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Veniero Scarselli è autore di numerosi poemetti di grande spessore e forte suggestione – Pavana per una madre defunta, Torbidi amorosi labirinti, Piangono ancora come bambini, per citarne alcuni –, poemetti improntati a un'epicitâ angosciata e stravolta, cantata o, meglio, eruttata da un io che è sul punto di implodere e far naufragio nel più estremo pessimismo. Questa volta Scarselli si misura con una fiaba o allegoria che distesamente racconta, in chiave critico-raziocinante, la vanità degli sforzi dell'uomo per liberarsi dalla tabe del Male e attingere l'Amore Universale, un percorso di intenti virtuosi da parte di un protagonista che soltanto grazie a un intervento soprannaturale approderâ al porto della pace, ma al prezzo del proprio livellarsi al semplice vivere animale.

Non si ritrovano, in Genesis, i toni forti, risonanti su profonde corde interiors, con cui Scarselli ci aveva catturato in tante precedenti prove, qui si apprezzano, invece, la lucida narrativitâ, momenti di felice descrittivitâ e l'amaro sorriso di una affilatissima ironia.

Recensione
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