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Credo che nessun poeta, oggi, possa vantare l'agio dell'invenzione, la sapienza della scrittura, l'eleganza del verso, la soavità del ritmo, la ricchezza delle immagini e delle situazioni l'abilità d'intreccio delle evocazioni, delle fantasie, delle citazioni, delle allusioni, l'originalità delle forme di racconto poetico, quali offre l'opera di Maria Grazia Lenisa.
Se c'è una poesia che offra nel suo compresso come in ogni singolo testo un mondo alternativo rispetto a quello storico-fenornenico e anche esistenziale è proprio quello de La ragazza di Arthur... tutto vi è pura invenzione della parola, che vi è "divina" per capacità ininterrotta di far nascere situazioni, luoghi. personaggi, stagioni, visioni. C'è, in questa poesia una parte notevole d'evocazioni di giochi d'amore e di crudeltà, ma si tratta non di temi e contenuti, ma delle forme in cui più adeguatamente si traducono la sapienza e lo slancio dell'invenzione. che in tali figure si attuano con maggiore possibilità di variazione e di gioco. Non si tratta del piacere della situazione erotica ripetuta e rinnovata e moltiplicata dallo specchio inesauribile della parola, ma dell'allegoria più compiuta ed efficace della felicità creativa. Il sorriso che brivida in tutto il libro e anima le visioni, i sogni, le invenzioni, le fantasie, i colloqui con interlocutori del passato e del presente, con le immagini dei libri e quelle dei quadri, con i nomi dei miti e della storia, con gli amici in luoghi diversi del tempo e dell'Europa fantasticamente reinventata e capricciosamente rifatta spazio di avventura della parola e dell'immagine, è quello della superiorità dello stratega mai stanco e sempre pronto a ricominciare da capo a inventare, che è il poeta. C'è sì. in esso ironia sottilmente anunaliziata. ma anche intesa a rilevare nel tuorlo più netto ed efficace il potere della poesia e anche l'infinita altezza di tale concessione della scrittura di fronte a tanti poeti che si perdono nelle banali questioni di poesia civile o poesia dei sentimenti, di avanguardia o vita, di politica o ecologia (ovvero idillio, descrizione, paesaggio). Diceva, nel capitolo a Sebastiano del Piombo, il Berni. contrapponendo Michelangelo agli altri artisti contemporanei: "Tacete, unquanco, pallide viole, | liquidi cristalli e fere isnelle: | ei dice cose, voi dite parole." Si potrebbe dire lo stesso della poesia di Maria Grazia Lenisa. purché le pallide viole e tutto l'altro armamentario petrarchesco siano opportunamente sostituiti dai formulari d'uso della poesia di questi anni, con le varie mode ideologiche (di cattiva coscienza per il fatto di scrivere versi). Su tutta la versificazione d'oggi la poesia di Maria Grazia Lenisa alza lo splendido, colorato. divertente orifiamma delle sue creazioni sempre nuove, acutamente provocatorie perché sono davvero la più alta scommessa che oggi sia giocata con la possibilità di esistenza e di durata della scrittura nel crollo della storia, intesa come giustificazione di oppressione e violenze. Di questo, di tutto questo La ragazza di Arthur... è davvero il supremo riscatto, la rivincita infinita. |
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