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Due docenti vicentine protagoniste di un libro di esperienze tra le due guerre
L’attualità di un racconto che si snoda nel paesaggio Altoatesino e presenta uno spaccato di storia italiana degli anni ’30 con continui riferimenti all’ambiente soprattutto umano

Tra i numerosi libri che in questo periodo di vacanze, sia pur limitate e saltuarie, ho avuto modo di "recuperare" alla mia appassionante lettura, c'è anche il volumetto Tu non fuggi mai dalla mia testa che, pubblicato recentemente dalla Casa Editrice Athesia di Bolzano, è stato premiato nella sezione narrativa della quarta edizione del Premio "Autori da scoprire - Ambientazione Alto Adige", indetto dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Le parole del titolo si riferiscono al «testo di un telegramma con il quale – si precisa nell'introduzione – un ragazzo alto atesino dichiara il suo amore a Elda Boselli, una giovane maestra mantovana, mandata alla fine degli anni '30 in Alto Adige a italianizzare quelle terre»: vi fa preciso riferimento il sottotitolo "Esperienze" di una maestra nell'Alto Adige, tra le due guerre, per ben quattro anni, dal 1935 al 1939, in tre sperdute località ove in edifici di fortuna, sotto la gestione dell'ONAIR (Opera Nazionale di Assistenza all'Italia Redenta) erano in funzione le scuole diurne - elementari, miste a più classi, rette ovviamente da un solo insegnante, nominato dopo un adeguato corso di formazione. Per molti diplomati dell'Istituto Magistrale, nella penuria di posti fissi assicurati da rari concorsi nazionali statali, questa era l'unica possibilità di occupazione; riservata a, comunque fortunati, «maestri di confine... araldi dell'italianità», con «una importante missione da compiere – precisa già nel primo dei 27 capitoli il Provveditore agli Studi di Trento durante la cerimonia di consegna degli attestati – una missione pura, eroica, lontana dagli interessi puramente materiali». E ne è sicuramente un'interprete carismatica Elda Boselli che nel 1985 e nel 2000 ha avuto la possibilità di tornare a rivedere le sue scuole di Marga di Terento, Pezzé di Luson e S. Antonio Val Giovo, incontrando oltre che suoi vecchi e affezionati alunni, anche loro nipoti negli stessi edifici scolastici ora elegantemente rinnovati nel generale benessere della regione autonoma, senza trascurare una visita alla lapide posta nel cortile del Duomo di Bressanone, un tempo cimitero, che riporta, fra i caduti della seconda guerra mondiale, anche il nome di un "impossibile" amore del tempo, Hermann Sloschek, morto in Russia. Suggestivo a questo proposito l'apparato fotografico che soprattutto nelle venti pagine finali mette a confronto passato e presente.

Il "romanzo" di Luciana Chittero Villani

Ebbene tutto questo è raccontato da Luciana Chittero Villani, insegnante vicentina di adozione (presso l'Istituto Magistrale "Fogazzaro"), nata a Sanluri in provincia di Cagliari da padre sardo e madre friulana, la cui attività letteraria, documentata da antologie poetiche e narrative, a partire dai primi anni '90, ha ottenuto ampi consensi non solo fra i lettori, ma anche in concorsi nazionali. "Tu non fuggi mai dalla mia testa", anche se appare come un'antologia di racconti brevi, è in realtà il suo primo romanzo di cui, insieme con le avvincenti avventure, colpisce il lettore lo stile vivace e incisivo che raggiunge i suoi vertici espressivi nei dialoghi, "inventati" sì, come dichiara l'autrice stessa, ma molto pertinenti alla realtà delle situazioni descritte. In effetti, come si precisa in quarta di copertina, è «una storia vera, avvincente come un romanzo» che personalmente definirei "storico", frutto anzitutto delle confidenze fattele per oltre un anno dall'anziana maestra protagonista, vissuta a Vicenza dopo il matrimonio contratto alla vigilia della seconda guerra mondiale, ma anche delle diligenti ricerche effettuate nell'Archivio Provinciale di Trento e nelle visite personali compiute presso le sedi scolastiche interessate, ottenendo la collaborazione degli stessi docenti e allievi attuali: il tutto inquadrato nel periodo storico delineato dalla bibliografia citata in appendice. «Ho composto quindi un mosaico – conclude Luciana Chittero Villani – utilizzando le tessere che man mano mi venivano fornite, colmando i vuoti e armonizzando il tutto con la mia creatività».

