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“Tutto quel che è poesia si svolge in gioco”
J. Huizinga

Venerdì 12 dicembre 2008
Vicenza, Sala dell’arco nel Palazzo delle opere sociali
Presentazione dell'audiolibro
Gioco è il fuggire dei giorni
di Luciana Chittero Villani (Ismeca, Bologna 2008.

“La poesia, nella sua funzione originaria come fattore di giovane cultura, è nata nel gioco e come gioco. E’ un gioco consacrato, ma, pur con quella sacralità, tale gioco sfiora di continuo la zona del brio, dello scherzo e del divertimento p.143 […] nelle culture più progredite resta conservata per molto tempo ancora la situazione arcaica, in virtù della quale la forma poetica, lungi dall’essere intesa come pura soddisfazione d’un bisogno estetico, serve ad esprimere tutto ciò che sia importante o vitale nella convivenza degli uomini p. 149 ‘originale come la funzione puramente sacrale della poesia è questo altro aspetto suo: poesia come forma, cristallizzata in parole, del sempre ripetuto gioco di attrazione e di repulsione fra giovani e ragazze” J. Huizinga, Homo ludens, tr. it. C. V. Schendel, Saggio introduttivo di U. Eco, Torino, Einaudi Ed., 1973, p.151, p.143 e p. 149.

Non si lascia mai un poeta da solo, lo si accompagna sempre nel corso della sua vita poetica, perché conoscere un poeta non è mai un momento della propria vita, ma un autentico dialogo che non si esaurisce, perché sempre le parole del poeta suscitano momenti di riflessione, di piacere e di gioco e questa volta Luciana Chittero Villani…gioca.

Parlo Ancora di Luciana Chittero Villani, e avrete la bontà di ascoltare. Per dire di Lei voglio iniziare da due considerazione forti. La prima tratta dal saggio di J. Huizinga Homo ludens: “Tutto quel che è poesia si svolge in gioco” la seconda dalla stessa Chittero “La vita ha senso soltanto se giochi”. Infatti, il gioco è il grande mistero dell’uomo. Perché la vita, proprio la vita è come diceva il grande filosofo Nietzsche una tavola di eterne figure, riprende Eraclito che ben disse:” Il corso del mondo è un bambino che gioca a dadi, è il regno sovrano di un bambino “(DK 52). Proprio il gioco ci consente di entrare “l’essenza del vero” e sapere che il tempo è “ ruota” che non puoi imbrigliare. Ogni attimo, ogni pensiero, ogni cosa che fai è gioco, ma il gioco ti prende fino in fondo, ti realizza empaticamente con il mondo e a differenza della filosofia non si chiede mai “perché”, ma si lascia vivere, trascinando il tuo essere là dove questo intende andare, ma non ha cartelli di indicazione, fluisce, come eternamente fluisce il mio essere nel mondo e dà immagine a me e agli altri.

L’uomo autentico gioca, non è un giocatore che espone se stesso al rischio della perdita, quel giocatore non ci interessa, ma ci interessa invece quel coinvolgimento che ci rende tutt’uno con le cose, cioè il gioco autentico, quello dell’infanzia dell’umanità e dell’uomo progredito che sa ancora dire di sé nella poesia.

Così ferma un semaforo, avverto il mondo, ci dice Luciana Chittero, e avanza anche quando un urlo ti fa sentire che vivi, anche oltre l’angoscia del vivere, perché la grande virtù teologale è sempre lì ad attenderti: “Speranza è la luce del faro”; speranza è non fermarsi a quanto accade nel giorno tuo mortale, ma quanto avverrà nel giorno tuo immortale. Anche quando plana il silenzio sulle tombe che nessuno voleva costruire, ma ci sono e tra sassi che un tempo erano case a Erto il suono del tempo ha battuto solo un “Toc” e lì si è fermato per sempre.

Ancora Luciana Chittero non è mai paga di comprendere l’uomo anche nei suoi attimi di orrore, come nella poesia Lager. Qui la vita si è consumata senza senso apparentemente, ma in realtà aveva un grande senso, l’illusione di un dominio con “pensanti pensieri” che affossavano la vita di milioni di uomini e dove “la morte ha trionfato” là sembrava e sembra non ci sia più niente. No! Urla l’uomo vero, l’uomo che salva, No! Quel luogo non è quello della pace, la pace alberga altrove in altra vita. Dobbiamo solo avere speranza.

