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Credo che nessun poeta, oggi, possa vantare l'agio dell'invenzione, la sapienza della scrittura, l'eleganza del verso, la soavità del ritmo, la ricchezza delle immagini e delle situazioni l'abilità d'intreccio delle evocazioni, delle fantasie, delle citazioni, delle allusioni, l'originalità delle forme di racconto poetico, quali offre l'opera di Maria Grazia Lenisa.

Ne La ragazza di .Arthur... direi che l'invenzione inesauribile di situazioni e figure raggiunga una condizione di supremo appagamento, di mirabile equilibrio nel sorriso della piena gioia che conosce limite nel farsi parola. Più che altrove, qui le situazioni iniziali dei testi appaiono determinate da una sorta di continuata lettura dei libri e degli eventi che essi hanno già fissato o delle gallerie di quadri, affreschi, statue, libri d'ora, che hanno figurato le invenzioni dei libri: ma poi ogni volta interviene il poeta a riprendere le vicende da capo, a rimettere in moto luoghi letterari, citazioni, nozioni, forme, immagini già segnate, a rigiocare forme, colori. atti, parole, modi di essere, ed ecco, allora, per miracolo, che tutto è ripresentato nella sfolgorante novità del gioco comnpositivo, nel quale l'ironia ha avuto la funzione di cancellare ogni abitudine, ogni precedente esperienza, ogni memoria. perché tutto appaia nuovo dell'audacia della più arrischiata e pur ben governata avventura della parola.

Se c'è una poesia che offra nel suo compresso come in ogni singolo testo un mondo alternativo rispetto a quello storico-fenornenico e anche esistenziale è proprio quello de La ragazza di Arthur... tutto vi è pura invenzione della parola, che vi è "divina" per capacità ininterrotta di far nascere situazioni, luoghi. personaggi, stagioni, visioni. C'è, in questa poesia una parte notevole d'evocazioni di giochi d'amore e di crudeltà, ma si tratta non di temi e contenuti, ma delle forme in cui più adeguatamente si traducono la sapienza e lo slancio dell'invenzione. che in tali figure si attuano con maggiore possibilità di variazione e di gioco. Non si tratta del piacere della situazione erotica ripetuta e rinnovata e moltiplicata dallo specchio inesauribile della parola, ma dell'allegoria più compiuta ed efficace della felicità creativa.

Il sorriso che brivida in tutto il libro e anima le visioni, i sogni, le invenzioni, le fantasie, i colloqui con interlocutori del passato e del presente, con le immagini dei libri e quelle dei quadri, con i nomi dei miti e della storia, con gli amici in luoghi diversi del tempo e dell'Europa fantasticamente reinventata e capricciosamente rifatta spazio di avventura della parola e dell'immagine, è quello della superiorità dello stratega mai stanco e sempre pronto a ricominciare da capo a inventare, che è il poeta.

C'è sì. in esso ironia sottilmente anunaliziata. ma anche intesa a rilevare nel tuorlo più netto ed efficace il potere della poesia e anche l'infinita altezza di tale concessione della scrittura di fronte a tanti poeti che si perdono nelle banali questioni di poesia civile o poesia dei sentimenti, di avanguardia o vita, di politica o ecologia (ovvero idillio, descrizione, paesaggio).

Diceva, nel capitolo a Sebastiano del Piombo, il Berni. contrapponendo Michelangelo agli altri artisti contemporanei: "Tacete, unquanco, pallide viole, | liquidi cristalli e fere isnelle: | ei dice cose, voi dite parole." Si potrebbe dire lo stesso della poesia di Maria Grazia Lenisa. purché le pallide viole e tutto l'altro armamentario petrarchesco siano opportunamente sostituiti dai formulari d'uso della poesia di questi anni, con le varie mode ideologiche (di cattiva coscienza per il fatto di scrivere versi).

Su tutta la versificazione d'oggi la poesia di Maria Grazia Lenisa alza lo splendido, colorato. divertente orifiamma delle sue creazioni sempre nuove, acutamente provocatorie perché sono davvero la più alta scommessa che oggi sia giocata con la possibilità di esistenza e di durata della scrittura nel crollo della storia, intesa come giustificazione di oppressione e violenze.

Di questo, di tutto questo La ragazza di Arthur... è davvero il supremo riscatto, la rivincita infinita.

Recensione
La ragazza di Arthur (e altre poesie)
poesia 
Autori
Maria Grazia Lenisa
Edizione:
Bastogi Editrice Italiana
Foggia 1992

Osservazioni in margine di Alessandro Raffi - pp. 144

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Profili letterari nr.11/1992
 

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