Attualità del racconto

Ebbene, lasciando ai lettori il piacere di scoprire direttamente il fascino di un'avventura che Elda, nonostante i gravi disagi sopportati con coraggio, generosità e autentico spirito di servizio, rivive, da protagonista in terza persona, con una certa gratificazione per i risultati conseguiti sul piano educativo, umano e sociale, preferisco evidenziare gli aspetti di attualità di questo simpatico testo narrativo.

In tempi in cui si parla e si scrive continuamente dei problemi della scuola italiana, bisognosa di ammodernamento e quindi oggetto, ai vari livelli, di progetti di riforma, in parte anche attuati o in corso di attuazione, può essere interessante la "revisione" di un passato di oltre settant'anni fa, in cui, a prescindere dalle imposizioni propagandistiche del regime fascista, risalta costantemente la sensibilità quasi "missionaria" che, insieme con l'inventiva didattica, caratterizza la protagonista Elda: aspetti che, al di là di ogni più moderna innovazione, sono alla base dell'efficienza della nostra scuola. Ed è interessante che a parlare di questi problemi non siano degli "esperti", veri o presunti, esterni, bensì delle operatrici, la protagonista Boselli e l'autrice Chittero, che si sono formate sul campo.

Ancor più attuale e illuminante lo spirito patriottico-unitario che pervade le pagine del libro, scritto, come si è evidenziato fin dall'inizio, da una vicentina, di origini sarde e friulane, su una maestra mantovana, poi vicentina, che affronta brillantemente le sue prime esperienze didattiche nella terra "redenta" del Trentino-Alto Adige. Non è una lezione da poco in un periodo in cui si discute di decentramento, speriamo solo amministrativo, di separatismo, di conflittualità anche a livello italiano e sono già iniziate le, in parte contestate, celebrazioni nazionali del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Ed Elda Boselli proprio in quegli anni in cui il regime fascista tentava di imporre la formazione italiana con la relativa lingua, lesinando gli aiuti straordinari in base alle risposte di consenso in una regione in cui era fortissima la resistenza austriacante, rappresentata soprattutto dal clero (tutte negative le figure di parroci o religiosi con cui ella viene a contatto), riuscì a conquistare la fiducia e la benevolenza dei suoi ragazzini e delle relative famiglie, tanto da essere addirittura rimpianta, quando, apprezzata anche dalle autorità scolastiche per i risultati conseguiti, veniva costretta a trasferimenti in nuove sedi da "italianizzare".

Rapporto idillico con il paesaggio altoatesino

E in questo spaccato di storia italiana degli anni ‘30 sono ricorrenti, fin dalle prime pagine, i riferimenti al paesaggio altoatesino. Già nella prima sede di servizio, Marga di Perento, «i raggi del sole al tramonto accentuavano i colori. I prati sui dossi, contrastando con l'ombra cupa dei boschi, alternavano strisce di giallo brillante a strisce di oro brunito e le cime dei monti in lontananza si coloravano di rosa». E anche quando la giovane Elda è colta dalla nostalgia di casa, ecco delle motivazioni appaganti: «Io, nonostante i disagi, sono contenta di essere venuta quassù. Mi piace la corona di montagne che ci circonda e, soprattutto, godo l'aria limpida e pura di queste giornate di ottobre; probabilmente a Quistello (il paese d'origine ndr) sono già immersi nella nebbia».

Un rapporto idillico che si coglie anche alla fine dei quattro anni di esilio, quando anche la natura sembra esprimere il clima angosciante della vigilia della seconda guerra mondiale: «Nuvole nere temporalesche si addensavano sulle cime dei monti... Sembrava che il cielo rispecchiasse l'atmosfera di turbolenza e di tensione che stava opprimendo il paese, come se un cataclisma stesse per scatenarsi da un momento all'altro».

La Domenica di Vicenza
30 agosto 2010


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