedia?... /…Come poter scusare al / mio senso… la / variabile sotterranea che / mi srotola in un’infinità di / moti dell’animo… che / mi smembra in / diavolo e angelo… che / forza ad esplorare / l’incerto confine che / mi racchiude?... /…La nostra origine…/ questo nostro incerto / fragile…terribile / miracolo!...” (Come). È lo sguardo chiaroveggente del poeta, affacciato sul baratro imperscrutabile del proprio io, un mendico cui non appartiene più nulla, che ha smarrito le coordinate della vita, un recidivo ad ogni adattamento o compromesso, come si evince da questa sorta di “manifesto”: “…Il poeta è il più / povero degli umani…/ colui che non gli è / rimasto niente… tranne / un unico / solo / grande / rude occhio / per scrutare l’abisso che / abita in lui stesso… /…Il poeta è un / divorato che / nessuna belva riesce a / digerire… un virus che / nessun antibiotico / soverchiante del potere / riesce a debellare… /…Il poeta è un / rifiuto tossico che / il benpensare / Dio / ed il progresso / vogliono occultare… / poiché la verità… fedele / ad ogni abisso… ad / ogni spasmo esistenziale… è /…l’unico suo rimando fisso…/…Il poeta non è / un decoratore di celle e / di recinzioni… ma / colui che mette in atto un / piano d’evasione… che / si ubriaca di mistero e di / ogni tipo di terrore… che / osserva la morale col / suo male e col suo bene nel / vuoto di una vacua / oltrepassata dimensione… /…Il poeta è colui che / si fa scrutare dalla morte… dalla / sua inevitabile infermità… / danza con lei… il vortice / di ogni minuto… per poi / concedersi suo amante sul / precipizio dell’eternità…” (Il più povero). Il dolore estrania dalla realtà, ti segna per sempre, incide la tua mente, strazia l’anima, paralizza la vita: “…Nel dolore c’è / una barriera…/ una solitudine…/ un isolamento… un / fuoco che brucia il / tuo tempo… uno / spazio dove l’orizzonte / sembra fermarsi e / ammutolirsi per / darti il tempo di / raccogliere quel poco / che ti resta… /…Un dolore è un solco… / una ruga… nell’istinto / della tua memoria… / un salto caduto nel fosso / …una valanga che / ti viene addosso… / un sentore che sa / del tuo morire… un / pezzo di coscienza nascosta che / insiste per farsi sentire…” (Nel dolore).

La morte è l’estrema frontiera in cui sconfina la vita quando perde se stessa: “…La morte è il tuo / senso opposto… / il vuoto che / non sai riempire… / l’angolo oscuro che / tradirà il tuo vivere… /…La morte penetra il / tuo disegno…lo cancella /…ormai sei di troppo… / il tuo posto è / lasciato ad altro… / il tuo limite si spegne… ti / rovescerai completamente… nel / ciò che non è più uno stato… / (…)…La morte è / il settimo senso… quello / impalpabile e senza fiato /…l’ultima ruga del corpo / che coglie il suo / andamento contrario… è / l’ultimo avvenire… di / questo divenire… che / smette di avvenire…” (Il settimo senso). Essa è il compimento ultimo della vita: “ma poi ogni senso manca / all’appello certo… manca / e continua a mancare… / manca l’ultimo ingrediente / quello che chiude il cerchio e / completa la parabola: / “La Tua Morte… perché / una vita senza Morte / non è compiuta… manca / del suo abbandono… della / sua perdita totale… del / limite che la configura… / che la chiude e / la completa in una / forma definita…” (Manca qualcosa). L’esistenza è come evanescente ombra che danza sulla soglia dell’eternità: “…Questa vita è / un ci sono… senza mai / esserci completamente… / è un restare sulla / porta del cosciente… / sul filo inconcluso / dell’eternità… /…Ti pronunci con / un nome qualsiasi / tanto per ingannare / l’assurdità… / vuoi percepire / fino in fondo quel / sottile filo così / presente… così / instabile e irriferibile /…che… per quanto tu / lo possa incidere… il / tempo te lo berrà: / tutto d’un fiato… / tutto d’un sorso… / tutto quel tuo / spasimo di morte… che / ti fa tremare le viscere… / tutta quella tua pretesa e / insistente presenza… tutto / in una diafana goccia / di vapore… dispersa / nell’inesprimibile abisso / di un’infinità….” (Diafana goccia). È una dialettica tra presenza e assenza, tra cosmogonia e caos originario, che sprofonda nei buchi neri di un incolmabile vuoto: “…Assenza: / vuoto e assenza… / questo il progetto di / una vita che si dibatte col / corpo e con le parole… a / indagare il senso… nel / cercare il consenso… di / un ordine celeste / scaraventato sulla pagina / dell’universo… su / ogni verso progettato e / musicato sul pentagramma / dell’infinità…” (Assenza).

