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Le venti liriche che compongono la breve eppure intensissima raccolta di Antonietta Benagiano sono un viaggio di sogno tra le metafore e le allegorie che celano l’anima tormentata e malinconica della poetessa, sospesa tra passato e presente, tra memoria e sogno, tra paure e desideri. Potremmo quasi dire che questa raccolta è in realtà un diario poetico, un intimo interrogarsi, analizzarsi, confessarsi della nostra poetessa, che viaggia attraverso i ricordi e le speranze della propria vita, sospesa tra la ricerca della verità e la paura di raggiungerla, creando un percorso sconnesso, irto di ostacoli, sospeso come un ponte tra una realtà che non soddisfa e una speranza che non convince: l’anima non può fermare il suo cammino, eppure ha paura a percorrerlo e non ha altro che la conforti se non la visione spettacolare di una natura che sembra esserle amica. Il tormento dell’anima appare anche nello stile: i versi ritmati e frammentari sono simboli dei voli del pensiero che rapido si sposta tra idee, emozioni, sogni e paure. La ricerca di un linguaggio nuovo ed efficace, fatto di metafore e di immagini personalissime, caratterizza queste liriche che, verso dopo verso, si fanno invocazione, si tramutano in accorata preghiera per un desiderio di serenità mai esaudito.

Antonietta Benagiano riesce a coinvolgere il lettore in questo suo diario intimo: le emozioni, le ansie, le paure, le speranze della poetessa si impossessano anche di chi legge, dischiudendo al pensiero nuove prospettive, nuovi approcci alla vita e al tormento del vivere.

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