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Il compendio dell’opera principale e più consistente di Agostino, vescovo d’Ippona, è contenuta in questi due volumi che i caratteri delle Edizioni Paoline hanno raccolto per presentare al pubblico un’opera teologica, spirituale e pastorale considerata come punto di riferimento della fede cattolica. Nella I parte sono contenuti i commenti ai Salmi 18-32-62-91-94-95-99, mentre la II parte è dedicata al commento dei Salmi 112-134-145-146-147-150. Entrambi i volumi sono corredati da Note bibliografiche sui testi e dai riferimenti della Traduzione in lingua italiana. I Commenti ai salmi di lode è un classico della spiritualità cristiana e, al tempo stesso, anche una miniera di dottrina teologica.

Un’opera nella quale sono messi in grande evidenza tutti gli aspetti della vita e della pietà cristiana che sant’Agostino fa risaltare grazie anche al suo altissimo concetto di spiritualità e di “pastore di gregge”, capace di pescare nel più profondo dei meandri dell’animo umano di chi implora pietà e misericordia fino a giungere al sommo colle di chi loda Dio e gli rende onore. “Ultimo in ordine di tempo dei Padri dell’età dell’oro” come è stato definito, sant’Agostino in quest’opera emerge con la sua personalità e con quella sua profonda cultura che ha lasciato tracce indelebili in tutta l’umanità. Nato a Tagaste in Numidia (l’attuale Algeria) il 13 novembre 354 da famiglia della media borghesia, Agostino dopo aver compiuto vita dissoluta a Cartagine, fa ritorno nella sua città natale. Insegna grammatica, poi dopo essere andato nuovamente ritorno a Cartagine, decide di recarsi a Milano dove aveva ottenuto la cattedra di retorica. Frequentando le prediche di sant’Ambrogio, vescovo di Milano, la sua vita subisce un repentino cambiamento e poco più tardi, abbandonato l’insegnamento, si ritirò nella solitudine di Cassiciaco per prepararsi al sacramento della rinascita spirituale. Ritornato poi a Tagaste e distribuiti tutti i suoi beni ai poveri, si diede alla vita monastica alla ricerca della verità e all’approfondimento della religione cristiana. Eletto vescovo d’Ippona, sant’Agostino si dedicò principalmente alla predicazione in molte chiese dell’Africa: sermoni e omelie che sono rimaste patrimonio letterario e testimonianza di fede e di rispetto delle Sacre Scritture. Nel corso dei suoi settantasei anni sant’Agostino produsse un numero impressionante di opere, da La Città di Dio a Le Confessioni, opera che costituisce un’autorequisitoria delle proprie debolezze, da De Trinitate alle Enarrationes in psalmos, l’opera più voluminosa, a cui si dedicò con particolare amore per aiutare il popolo a comprendere il significato e a scoprire la bellezza dei salmi che sapeva a memoria e cantava in chiesa. Un’opera immensa, che abbraccia il commento di tutto il Salterio. E poiché si tratta di un’opera strettamente legata alle persone, alle circostanze e all’ambiente, sant’Agostino non ha seguito l’ordine con cui i salmi sono disposti nella Bibbia ma quello a lui ispirato nel momento.

Nel rispetto del pensiero dominante che è sempre stato punto di forza dogmatico della sua vita: “La Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio, annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga…fino a che alla fine dei tempi sarà manifestato nella pienezza della sua luce”. E nel “Commento discorso” al Salmo 146, tenutosi a Cartagine tra il mese di settembre e quello di dicembre dell’anno 412, sant’Agostino ci dà anche una definizione del salmo e del perché buona cosa è il salmo. Ciò che è stato, in sostanza, il senso più compiuto dell’intera sua vita e della sua opera. “Il salmo è un cantico, non un cantico qualsiasi, ma un cantico accompagnato dal salterio. Il salterio è uno strumento musicale come la lira, la cetra e altri strumenti simili inventati per accompagnare il canto. Chi salmeggia perciò non  canta solo con la voce; ma ha con sé anche uno strumento che si chiama salterio per mezzo del quale accorda  la sua voce con l’abilità  delle mani. Vuoi dunque salmeggiare? Non sia solo la tua voce a cantare le lodi di Dio, ma alla tua voce s’accordino anche le opere…Canta dunque con la voce per stimolare l’orecchio, ma non tacere con il cuore, non tacere con la vita. Se nei tuoi affari non pensi d’ingannare, salmeggi a Dio”.

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