Struggente e improntata ad un intenso pathos è questa dedica amorosa: “…Per amarti ho / negato il cielo… poi / si è messo a piovere… / la prospettiva in me… ha / allargato il suo confine / scrivendo respiri che / sono vita… /…Per amarti mi / sono anche odiato in / ogni pezzo del giorno… / sperimentando appena / di poco… appena… che / l’invidia e la gelosia sono / un limite che ostruisce / la veduta del mondo… /…Per amarti mi / sono ucciso… per / negare ciò che non è mio… / ciò che tiene legati ogni / meta e ogni scopo… tutto… / tutto quel greve orizzonte che / pesa sulla leggerezza / della libertà interiore… / Per amarti ho / dato fuoco alla mia anima… / non è rimasta poi… che / una pura promessa… un / canto limpido… sospinto / e intonato… una voce / sul promontorio dell’abisso / che abita il mio adesso… / Per amarti ti / ho negata… trafiggendo / l’idea dell’amore… ne / ho distrutto ogni parvenza / ogni leggenda… ogni / vapore di sogno… perché / un cuore vuoto… è / la casa più immensa / che ci sia…”

Il niente è ciò che recinge tutto il pullulare della vita con la sua fitta cortina di tenebre: “…Quando la sera plana a / inghiottire il mondo… / io e il mio niente ci / facciamo compagnia… e / osserviamo il crudo-nudo / palpito degli astri… e / in questo buio colorato di / un diffuso infinito… / divampano metafore e / allegorie di pensieri… e / il mio niente mi sta a / guardare… da quel / tragitto che… non / ha mai percorso…” (Niente). La poesia è profezia di verità: “…Sì lo so… tu lo sai / che la poesia non è / un rifugio… ma / un’arma che vuole stanarti da / ogni tuo nascondiglio… / rimanendo comunque / instabile… indecisa e / lorda…perché non può / liberarsi della parola che / l’accompagna…”; “…Mio estremo guardare… / mio poeta lacerato in / una nuvola… amante / riflesso nella caduta di / un angelo muto… / la mia morte… volevo / dirti… la mia morte / la voglio meritare… / non che giunga di regalo o / di scherno… ma / come termine di / un unico soffio vitale / senza truffe cadute / dai firmamenti… / …Povera parola denudata / del falso e del vero… / lasciando inespresso il mistero… / sotto ogni falsa verità celata… / sopra ogni vera verità nascosta…”

Ammirando il mutevole scenario del mondo che si offre allo sguardo, sembra vigere la legge del “Tutto si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”: “mentre “fuori” l’universo è / uno smisurato oceano… senza / coscienza e senza volontà… / sembra tutto un grande / gioco di prestigio… dove / tutto… per esistere ha / bisogno di un continuo / trasformarsi… niente / è mai com’è!... tutto ha / movimento e mutazione / fragore e silenzio… lampo / di luce e buio profondo… un / enorme piedistallo / appoggiato in un / soffio di coscienza… /…Io sono qui… /…tu sei lì… ma / dove siamo veramente:…? /…stati d’animo nella / voragine di un attimo…” (Il piedistallo).

Bruno Balzan ha la chiaroveggenza della poesia che sa esprimere l’inconfessabile, l’indefinito, i fondali sommersi del proprio mondo interiore, una Voce di confine, appunto, da cui si affacciano mostri e fantasmi del passato, da cui si delinea una metafisica cosmogonia, da cui affiorano intuizioni e impulsi inconsci, in una sorta di scrittura automatica, dove un’irriducibile libertà di pensiero si sposa alla disinvoltura e alla raffinatezza dell’eloquio: “…Là c’è un Dio… che si ferma /…che guarda senz’occhi e / senza mani… ma / il suo amore è / di manica larga / anche se non ha cervello… / ma solo angoli di luce e di buio / sillabanti simboli e sfere… in / interminabili spazi… fra / nascita e nascita… fra / morte e morte… a / ogni voce di confine… / (…)…Quale strano poeta ha detto / che l’amore fa roteare il cosmo?... / Che l’amore è l’anima / del compendio vitale?... /…È la rabbia che / fa esistere il mondo… / la rabbia rozza… inaccessibile / scaturita dal dedalo della terra… / dall’implacabile significanza che / trapassa il concepibile…/ (…) Ti scrivo dal confine… / da un angolo di cielo… dove / la luna si mostra nuda e / si conficca al vertice dell’ignoto… / ti scrivo dal margine che tu / chiami presente o adesso… ma / è solo limite… / (…)… Ti chiamo dalla / clessidra claudicante… / dal relativo della storia… / dalla pietra filosofale… / dall’epoché sospeso… / dall’uovo dell’utero… / dall’anomalia intatta della forma… / dal cuore di una tomba / così lucida / silenziosa / arida … / dalla scossa del vacuo: / nuovo / inaccessibile nome… / quell’incisione che divide la ferita / da finito a infinito o / da infinito a morire…/(…)…Dalla prigione insaziabile dell’ego… / risuona l’eco impolverato del mondo… / come volesse pretender d’essere / soddisfatto della sua insoddisfazione… /…Rotola oltre ogni luogo la scoria / l’imitazione di ciò che cade… / come ogni autunno che cade / tra le foglie annodate alle / folate dell’aria… in / uno spazio che guarda e / cancella il libro del passato… / Tu che sei l’ombra furtiva… dove / si riflette l’infinità del creato… dove / da te trabocca l’inconveniente… / il significato che non significa… / l’epicentro da dove parte la coscienza… / che sa che ogni partenza è schiva e / vuole allontanarsi dall’origine… / Tu sai che quando si torna da un viaggio / non si è più quelli di prima… che / da un viaggio non si torna mai…”

Recensione
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