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L’analisi sul fratello cercatore manzoniano, compiuta con semplicità e brevità, costituisce, nel panorama della critica, una delle poche indagini su questo personaggio «minore». Ragguagli di natura storico-istituzionale erano stati già offerti dallo specialista Giuseppe Santarelli, così come letture compendiarie da un Maiolo o da un Silvestro da Varazze, ed una critica poetica dal Bardi. Su un impianto di rigorosa metodologia letteraria e con alcune punte di fine analisi testuali, il presente studio ne fa discendere il nucleo, intuizionale e ideologico, del romanziere. Il critico lo individua nel «dono» che il cappuccino fa della propria «minorità», portata al limite della «inutilità», fuori del cui riferimento l’operato di un Cristoforo non avrebbe senso «cappuccino» e manzoniano.

Alcuni passi del denso articolo, dalle concisioni a volte dirompenti, preludono a chiare deduzioni di ordine morale; ma implicite vi sono anche indicazioni per l’uomo «politico», che non inutilmente potrebbero essere prese in considerazione da chi compie un ufficio diverso dal questuante.

Ci sentiamo onestamente di ritenere la presente riflessione tuttora insuperata, sia in rapporto al personaggio, sia in rapporto alla sua verità, nell’ottica, tradotta narrativamente con mite potenza, manzoniana.

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