Già si delinea il primo grande motivo: la speranza. Spes salvi perché coloro che sacrificano l’uomo sono in un mondo buio “ davanti ad un futuro oscuro.”In nihil ab nihilo quam cito recidimus” (Nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo.)” ricorda Benedetto XVI. Ciò deriva proprio da tutti quei pensieri che illudono sul futuro, ma non hanno speranza, perché, ricordo proprio Benedetto XVI, paragrafi 21, 25 e 26 passim) dell’enciclica Spes salvi, hanno dimenticato l’uomo e hanno dimenticato la sua libertà, cioè l’opzione per il bene. Hanno ristretto l’orizzonte della speranza e non hanno riconosciuto sufficientemente la grandezza del compito dell’uomo. Non è la politica, non è la scienza che redime l’uomo. L’uomo è redento dall’amore, ma per questo ci vuole speranza, in modo che “ il sole porti ancora speranza di vita.” In ciò la poesia ha una sua precisa funzione, un suo essere per l’uomo, uomo che non deve essere distinti in maschio e femmina, perché uguale è la dignità, uguale il loro essere davanti a Dio e agli uomini. Nessuno uccida Caino, Nessuno uccida Nadia Anjuman. Però per Nadia è accaduto e l’orrore si sparse nel mondo dell’amore, perché non è vera religione, non è vera filosofia o politica quella che nel suo codice genetico ha inscritto la morte del parente e ogni uomo è mio parente.

Fin dalle origini Uomo e donna, tali li fece Dio e ognuno incontrò l’altro affinché fossero una cosa sola e dessero al mondo uomini, non homuculi fabbricati, come ben ci narra Goethe nel Faust. Ma ancora prosegue la nostra poetessa quando parla del padre venuto dal mare, ma che accompagna sulla terra la figlia imbevuta del suo significato di vivere.

Così un altro tema: il significato di vivere che discende dalla nostra personale storia, i nostri genitori, la nostra civiltà, le nostre radici, la nostra fede i anche i nostri momenti di godimento per quanto l’uomo vive a Venezia, a Torcello, a Fimon dove le sisille (rondini) lanciano bagliori nell’acqua delle ninfee nostrane, simili a quelle di Monet.

Questo significato si apre al mare infinito della vita, quello che alla fine si congiunge con il cielo e dà il valore della vita, che non può mai essere vissuta da soli:” Noi due parliamo, parliamo e ci diciamo le cento…mille cose mai dette, prima.”

Poco importa se è il padre, un uomo incontrato per caso, un marito o un figlio o il nipote che di noi poterà il ricordo. Francesco “centro dell’universo” per molti, poi lui stesso universo a sé consapevole dell’Universo.

La vita ha significato se si sa dare ad essa le sue parole e queste vengono vissute e colte e portate davanti a tutti, senza paura, ma con speranza.

In ogni luogo, in ogni dove del mondo, fermati “Ascolta il canto del vento, tra le canne (Deledda) e il rumoreggiare del mare tra i pini (D’Annunzio)… ” Fa tue le cose che incontri del creato, libera i tuoi pensieri che accendono il cuore. Sì perché è il cuore la vera sede dell’uomo, senza cuore non c’è che un’umanità stanca, vittima più che artefice dei propri raziocini. Il cuore sa andare oltre la siepe, cogliendo l’infinito, avventurandosi di là a mirare “in quei campi sconfinati i sogni” Sogni di Ditirambi, di pazienti risi, lanciati dall’arco della vita, che colpiscono il bersaglio, quando sono autentici e non si fermano nella nostra testa.

Dobbiamo salire, solo così “dimentichiamo il mondo, …perché cerchiamo l’Assoluto, la cima”

Ecco un altro tema: la ricerca dell’Assoluto. Pervade sempre la poesia di Luciana Chittero, che sa pensare nell’orizzonte umano, ma sa anche che l’uomo non può essere solo nell’orizzonte, deve elevarsi, saliere all’Assoluto, senza il quale nulla è lo stesso pensiero è perduto, perduto nella schiavitù delle cose vane, quelle del mondo. Vi deve essere la capacità discernere, di saper cogliere il bene, di dimenticare i dolori e quanto di negativo, di male ci ha coinvolto, perché è necessario che ciascuno di noi continui” con gioia il suo viaggio nella vita. “ che odora di fiori di magnolia, che inebria e fa sognare”. Lasciarsi infine andare nel Vortice per inebriarsi al suo centro pulsante e lasciar schizzare ovunque la vita, perché il Cuore di Poeta batte in ciascun uomo e più che la ragione ci dà senso e valore, perché capace d’amore, che diviene Sinfonia di Dio che è poi l’amor mundi con il quale Egli ha creato l’universo e lo ha pervaso e ne ha comandato il rispetto e l’attuazione.

Così l’ultimo tema: l’amore, in esso la vita si risolve. Deus Caritas est: ”Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” Così Giovanni I Ep. 4,16 e così prosegue: “Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio….Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.”

Così questa silloge di Luciana Chittero Villani che dobbiamo ascoltare e riascoltare, come un leggere e un rileggere, ci trasporta nella vita, nella sua vita con le note autobiografiche, e ci apre alla vita di ciascuno di noi, perché sentiamo ed avvertiamo che quanto lei vive e anche un po’ la nostra vita.

Lo stimolo a non considerare nulla come banale, inutile è, ritengo, la cifra di questa raccolta, con la quale possiamo costantemente annodare un dialogo, che è di significato della vita, ossia congiunzione di speranza e di ricerca dell’Assoluto.

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